Diritti Umani, diritti civili, giustizia sociale, Guerre e Armamenti, Politica Internazionale, Società Civile

Il punto di vista del the Guardian su Israele e l’annessione: illegale, imprudente e immorale

Lug 4 2020

Editoriale di The Guardian

I piani di Benjamin Netanyahu aggraveranno la sofferenza dei palestinesi. La condanna internazionale dovrebbe essere accompagnata da conseguenze

L’annessione sembra il boia della soluzione della creazione dei due stati. Israele ha cambiato i fatti sul campo, con la rapida crescita degli insediamenti che ha reso l’obiettivo dei due Stati sempre meno praticabile. La dichiarazione di sovranità su parte dei territori occupati, che apporrà un sigillo formale su quella che per il momento è una situazione fattuale senza riconoscimento giuridico, rappresenterà un momento nuovo e terribile e soprattutto una nuova ingiustizia per i palestinesi.

In base all’accordo condiviso che ha permesso la formazione dell’infelice governo unitario israeliano, il primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbe dovuto iniziare l’annessione dal 1 ° luglio. Ma i piani potrebbero essere posticipati. Benny Gantz, partner della coalizione e nemico politico di Netanyahu, ha affermato che la data non è né “sacra” né urgente, visto che è in corso una seconda ondata di casi di coronavirus e che ancora si contano i danni economici della prima. Mentre Donald Trump è più discontinuo che mai, i media israeliani hanno riferito che la mancanza di supporto degli USA sta ostacolando un annuncio.

I piani possono anche essere ridimensionati: sebbene Netanyahu si sia orientato verso una posizione massimalista, che includerebbe tutta la Valle del Giordano e fino al 30% della Cisgiordania, ci sarebbero segnali che il dissenso internazionale potrebbe averlo portato a concentrarsi inizialmente su una manciata di blocchi di insediamenti vicino a Gerusalemme, con una mossa fondamentalmente simbolica.

Le accuse di corruzione da cui Netanyahu deve difendersi lo costringono a cercare una grande ricompensa da dare al proprio elettorato. Sebbene alcuni pensino che una promessa eternamente differita possa tornargli più utile del suo adempimento, un ritardo troppo lungo potrebbe portare un nuovo presidente degli Stati Uniti con le elezioni di novembre: è improbabile che Joe Biden continui a fare regali a Netanyahu come Trump, anche se sembra improbabile che possa riprendersi quelli già donati.

In qualsiasi momento arrivi l’annessione e qualunque sia la forma precisa che assumerà, essa comunque violerà il diritto internazionale. Come ha osservato Michelle Bachelet, alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani: “L’annessione è illegale. Punto. Che si tratti del 30% della Cisgiordania o del 5% “.

Le conseguenze per Israele e i suoi vicini sono di vasta portata e potenzialmente disastrose. Più di 200 ex leader del Mossad, Shin Bet, i militari e la polizia hanno dichiarato che la manovra rischia di innescare “un grave incendio” col crollo dell’Autorità Palestinese. Il re Abdullah di Giordania ha messo in guardia su un potenziale “imponente conflitto”. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha avvertito che si andrebbe a destabilizzare tutta la regione. Eppure i critici sottolineano che Netanyahu e altri avranno preso in considerazione questi problemi e avranno probabilmente calcolato che la Giordania e l’Egitto, per esempio, finiranno col mantenere quegli accordi che soddisfano i propri interessi.

Ciò che rimane inammissibile è che l’annessione è semplicemente sbagliata. Quelle voci israeliane che in passato hanno rifiutato rabbiosamente ogni confronto con l’apartheid in Sud Africa ora sono le stesse che lo richiamano, mentre contemplano l’istituzionalizzazione dell’occupazione militare, senza alcuna concessione di cittadinanza o di parità di diritti ai palestinesi. L’avvocato Michael Sfard prevede un’esproprio su larga scala di terre e proprietà palestinesi e conseguenti espulsioni.

Personaggi e gruppi ebraici di spicco nel Regno Unito, negli Stati Uniti e altrove hanno espresso preoccupazione e sdegno. La condanna internazionale è stata forte. Ma nessun paese ha adottato misure concrete in risposta, osserva Saeb Erekat, il principale negoziatore dell’Autorità palestinese.

Il partito laburista ha affermato che sosterrà il divieto delle importazioni israeliane negli insediamenti in Cisgiordania se l’annessione andrà avanti. Il capo della politica estera dell’UE, Josep Borrell, ha avvertito che i suoi legami con Israele “inevitabilmente” verranno meno. C’è un precedente: le sanzioni imposte alla Russia per l’annessione della Crimea e di Sebastopoli. Che siano diplomatiche o economiche, ora sono necessarie vere conseguenze.

admin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *