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The Sunday Breakfast – 25 – panoramica sui fatti globali della settimana

Apr 5 2020

a cura di Cecilia Capanna

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30 marzo – 5 aprile 2020 – di Guglielmo Rezza

ANDRÀ TUTTO BENE MA NON BENISSIMO

COVID-19 è stato spesso paragonato all’Influenza Spagnola. Effettivamente, benché si tratti di virus certamente diversi, entrambi sono influenze pandemiche che possono dare frequentemente esito a polmoniti. L’Influenza Spagnola giungeva in un momento particolarmente difficile, dopo un conflitto che aveva abbattuto Imperi e scosso le Potenze europee che sino ad allora avevano dominato il Mondo: noi non siamo passati attraverso nulla di simile, anche se volendo ricercare delle analogie possiamo effettivamente rilevare come anche noi stiamo attraversando un periodo di crisi, seppure in questo caso sia principalmente economica. Tuttavia, una menzione speciale deve essere rivolta a chi, in questo momento, ha deciso di portare il reenactment del periodo interbellico a un livello del tutto inedito, celebrando a suo modo l’entrata negli anni ’20 del XXI secolo.

UNGHERIA – TERRENO FERTILE, IL SEME GERMOGLIA

Dopo la crisi e l’epidemia giungono dunque gli autoritarismi e si ringrazia il Presidente Orban per averne dato una dimostrazione concreta: rifiutata la mozione dell’opposizione, che ingenuamente chiedeva di porre un limite temporale allo stato d’emergenza, il Presidente ha compiuto l’ultimo passo di quello che è stato invero un percorso decennale svoltosi nella sostanziale inazione dell’Unione Europea, facendosi attribuire i poteri di sciogliere l’assemblea legislativa, rinviare le elezioni e governare con decreti legge a tempo indeterminato. Il nostro Gianfranco Maselli ripercorre nel suo approfondimento tutte le tappe attraverso le quali Orbàn è riuscito ad arrivare fin qui. 👉 Noi, che forse da Orbàn dovevamo aspettarcelo

Il primo provvedimento adottato dal Presidente magiaro con i poteri conferitigli per contrastare il coronavirus è stato, secondo una logica inoppugnabile, quello di sospendere il riconoscimento del cambio di sesso per i transgender ungheresi. Le conseguenze e le limitazioni per la comunità transgender ungherese sono ovvie: non è altrettanto chiaro come questa decisione discriminatoria e arbitraria dovrebbe aiutare a contenere l’epidemia. 👉 La stretta di Orbàn contro i transgender

FILIPPINE – GLI SPARI SOPRA

Il Presidente Orban non è però l’unico a regalarci emozioni -fondamentalmente negative- in questi tempi d’epidemia. Dall’altro capo del mondo, il Presidente filippino Duterte propone per il coronavirus la stessa elaborata soluzione che già aveva applicato al problema della droga: sparare. L’ordine dato da Duterte è stato di “sparare per uccidere” contro chiunque non rispetti la quarantena nelle aree sottoposte a isolamento. È stato apprezzabile, nel contesto già teso per l’emergenza, l’intervento del capo della Polizia filippina, che in uno slancio di buon senso ha tenuto a precisare come l’ordine non verrà applicato. 👉Duterte ordina di sparare a vista a chi viola la quarantena

LIBIA – GARA ANTI-VIRUS

Il coronavirus fa la sua comparsa anche in Libia, dove è in corso la controffensiva Tempesta di Pace -sì, l’hanno chiamata “Tempesta di Pace”- di Serraj per rispondere alla prolungata offensiva di Haftar. Il virus apre un nuovo scenario di competizione per i due contendenti, ossia quello delle risposte all’epidemia. I due governi si accusano reciprocamente di diffondere il virus tra la popolazione per via della presenza di mercenari stranieri e siriani impiegati da entrambe le fazioni. È dunque iniziata la corsa per adottare le misure di quarantena più efficaci e per fornire le migliori cure ai propri seguaci e alleati, in una gara che sembra vedere avvantaggiato il generale Haftar, che al momento gode di una posizione militare più solida e di aiuti dall’estero più consistenti. 👉Coronavirus in Libia: quali rischi politici e sanitari?

