Politica Internazionale

CAPIRE L’AMERICA LATINA NON È UNA STORIA ESOTICA

Lug 7 2020

di Gilberto Bonalumi

In un nuovo volume de «Il Mulino» gli studiosi Massimo De Giuseppe e Gianni La Bella ricostruiscono l’epoca contemporanea in una prospettiva «glocale», ridando dignità piena a una delle grandi aree del mondo

Nel corso degli ultimi anni sono usciti in Italia diversi volumi sulla storia dell’America latina del XX secolo, alcuni di taglio più didattico, altri più interpretativo oppure dedicati a singoli casi nazionali o regionali ma questo nuovo volume edito da il Mulino («Storia dell’America latina contemporanea») offre qualcosa di nuovo e importante anche per chi, come il sottoscritto, ha vissuto in prima persona molti di quegli eventi: dagli sviluppi delle democrazie cristiane latinoamericane all’avvento delle dittature militari e del castrismo, dalle guerre civili centroamericane alle riforme neoliberiste degli anni Novanta, dalle onde rosa e il neobolivarismo degli anni Duemila alle intemperie più recenti, dal Venezuela alla Colombia, dal Brasile al Messico.

Osservatori privilegiati

Un cammino personale, politico, socio-economico e diplomatico che, grazie agli osservatori privilegiati che ho potuto sperimentare – quali l’Unione mondiale democristiana, l’Ipalmo, la Farnesina, l’Agenzia per la cooperazione, il programma Prodere e la Rete Italo-Latinoamericana (Rial) – mi ha portato a vivere o sfiorare molte delle vicende narrate nel volume: dalla stagione della teologia della liberazione, al Cile del golpe, da El Salvador degli squadroni della morte all’Argentina della transizione, fino ai progetti multilaterali quali l’Unasur o la Celac. Un’esperienza che mi ha portato negli anni a incontrare e stabilire amicizie con persone che avrebbero segnato per sempre la mia vita: dalla direttrice della commissione diritti umani salvadoregna Marianela García Villas al filosofo gesuita Ignacio Ellacuría (uccisi rispettivamente nel 1983 e nel 1989), da Rafael Caldera a Michelle Bachelet, dagli Inti Illimani a Lula, dall’attuale segretario della Cepal, la messicana Alicia Bárcenas, all’ex segreario generale dell’Onu, il peruviano Javier Pérez de Cuellar, scomparso appena due settimane fa, con il quale ho condiviso nell’89 l’avvio del processo di pace centro-americano a Citta de Guatemala.

Ma torniamo al libro e il primo punto che vorrei sottolineare riguarda proprio lo sguardo dei due autori. Per motivi ed esperienze diverse, infatti, Massimo De Giuseppe e Gianni La Bella non sono soltanto due attenti storici e studiosi con lunga esperienza, tanto in archivi quanto con la storia orale, ma sono anche due persone che, a differenza di altri accademici, hanno conosciuto l’America latina nelle sue profondità più vive, fuori dai recinti universitari: in progetti di sviluppo in aree difficili delle megalopoli latinoamericane o in comunità rurali o indigene (De Giuseppe docente alla Iulm) o attraverso iniziative di lotta alla povertà o di promozione di processi di pace (La Bella della Comunità di Sant’Egidio). Questo ha permesso loro di avere uno sguardo più integrale, capace di mettere insieme percorsi storiografici, documenti d’archivio, ricerche e dibattiti aggiornati, con l’anima profonda delle popolazioni e della molteplicità di esperienze umane vissute dai Paesi latinoamericani.

Tre elementi in particolare mi hanno colpito di questo bel libro, utile tanto per i corsi universitari, quanto per una lettura di approfondimento e conoscenza (grazie anche a una scrittura piacevole e scorrevole, con interessanti richiami al mondo della letteratura, del cinema, delle arti). Il primo rimanda alla capacità di inserire la storia dell’America latina nel pieno della storia globale. Non più quindi una storia esotica, di Paesi pittoreschi, lontani, infarciti di stereotipi ma una storia che fin dalla cosiddetta scoperta di Colombo si è intrecciata alla nostra (attraverso beni agricoli come il mais, le patate, il cacao, ma anche attraverso la tratta, il circuito dell’argento, delle idee, della trasformazione della Chiesa) e che a partire dalla fine dell’Ottocento, con le grandi migrazioni europee, l’avanzata degli Stati Uniti della Dollar Diplomacy e la ridefinizione delle repubbliche liberali si è trasformata in una grande area, fatta di Paesi e laboratori della storia globale (non solo attraverso l’Atlantico ma an-che il Pacifico). In questo senso colpisce come leggendo il libro si riesca ad avere una prospettiva particolare e al pari plurale della storia globale (anzi «glocale» come scrivono gli autori) vista dall’osservatorio latinoamericano.

