Sunday Breakfast

The Sunday Breakfast – 31 – panoramica sui fatti globali della settimana

Mag 17 2020

a cura di Cecilia Capanna

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11 – 17 maggio 2020 – di Guglielmo Rezza

In questo periodo ciò che avviene fuori dai confini italiani ci giunge più ovattato, soffuso. Del resto, la consapevolezza di non poter neanche lasciare la propria Regione rende il concetto di “estero” abbastanza ipotetico. È ragionevole ipotizzare che, con tutta probabilità, il resto del Mondo si trovi ancora al proprio posto, ma nell’impossibilità giuridica e -per un numero crescente di persone- economica di recarsi in un paese diverso dal proprio, bisogna limitarsi a credere in questa verità in quanto tale. Gli avvenimenti esteri vanno dunque ad occupare inevitabilmente una posizione di importanza secondaria nelle nostre menti e nei nostri notiziari.

POLVERE DI MISSILI

Per esempio, è giunto molto attutito l’impatto dei prodotti di scarto del lancio del Long March 5B, l’ultimo razzo lanciato dalla Cina, nonostante i frammenti, caduti nell’Atlantico, abbiano mancato di soli 15 minuti la città di New York. Per più dettagli su quella che potrebbe la trama di un accettabile film d’azione -suvvia, si tratta pur sempre di detriti incandescenti che colpiscono la Terra- l’articolo di Gianfranco Maselli 👉 Polvere di missili, Cina e USA in gara per il primato

COVID-19 PREFERISCE I PAESI PIÙ SVILUPPATI?

Giungono in maniera più frammentaria anche le notizie dei contagi stessi da coronavirus, se questi non si verificano nello spazio a noi geograficamente e culturalmente più prossimo. Così COVID-19 sembra imperversare nelle zone più sviluppate del globo, trascurando i Paesi in via di sviluppo. Se il coronavirus si stesse semplicemente allineando a quel già troppo vastamente diffuso sentimento di indifferenza verso le aree meno ricche del nostro Pianeta non gliene faremmo certo una colpa, ma la realtà è ben più complessa e ce la spiega Marlene Simonini 👉 Conteggio e contagi: perchè sembra che il virus stia preferendo le zone più sviluppate del globo

NON UN GRAN MOMENTO PER L’UNGHERIA

Non si può invece rinfacciare ai nostri mezzi d’informazione di aver taciuto sulle recenti vicende istituzionali ungheresi poiché, pur a fronte di poche notizie dall’Ungheria, gli avvenimenti hanno ricevuto adeguata copertura mediatica. Al contrario, la reazione europea è stata particolarmente pigra, distratta, quasi evanescente, almeno fino al dibattito svoltosi nella giornata di giovedì. Nel corso del dibattito tenutosi al Parlamento Europeo, la maggioranza degli eurodeputati che vi hanno preso parte ha infatti affermato che le misure adottate dall’Ungheria non rispettano i criteri UE e ha  invitato il Consiglio ad avviare la procedura prescritta dall’articolo 7. Degna di nota la reazione dell’eurodeputato ungherese Andor Deli, di Fidesz, che ha provato a rimandare al mittente le accuse di non democraticità per via dell’assenza di molti eurodeputati al dibattito.

Tuttavia, volendo credere alle ultime dichiarazioni di Orban, la vicenda potrebbe anche migliorare da sola: il premier ungherese, in visita in Serbia da Vucic, ha infatti affermato che con la fine dello stato di emergenza pandemica e dunque a breve, restituirà al Parlamenti i poteri straordinari a lui concessi.

La democrazia ungherese è giovane e non profondamente consolidata ed è importante che i pieni poteri non rimangano eccessivamente a lungo in mano a un primo ministro già troppo potente.

MIGRANTI MARCHIATI. SÌ, ESATTAMENTE

Rimangono invece avvolti in una fitta nebbia di mancata copertura informativa e apparente assenza di qualsivoglia stato di diritto i fatti che si svolgono al confine tra la frontiera croata e bosniaca nei pressi di Bihac e Velika Kladusa. Lungo quello che trent’anni fa era un fronte di battaglia e dove ancora oggi rimangono zone minate, gli agenti croati danno oggi la caccia ai migranti che riescono a passare il confine: l’ultima trovata delle forze dell’ordine che pattugliano i confini dell’Unione Europea, già accusate in passato di percosse e trattamenti disumani, sembra essere quella di marchiare i migranti.

IRINI IN DIFFICOLTÀ

È un flusso di notizie costante, tale da diventare quasi un rumore bianco di sottofondo, quello proveniente dalla Libia, dove aggiornamenti si susseguono con cadenza pressoché settimanale, quasi sempre annunciando ulteriori complicazioni in un conflitto senza fine e senza soluzioni. Sembra già infatti a rischio di naufragio la missione Irini, lanciata dall’Unione Europea neanche due settimane fa, il 4 Maggio. Irini, tra i cui scopi vi era quello di garantire l’embargo sulle armi alla Libia, aveva subito mostrato evidenti criticità, poiché la limitazione dell’afflusso esclusivamente per via navale di armi nel Paese metteva maggiormente in difficoltà il governo di Tripoli danneggiando poco Haftar. Il governo di Malta ha annunciato dunque il proprio ritiro dalla missione, formalmente per ragioni economiche, ma potrebbe trattarsi di una scelta motivata dalla volontà di mantenere buoni rapporti col governo di Serraj.

L’Italia condanna nel frattempo l’atteggiamento di Haftar che, fedele al suo stile, il 7 Maggio ha annunciato l’inizio dell’ennesima offensiva militare. La diplomazia italiana deve aver probabilmente percepito una certa attitudine del generale a rifiutare i compromessi e a risolvere le questioni con la forza e ha invitato in Italia il presidente del Parlamento Agila Saleh, influente nell’Est del Paese, per discutere possibili vie non violente alla risoluzione del conflitto.

QUANDO PERSINO I TALEBANI SI AFFRETTANO A PRENDERE LE DISTANZE DA UN ATTENTATO

Concludiamo con una delle notizie più tristi della settimana, dall’Afghanistan, riservata ai quei lettori che già hanno dimostrato una certa resistenza arrivando con la lettura fino alla fine del SB. In quella che da mezzo secolo è una terra senza pace ha avuto luogo un attacco terroristico rivolto contro un reparto di maternità di un ospedale gestito da Medici senza Frontiere. Ciò che rimane da appurare sono le responsibilità dietro un simile attacco: tale è stata l’efferatezza del gesto che persino i Talebani, non certo noti per il rispetto del diritto di pace e di guerra, si sono affrettati a prendere le distanze dall’attentato. Non è da escludersi un’azione dello Stato Islamico, che si sta inserendo in un processo di pace già estremamente complesso tra Americani, Governo di Kabul e Talebani.

Ok, per non concludere così male vi ricordiamo quantomeno che dal 18 Maggio vi sono buone probabilità che possiate tornare a incontrare anche i vostri amici, buona domenica a tutti!

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