Guerre e Armamenti, Politica Internazionale

Storia di una rissa di confine

Giu 19 2020

di Guglielmo RezzaOTHERNEWS

Una manciata di mappe e parole su un confine ad alta quota oggetto di dispute da più di cento anni

La valle oggetto della disputa

Tutto parte da una gigantesca rissa ad alta quota durata circa sei ore, protrattasi anche nella notte, tra quelle che potrebbero essere anche centinaia di uomini armati di bastoni, pietre, spranghe e, secondo alcune fonti, anche mazze avvolte nel filo spinato, nel corso della quale almeno 20 persone sarebbero morte rotolando giù dal fianco della montagna, a causa delle ferite riportate e per ipotermia.

La storia sarebbe potenzialmente già abbastanza interessante così come appena raccontata, se non fosse che i protagonisti della rissa in questione sono stati soldati dell’esercito cinese e indiano e che il luogo dello scontro è stata la Valle di Galwan, contesa appunto tra Cina e India. Verrebbe spontaneo domandarsi perché, trattandosi di uno scontro di confine in una valle oggetto di una decennale disputa territoriale, nessun proiettile sia stato sparato: la ragione è che dal 1972, su quel confine, vige l’intesa di non adoperare armi da fuoco, poiché il luogo è già stato oggetto in passato di conflitti ed escalation militari. Tuttavia, per comprendere realmente le origini della contesa e quindi delle bastonate di questa settimana, è necessario fare più di un passo indietro.

Mappa involontariamente concessa dalla BBC, cui bisogna assolutamente riconoscere una certa efficacia comunicativa

Bisogna dire che, in effetti, il confine tra Cina e India non si trova su uno dei territori più semplici da percorrere o tracciare. Il confine si dipana a cavallo tra picchi dell’Himalaya, lungo la linea di cresta dei picchi più alti o dei bacini idrici e rappresenta una delle linee di demarcazione più ad alta quota al mondo. Gli scontri di confine risalgono sino all’Ottocento, prima della colonizzazione inglese dell’India, ma le cause dei più recenti conflitti vanno, come al solito, ricercate nei confini di epoca coloniale. Nel caso specifico, dobbiamo risalire alla Convenzione di Simla, svoltasi tra il 1913 e il 1914, quando rappresentanti dell’Impero Britannico, della Cina rivoluzionaria -attenzione, si parla della Rivoluzione del 1911, non del 1949- e del Tibet, appena smarcatosi dalla Cina stessa dopo il rovesciamento della dinastia Quing, si sedettero al tavolo per delimitare i confini dell’area. La Cina, oltraggiata dalla nuova linea di confine su cui invece si stavano accordando inglesi e tibetani, abbandonò il tavolo delle trattative, così che la convenzione divenne un accordo bilaterale tra i rappresentanti britannici e tibetani.

Salto al 1959, quando l’India è ormai uno stato indipendente mentre la Cina, ora comunista, ha ripreso possesso del Tibet. Nel corso della visita del primo ministro Nehru a Pechino emerge un certo disaccordo con Zhou Enlai circa la linee di confine disegnate sulle mappe cinesi, che non tenevano conto della suddetta convenzione, poiché questa non è stata firmata da rappresentanti cinesi, ma solamente tibetani. I crescenti attriti tra i due Paesi sfociano, nel 1962, nella prima guerra sino-indiana, che vede una umiliante sconfitta dell’India: a fine conflitto i cinesi si ritirano su quasi tutto il fronte dietro la linea del confine prebellico, tranne che nell’area dell’Akhsai Chin, ad oggi ancora occupata dall’esercito cinese.

Da 1962 quel tratto di confine tra Cina e India è delimitato dalla cosiddetta LAC, Line of Actual Control, sulla quale si trova anche la suddetta Valle di Galway, dove la nostra rissa di confine ha avuto luogo. Dopo una seconda guerra nel 1967 e una sparatoria nel 1975, i cannoni hanno sempre taciuto, cosa in effetti verificatasi anche in questo caso: tuttavia, nonostante la rigorosa assenza di armi da fuoco, l’episodio di questa settimana rappresenta il primo incidente letale dal quel 1975.