Gli intrecci tra rivoluzione messicana e prima guerra mondiale, l’impatto graduale del canale di Panama, i cosiddetti regimi populisti (cardenismo messicano, getulismo brasiliano e peronismo argentino) negli anni dei totalitarismi europei, l’impatto della guerra fredda, della rivoluzione cubana, della riforma postconciliare della Chiesa cattolica, le dittature, il circuito insurgencia-contra-insurgencia, le proposte economiche della Cepal di Prebisch, i processi di urbanizzazione selvaggia, le guerre civili, le de- mocratizzazioni difficili, il narcotraffico, le pandillas, le maquiladoras, i feminicidios, le nuove ondate emigratorie, fino alle recenti carovane migranti, l’auge e il fallimento del chavismo; ancora le diverse forme di povertà, gli uragani, i terremoti, perfino le epidemie (come ci ricordano le tristi immagini giunte negli ultimi giorni delle vittime di Covid-19 per le strade di Guayaquil). Bolsonaro, giorni fa, ha emanato in Brasile un decreto scavalcando il congresso affermando che i pastori evangelici sono privi di contagio e l’apertura del sistema delle lotterie servizio essenziale. In un solo atto negazionismo, minaccia alla vita e crescente autoritarismo. Ora tutta questa evoluzione della storia non è mai letta a compartimenti stagni ma, nel rispetto delle specificità regionali e perfino localistiche, è sempre inserita, messa a confronto e fatta respira- re sia in confronto con popolazioni vive e giovani sia all’interno della grande storia mondiale, ridando dignità piena all’America latina come una delle grandi aree del mondo, anche quando i nostri mass media sembrano dimenticarsene.

Il secondo elemento che mi ha particolarmente colpito riguarda la capacità degli autori di rileggere in modo solido ma anche innovativo i grandi nodi della storia dell’America latina contemporanea. Le diseguaglianze sociali estreme che vedono convivere le favelas con i quartieri più moderni e lussuosi, il peso dell’economia informale, le mancate riforme agrarie sono viste senza barriere ideologiche ma con grande rigore scientifico che pure non toglie un’empatia nei confronti dell’anima popolare del subcontinente, arricchendo una storia che spesso si ferma solo allo sguardo delle élite e classi dirigenti (innamorate ora dell’Europa ora dell’America latina), oppure si schiera per un’apparente pura o nostalgica militanza. In quest’ottica grandi categorie come il marxismo latino-americano, il ruolo delle democrazie cristiane, l’antiamericanismo, il peso della violenza (sociale, politica e criminale) vengono lette con grande intelligenza e questo vale in particolare per la categoria di populismo, spesso abusata da alcuni dei nostri studiosi e qui ricollocata nella sua complessità e nel suo contesto storico di riferimento, dal Messico postrivoluzionario fino alle esperienze più recenti come quella di Morales in Bolivia.

Equilibri in sofferenza

Gli antichi equilibri sono in sofferenza con il ritorno del peronismo in Argentina, un Venezuela sempre più in rovina, le proteste in Cile e l’evaporarsi di una normalizzazione con Cuba costruita da Obama e Papa Francesco.

Infine, un terzo elemento che mi ha profondamente colpito, da conoscitore delle dinamiche latino- americane, riguarda l’attenzione all’elemento religioso come una delle grandi trame che hanno segnato la storia del continente. Dalla disputa tra governi anticlericali e ribelli cristeros alle contraddizioni del peronismo, dalla lettura rigorosa del guadalupanesimo, della pastorale e teologia liberazionista alla descrizione della più recente avanzata delle chiese evangeliche e neo-pentecostali (dal Brasile di Bolsonaro al Centroamerica) si capisce come il religioso sia un elemento trasversale che riguarda non solo le istituzioni (politiche ed ecclesiali) ma anche i ceti medi e, in modo particolarmente originale i gruppi popolari. Elementi che non casualmente si intrecciano all’avvento di papa Francesco ma anche alla dimensione di documenti quali la Laudato Si’ o il recentissimo Querida Amazzonia, testi in cui l’attenzione per l’ambiente, la terra, la «casa comune», non sono parole retoriche e vuote ma figlie di un’esperienza concreta, vissuta sulla pe le di milioni di anonime donne e uomini latinoamericani. Insomma, un libro da avere e da leggere per capire non solo la storia di un continente lontano ma un pezzo importante della nostra stessa storia.

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