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Coronavirus, Africa “Nelle bidonville sarà un’ecatombe.Quarantena impossibile”

Apr 5 2020

di Affari Italiani

Il premio Nobel per la pace Mukwege: “Gli africani sono costretti ad uscire di casa per procurarsi il cibo”. A rischio la metà dei posti di lavoro


 

Il Coronavirus è ufficialmente una pandemia e non risparmia nessuno in tutto il mondo. La malattia è arrivata anche in Africa e in breve tempo ha già contagiato un sacco di persone e non ha risparmiato quasi nessuno stato. Secondo i dati diffusi ieri dal Centro di controllo delle malattie dell’Unione Africana, – si legge su Repubblica – almeno 46 Paesi africani su 54 sono stati raggiunti dalla pandemia, con un totale di quasi 5mila casi di infezione e 150 morti. I Paesi i più colpiti sono il Sudafrica con 1.280 malati, l’Algeria (584) e il Marocco con 516, seguiti da Nigeria, Senegal e Kenya. Quelli dove invece si registrano più vittime sono tutti Paesi nordafricani: l’Egitto con 41 morti, l’Algeria con 35 e il Marocco con 33.

“Temo l’ecatombe perché non abbiamo i mezzi per combatterlo e perché gli africani sono costretti a uscire di casa per procurarsi il cibo. Nessun confinamento è dunque possibile, e il Covid-19 si sta diffondendo a velocità da primato”, spiega il ginecologo Denis Mukwege, premio Nobel per la Pace nel 2018 per aver fondato un ospedale a Bukavu, nel Congo orientale, dove cura e ricuce le donne stuprate dai soldati e dai ribelli che si combattono da più di vent’anni. “A differenza di altri luoghi, qui il coronavirus s’accanirà soprattutto contro le donne, perché nei pochi ospedali disponibili, le contagiate ci andranno da sole e nessuno si occuperà di loro”.

Le previsioni Secondo Lancet, la prossima ondata di infezioni si abbatterà proprio sul Continente nero, dove – prosegue Repubblica – nella maggior parte degli ospedali mancano i ventilatori e perfino l’ossigeno. “I sistemi sanitari più fragili saranno presto sopraffatti dalla diffusione del virus, che troverà facilmente strada tra gli strati più poveri della popolazione, costretti a vivere in aree urbane sovraffollate e povere, spesso privi dei servizi di base, senza la possibilità di auto-isolarsi, senza periodi di malattia retribuiti o sistemi di sicurezza sociale”, scrive la rivista scientifica inglese. Un rapporto del Programma di sviluppo dell’Onu pubblicato ieri dimostra come il colpo socioeconomico sui Paesi in via di sviluppo sarà tale da richiedere anni per una ripresa. Al punto che nell’intero continente si potrebbe perdere quasi la metà dei posti di lavoro.

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