In rosso il confine attuale, in arancione le aree rivendicate dalla Cina o dall’India

Le ragioni dell’acuirsi della tensione in quest’ultimo periodo sono molteplici e coinvolgono anche gli stati vicini: non bisogna dimenticare che in contiguità rispetto alla Line of Actual Control si trova la Line of Control che delimita il confine tra India e Pakistan, luogo anch’esso di conflitti. Inoltre, incuneati tra il gigante cinese e indiano, in una posizione quantomai scomoda sia per vicini che altitudine, cercano di ritagliarsi la propria fette di montagne Nepal e Bhutan, che per le propria difesa guardano a quella, delle due potenze, che in quel momento non li sta minacciando.

In primo luogo bisogna ricordare che lo scorso agosto, il premier indiano Modi, con una manovra costituzionalmente discutibile, ha revocato l’autonomia alla regione del Kashmir: il provvedimento, oltre ad allarmare la popolazione musulmana locale, è riuscito anche nell’intento di irritare i cinesi. Di fatto, la nuova suddivisione amministrativa della zona, che divide il Kashmir in due sub-regioni, Jammu e Kashmir a maggioranza islamica e il buddista Ladakh, include dentro quest’ultimo anche la regione dell’Akhsai Chin, che come abbiamo detto è sotto controllo cinese.

Bisogna poi ammonticchiare, sulla catasta delle rivendicazioni territoriali che stiamo costruendo, la disputa territoriale col Nepal, che rivendica come proprie zone occupate dall’India, su cui quest’ultima ha costruito recentemente un’autostrada. Il Nepal ha risposto avviando una guerra topografica dalla dubbia efficacia, ma soprattutto portando la questione all’attenzione della Cina. Non si deve infatti trascurare il ruolo cruciale che le infrastrutture giocano in una regione impervia come quelle dell’Himalaya: una strada tra le montagne garantisce a chi ne è in possesso sia una infrastruttura cruciale per il commercio che per un possibile spostamento di truppe.

Non a caso, è sempre una strada la causa di tensioni tra Cina e India in un’altra zona di confine, questa volta più a Est, nel Sikkim: la Cina ha infatti ultimato nel 2017 una via di comunicazione che fornisce a Pechino un più facile accesso alla regione, infastidendo sia India che Bhutan. Anche in questo caso una strada potrebbe servire a Pechino per compensare uno svantaggio tattico nell’unico settore di confine in cui le posizioni cinesi sarebbero a rischio in caso di escalation, poiché l’India controlla le vette più alte.

Concludiamo, dopo un excursus che senza mappe allegate all’articolo sarebbe stato completamente ingestibile e illeggibile, tornando alla rissa d’apertura. Sia Cina che India accusano l’altro di aver violato la Line of Actual Control nella Valle di Galway, ma l’unica cosa che si può affermare con sicurezza è che gli indiani si sono fatti sorprendere dai cinesi, che sembra stiano montando strutture, quali tende e accampamenti, nell’area. I cinesi non hanno rilasciato informazioni circa loro eventuali perdite nello scontro sebbene, ovviamente, gli indiani affermino che queste siano state più alte di quelle da loro subite e fonti affermano che sia in corso uno scambio di prigionieri.

Le dispute territoriali comportano quasi sempre una certa dose di rischio di escalation, specie se la zona in questione è stata già oggetto di conflitto. Pechino, inoltre, afferma di non volersi ritirare dall’area, che le apparterrebbe di diritto. Tuttavia, sebbene una distensione a breve termine sia difficilmente ipotizzabile, specialmente perché le dispute in questione si protraggono da decenni, è altrettanto inverosimile che la situazione possa realmente sfuggire di mano: con tutta probabilità la situazione sul confine rimarrà tesa ancora a lungo, ma senza il rischio di escalation.

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