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The Sunday Breakfast – 37 – panoramica sui fatti globali della settimana

Giu 28 2020

a cura di Cecilia Capanna

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22-28 giugno 2020 – di Cecilia Capanna

Prima di cominciare facciamo un piccolo riassunto delle puntate precedenti: decretata la pandemia, a marzo i governi mondiali si dividevano tra lock-downisti e fatalisti, tra soppressori del virus e rallentatori, i primi con la priorità di salvare vite umane, i secondi il prodotto Interno Lordo.

Di fatto in realtà la vera priorità era un’altra: trovatisi infatti tutti sull’orlo del collasso dei propri sistemi sanitari, indeboliti dai tagli al welfare delle politiche neoliberiste, alla fine quasi ovunque hanno optato, chi prima chi dopo, per la strategia della fase uno, quella della chiusura totale.

Finito il lock down è arrivata la fase due, quella del compromesso, quella dell’allentamento delle misure restrittive e la riapertura delle attività economiche, per evitare di precipitare nella recessione irreversibile, ancora con regole ferree sull’uso di mascherine e distanziamento sociale.

Nel frattempo il caos dell’informazione sul Covid ha regnato e regna sovrano. Tutti dicono il contrario di tutto a cominciare dagli stessi scienziati per cui ognuno si sceglie il proprio virologo di fiducia, a seconda dei propri bisogni.

Nella attuale fase tre poi, in Italia nasce la teoria dell’indebolimento del virus, della diminuzione della carica virale, e il rispetto delle norme di sicurezza si è completamente andato a far benedire. I contagi infatti sono ripresi con tanto di allerta da parte dell’OMS.

Onda su Onda

Ma vale la pena rischiare un’altra ondata? Non abbiamo vinto la guerra, abbiamo vinto solo una battaglia, avverte saggiamente Guglielmo Rezza 👇

E purtroppo la pandemia minaccia di durare a lungo, almeno finché non sarà pronto il vaccino. Senza addentrarci nello spinoso dibattito “vaccino si, vaccino no”, a noi preme solo che una volta disponibile, sia per tutti senza privilegi né discriminazioni. Per questo sosteniamo l’appello al governo da parte di medici, intellettuali, accademici e associazioni 👉 Farmaci e vaccino contro il Covid-19 per tutti.

Le relazioni balcaniche

Una forte ripresa dei contagi, oltre che in Germania, Portogallo, Cina e Sud Corea, c’è stata anche nei Balcani dove, nonostante le difficoltà del Covid, sembra si stiano risolvendo vecchie brutte storie. Il presidente del Kosovo Hashim Thaçi e altri ex leader dell’Esercito di liberazione del Kosovo sono sotto accusa per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante e dopo la guerra per l’indipendenza dalla Serbia del 1998-1999.

L’impatto del processo è rilevante perché avviene nel mezzo della trattativa di scambio tra Kosovo e Serbia, che mirano rispettivamente a territori in Serbia abitati da musulmani e territori in Kosovo abitati da minoranze serbe.

Trump si era precipitato a voler risolvere le relazioni bilaterali tra Pristina e Belgrado ma Thaçi ha dovuto annullare l’incontro di sabato 27 alla Casa Bianca, rimandato a quando la vicenda giudiziaria sarà conclusa. Chissà se sarà in tempo per le elezioni USA di novembre.

La trattativa nei Balcani è una delle mosse propagandistiche del presidente americano che per la propria rielezione da tempo fa mostra della sua “influenza benefica” all’estero, come con la pace in Afghanistan (ora in fase di stallo), come con l’intervento a sostegno di Hong Kong contro la Cina e quello a sostegno di Guaidò contro Maduro in Venezuela e come con il suo piano di pace tra Israele e Palestina.

Tiro alla fune

Ma cosa c’è dietro al piano di pace di Trump in Medio Oriente? Ce lo ha spiegato a suo tempo Roberto Savio👇

In ogni caso, nonostante il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres abbia chiesto a Israele di rinunciare all’annessione degli insediamenti nella West Bank che metterebbero a rischio la pace con i palestinesi, Netanyahu è pronto ad allungare le mani sulla Cisgiordania, mettendo ancora una volta a dura prova la tenuta del diritto internazionale.

Barcollo ma non mollo

Staremo a vedere se questo gioverà a Trump e se verrà rieletto a discapito dell’avversario Biden. Una cosa è certa però, non verrà votato dal suo ex fidato consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, il cui libro “The room where it happened”, con le rivelazioni top secret sul presidente, è uscito questa settimana scatenando un vero e proprio polverone. Sembra infatti che Donald abbia fatto pressioni sulla Cina per ottenere sostegno elettorale e che abbia giocato sporco nelle sue interferenze con i fatti venezuelani. Forse è per questo che pochi giorni fa ha clamorosamente capovolto la sua posizione abbandonando Guaidò e cercando un dialogo con Maduro.

Non si fa intimorire Trump, d’altra parte era già riuscito a suo tempo a non far considerare il libro di Bolton una testimonianza nell’istruttoria del suo impeachment finito in fuffa. Perché dovrebbe riuscire a danneggiarlo ora? Sta sul pezzo il presidente e continua a schivare bordate come se nulla fosse. Negare, negare, sempre negare, questa è la sua strategia. E contemporaneamente continua a sfoderare le sue mosse tattiche per aumentare i consensi, come la bomba lanciata sui negoziati bilaterali a Vienna con la Russia sul controllo degli armamenti nucleari: secondo rivelazioni USA non propriamente certificate, delegazioni russe avrebbero “offerto ricompense” ai talebani per gli attacchi compiuti in Afghanistan ed è “caciara”, quella tipica trumpiana.

E alterna: ora fa una mossa furba, ora nega un’evidenza, come sta facendo con il disastro che il  Covid-19 sta consumando negli Stati Uniti dove i contagi giornalieri hanno superato le 40.000 unità nonostante l’allerta dell’OMS.

Uragano Covid in America Latina

Ma anche l’America Latina è nell’occhio della pandemia, con più di 100.000 perdite umane. Casi e vittime sono in aumento costante in Messico, Perù, Cile e Argentina ma soprattutto in Brasile dove sembra che il picco non sia stato ancora raggiunto.

Abbiamo spesso parlato delle condizioni disperate delle popolazioni Amazzoniche. A sud, la rete In difesa di e il Centro Conflitti Ambientali Abruzzo hanno lanciato un appello e una raccolta fondi a loro sostegno 👇

Lo sterminio delle popolazioni Amazzoniche e la conseguente ulteriore deforestazione sarebbero un duro colpo per i diritti umani e per la battaglia contro il problema del cambio climatico di cui non si sente più parlare ma che è sempre più grave. Tanto per capire, questa settimana le temperature nel Circolo Polare Artico hanno superato i 30 gradi centigradi.

At least but not at last

Il 26 giugno è stato il giorno internazionale delle vittime di tortura. Othernews si unisce a quanti ricordano e chiedono giustizia per Giulio Regeni (leggi anche La lotta per i diritti umani in Egitto non si combatte con fregate italiane) e Julian Assange (martedì ci sarà l’udienza per l’estradizione in USA).

Ci fermiamo qui, grazie per l’attenzione, buona domenica, alla prossima settimana!

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