UE – DA SOPHIA AD IRINI

L’Unione Europea lancia, nel frattempo, la missione Irini, volta proprio a garantire il rispetto dell’embargo sulle armi stabilito dalla risoluzione ONU del 2016. L’uso congiunto di aerei, navi e satelliti dovrebbe dunque impedire l’afflusso di armi via mare: è giusto soffermarsi quel “via mare” poiché buona parte delle armi dirette alla fazione di Haftar giungono invece via terra attraverso il poroso e desertico confine orientale del Paese e sarà pressoché impossibile, per la missione in questione, interrompere quell’afflusso. Irini avrà anche il compito di “contribuire al potenziamento delle capacità e alla formazione della guardia costiera libica e della marina militare nelle attività di contrasto in mare” e “alla distruzione del modello di business delle reti di traffico e traffico di esseri umani”. Eventuali migranti raccolti dalla missione verranno accolti in Grecia. In parole povere, la questione dei lager libici viene lasciata completamente fuori dalla risoluzione e si procede al potenziamento della guardia costiera libica, che sarà investita del compito principale di interrompere i flussi migratori. 👉Ue lancia la nuova missione nel Mediterraneo Irini: “Dovrà fermare i traffici di armi”

SIRIA – TRA ERDOGAN E PUTIN

La Libia non è l’unico scenario bellico interessato dall’arrivo di COVID-19. L’OMS aveva già espresso, con le dichiarazioni del Direttore Regionale per il Mediterraneo Orientale Ahmed Al-Mandhari, la preoccupazione per la Siria, il cui sistema sanitario, dopo 9 anni di conflitto, ha un’efficienza più che dimezzata, con a malapena il 50% degli ospedali pubblici ancora funzionanti e un gran numero di medici e operatori sanitari che hanno lasciato il Paese a causa della guerra. 👉Statement by the Regional Director Dr Ahmed Al-Mandhari on COVID-19 in the Eastern Mediterranean Region

Nel frattempo si sono interrotti dal 19 marzo i pattugliamenti congiunti di convogli russi e turchi lungo l’autostrada M4, che divide la zona sotto diretto controllo turco da quella controllata dalla polizia militare russa. I pattugliamenti congiunti erano stati decisi dopo il colloquio telefonico del 1° Aprile tra Erdogan e Putin, in quello che è stato de facto un altro passo lungo il percorso di spartizione della Siria in aree di influenza. Le difficoltà sono dovute alla presenza di gruppi di milizie ostili nell’area che hanno costretto i russi a ritirarsi dai pattugliamenti: del resto, le stesse truppe di Ankara non riescono ancora ad arrivare alla fine del percorso stabilito. 👉Siria: Ong, su autostrada Idlib pattuglie turche senza russi

ARABI IN ISRAELE – MEDICI SENZA BANDIERE

Ovviamente, tutte le notizie correlate al coronavirus hanno carattere prevalentemente tragico: tuttavia, anche nella sfortuna è possibile trovare dei segnali positivi. Vogliamo dunque riportare di quel 17% di medici arabi in Israele, come del resto un quarto degli infermieri e la metà dei farmacisti, senza i quali, a detta del quotidiano Haaretz, il sistema sanitario israeliano sarebbe già crollato. Un riconoscimento importante del ruolo irrinunciabile dei cittadini di origine araba in Israele. 👉Israele, i medici ebrei e arabi lottano insieme, 17% sono palestinesi, per ‘Haaretz’ impediscono il crollo del sistema

AFRICA – QUARANTENA IMPOSSIBILE

Rimanendo, abbastanza prevedibilmente, in tema di COVID-19, è giunto il momento di cominciare a preoccuparsi seriamente per l’Africa, che fino ad ora era rimasta abbastanza esclusa dalle cronache dell’epidemia. Sapevamo tutti che questo momento sarebbe arrivato e al momento ben 46 di 54 Paesi africani sono stati raggiunti dall’epidemia. Le preoccupazioni per il continente sono ben riassunte nelle parole del vincitore del Nobel per Pace 2018, il ginecologo congolese Denis Mukwege, che ha espresso tutta la sua preoccupazione per la diffusione che il virus potrà avere nel continente africano in cui, a causa della povertà diffusa, sarà impossibile attuare misure di quarantena. 👉Coronavirus, Africa “Nelle bidonville sarà un’ecatombe. Quarantena impossibile”

La preoccupazione per l’impossibilità di adottare le stesse misure attuate nei Paesi Occidentali è anche condivisa da figure istituzionali, quali ad esempio il Presidente del Benin Patrice Talon, che ha chiaramente affermato come il suo Paese non disponga degli stessi “mezzi dei Paesi ricchi” per far sì che la gente rimanga a casa. Gli abitanti di molti Paesi africani hanno necessità quotidiana di uscire a lavorare e procurarsi il sostentamento necessario ad arrivare alla fine della giornata e rimanere a casa significherebbe morire di fame. 👉Benin: Talon su coronavirus, paese non ha i mezzi per imporre l’isolamento

Anche il Presidente del Niger Mahamadou Issofou ha ricordato come il sistema sanitario del suo e di altri Paesi africani siano del tutto impreparati di fronte a una simile emergenza e ha ribadito la necessità di un “Piano Marshall” per l’Africa. Certo, non era necessario attendere l’arrivo del coronavirus per rendersi conto della necessità di rilanciare gli investimenti nel continente, ma adesso si è fatta più pressante che mai. 👉Coronavirus: Niger chiede piano Marshall per l’Africa

Andrà tutto bene… probabilmente

Ci fermiamo qui, grazie per l’attenzione, alla prossima settimana!

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