COVID-19, Diritti Umani, diritti civili, giustizia sociale, Società Civile

Appello e cassa solidale a sostegno dei popoli indigeni dell’Amazzonia colpiti da COVID-19

Giu 24 2020

di Silvia Ferrante

Una questione di portata mondiale e non semplice assistenzialismo: sostenere direttamente le comunità attraverso le loro leader donne, creando ponti e alleanze tra territori in resistenza.

15 maggio 2020, iniziano ad arrivare notizie preoccupanti sulla situazione dei popoli indigeni dell’Amazzonia, colpiti da COVID-19: secondo COICA e REPAM, 33 le etnie colpite, con 526 contagiati e 113 morti.  Il primo pensiero è che bisogna fare qualcosa, almeno per 6 motivi:

  • I popoli indigeni dell’Amazzonia (e non solo) sono depositari dei miti leggendari, degli archetipi culturali e psicologici, dei segreti delle foreste incontaminate, del senso stesso della presenza umana sul pianeta. Come i nostri anziani, sono i guardiani della nostra memoria: i modelli di biodiversità umana utili a salvaguardare la biodiversità naturale, il cui dissesto è alla base delle moderne pandemie;
  • I popoli indigeni dell’Amazzonia (e non solo) custodiscono e conservano il territorio che ospita l’80% della biodiversità mondiale;
  • Il 40% dei Difensori della Terra fa parte dei popoli indigeni dell’Amazzonia.;
  • I popoli indigeni dell’Amazzonia (e non solo) vivono storicamente processi di esclusione, stigmatizzazione e impoverimento a causa della colonizzazione, e la pandemia da COVID-19 ha solo esacerbato questa situazione.
  • Le conoscenze, i metodi ancestrali, le lotte in difesa del pianeta contro la deforestazione, la speculazione e lo sfuttamento intensivo delle risorse fanno dei popoli indigeni dell’Amazzonia (e non solo) attori imprescindibili nel contrasto e nell’adattamento ai cambiamenti climatici e nel ripensare il mondo in ottica di sostenibilità socio-economica-ambientale.
  • In questo periodo di pandemia, diversi governi degli Stati del Sud America hanno espresso l’intenzione di voler abbassare gli standard ambientali, sospendere i requisiti di monitoraggio ambientale, ridurre l’applicazione ambientale e limitare la partecipazione del pubblico.

Da queste considerazioni, fatte insieme ad  A Sud Onlus e alla Rete di Associazioni “In difesa di”, abbiamo deciso di provare a fare qualcosa e ritenuto più efficace l’idea di rivolgerci alle istituzioni italiane di competenza attraverso l’appello che abbiamo presentato l’11 giugno scorso in un webinar intitolato “Difendere gli ecosistemi dall’Amazzonia al Pianeta”. L’appello verrà consegnato al governo italiano affinché, nel corso dell’attuale riunione del Consiglio ONU sui Diritti Umani di Ginevra, tenga fede al proprio impegno di contribuire a proteggere i difensori dei diritti umani e della Terra. Infatti, l’Italia, in quanto eletta per il periodo 2019/2021 come membro del Consiglio delle Nazioni Unite sui Diritti Umani (UNHRC), si impegna a sostenere i difensori dei diritti umani e della terra, inclusi i popoli indigeni oggi minacciati anche dal COVID19.

Per consultare l’appello e il dossier di approfondimento 👉 clicca qui 👈

Nel dettaglio le richieste dell’appelo sono:

  1.  l’adozione di meccanismi di protezione specifici per i difensori dei diritti umani e della terra che, in questo periodo d’emergenza, sono ancora di più esposti a rischi, e di promuovere una politica di tolleranza zero verso gli attacchi ai difensori;
  2.  il riconoscimento pubblico del ruolo dei difensori della terra e dell’ambiente e l’impegno esplicito ad assicurare che le rappresaglie nei loro confronti non saranno tollerate;
  3.  la sospensione di qualsiasi attività di sfruttamento dei territori indigeni, i cui effetti persistenti e deleteri per i popoli indigeni e per l’ambiente andrebbero ad aggiungersi alla minaccia costituita dal coronavirus;
  4.  il potenziamento delle misure di monitoraggio e verifica ambientale e sul rispetto dei diritti umani a cui devono sottostare le imprese e le aziende e utilizzare canali sicuri per garantire che le informazioni sull’impatto ambientale, sociale, sui diritti umani e sanitario dei potenziali progetti raggiungano le persone interessate, offrendo loro l’opportunità di impegnarsi nel processo decisionale in modo sicuro;
  5.  Sostenere l’adozione di leggi che impegnino le aziende a rispettare i diritti umani e riconoscere il diritto all’accesso all’informazione, alla consultazione e, nel caso delle popolazioni indigene, il consenso previo libero ed informato ed il diritto alla terra;
  6.  il sostegno ai processi di autorganizzazione e autogestione che i popoli indigeni stanno mettendo in campo in questo momento di crisi;
  7.  l’impegno a mettere i diritti della terra e di chi la protegge al centro di ogni risposta alla pandemia.

Nel webinar, oltre che sulle pagine di A Sud Onlus, In Difesa Di, Mercato Scoperto e vari altri canali) è stata presentata anche l’iniziativa della Cassa Solidale per i popoli indigeni dell’Amazzonia, nata dal confronto con l’Associazione Mercato Scoperto, che si è messa a disposizione per raccogliere, in modo trasparente, un sostegno di tipo economico da affiancare alle attività di prevenzione e contrasto della diffusione del virus messe in atto dalle stesse popolazioni indigene, attraverso l’auto isolamento, l’uso di medicina ancestrale, la traduzione delle informazioni necessarie alla prevenzione in lingua indigena. I fondi raccolti verranno dati direttamente alle comunità indigene dell’Amazzonia, in particolare a partire dalle comunità presenti nell’Amazzonia ecuadoriana, attraverso contatti diretti con 3 leader amazzoniche con le quali da tempo si sono intessuti rapporti di collaborazione e solidarietà , e piattaforme di lavoro comuni contro l’estrattivismo e per la protezione della Madre Terra. Abbiamo scelto loro perché queste 3 leader, donne, sono in prima linea per proteggere la loro terra dall’avanzata dell’estrattivismo, e perché con almeno due di oloro Paty Gualinga di Sarayaku e Elena Salome Aranda di Moretecocha, esistono legami solidali già consolidati, ambedue sono state in Italia. Piuttosto che destinare i fondi attraverso grandi iniziative o organizzazioni internazionali, abbiamo fatto la scelta politica di sostenere direttamente le comunità attraverso le loro leader donne, creando ponti e alleanze tra territori in resistenza.


L’idea è di fornire supporto e non assistenzialismo. Le comunità indigene sono capacissime di organizzarsi e individuare le azioni da svolgere su tutti i fronti della vita di ogni comunità. Bisogna solo fare in modo che possano organizzarsi e possano continuare a fare quello che da sempre, storicamente, fanno in sintonia con e in difesa della madre Terra.

Rispetto ai numeri di contagio e morti di metà maggio, ad oggi si contano quasi 9000 casi di contagio e circa 700 morti in tutto il bacino amazzonico. Un aumento strepitoso nel giro di un mese che rasenta la strage.

Per chi volesse contribuire è possibile:

  • firmare l’appello a nome di organizzazioni, comitati, movimenti o altre realtà, scrivendo a ceciliaerba@asud.net
  • attivarsi a livello personale, scrivendo a mercatoscoperto@autistici.org
  • fare una donazione intestata ad “Associazione Mercato ScopertoIBAN IT59N0501803200000016892143 CAUSALE “Per i popoli indigeni amazzonici colpiti dal Covid-19”.

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Silvia Ferrante – Presidentessa Associazione Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali – CDCA Abruzzo – APS

Il CDCA Abruzzo è un’Associazione di Promozione Sociale nata nel 2015 dalla collaborazione con A SUD Onlus e CDCA Nazionale. Si è costituita in una forma autonoma e regionale, al fine di mettere a disposizione le proprie competenze e dotare l’ Abruzzo di un Centro di Documentazione indipendente, in grado di fornire utili strumenti per Comitati e gruppi informali che hanno a cuore la difesa della regione dagli attacchi speculativi e di sfruttamento intensivo delle risorse, per enti locali e istituzioni al fine di giungere a percorsi partecipati di gestione del territorio, educazione ambientale, promozione dello sviluppo sostenibile e progettazione. Dal 2015 è firmatario e parte attiva del Contratto di Fiume Feltrino e ha redatto le linee guida per i Piani di Adattamento ai Cambiamenti Climatici della Regione Abruzzo.

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