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The Sunday Breakfast – 45 – panoramica sui fatti globali della settimana

Ago 23 2020

a cura di Cecilia Capanna

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17-23 agosto 2020 – di Cecilia Capanna

Ossi duri non mollano l’osso – Parte I

Se facessimo una polaroid ai leader mondiali di oggi, ci accorgeremmo che non sarebbe troppo diversa da quella scattata anni fa. Ci sono personaggi attaccati alla poltrona che scrivono lunghi pezzi di storia dei propri paesi, la maggior parte delle volte non proprio una bella storia.

Putin

Al potere in Russia con diversi incarichi dal 1999, presidente dal 2012 ora al quarto mandato, Vladimir Putin si trova nella bufera dell’avvelenamento del leader politico dell’opposizione Alexei Navalny. Dopo aver sorseggiato un tè tossico in aereo, Navalny è stato ricoverato in coma in un primo momento in un ospedale siberiano i cui medici hanno smentito l’ipotesi del veleno, sostenendo che il paziente abbia avuto un forte calo di pressione, e ne hanno ostacolato il trasferimento in Germania. Per qualcuno si sarebbe cercato di prendere tempo per ripulire il sangue dell’uomo dal veleno. Una volta finalmente affidato alle loro cure, invece, i medici tedeschi si sono complimentati con i siberiani per aver salvato la vita di Navalny, nessuna traccia di veleno. In passato tuttavia, l’oppositore di Putin ha avuto più di una brutta avventura di questo tipo. Un giallo o una casualità?

Lukashenko

Putin si è schierato con un altro che non molla l’osso, dichiarando di sostenere il leader bielorusso Alexander Lukashenko “anche militarmente se necessario”. “L’ultimo dittatore d’Europa”, appena rieletto presidente in Bielorussia, governa dal 1994. Sotto la pressione delle forti proteste contro i risultati elettorali, ora promette nuove elezioni “se proprio ci tenete”, ora ricatta e minaccia lavoratori e imprese che scioperano contro di lui. Intanto si fa avanti la leader della sua opposizione, Sviatlana Tsikhanouskaya fuggita in Lituania, promettendo di rovesciare il regime.

Duda

Andrzej Sebastian Duda, presidente della repubblica in Polonia dal 2015, è stato appena rieletto al suo secondo mandato, portando a vincere ancora il suo partito “Diritto e Ordine”. Diritto e ordine per lui significano far tornare i valori di un tempo, quelli dell’intolleranza per le minoranze per esempio, come dimostra la sua guerra senza pari ai LGBT.

al-Sarrāj

Fāyez Muṣṭafā al-Sarrāj, Presidente del Consiglio Presidenziale della Libia dal 2015 e Primo ministro del Governo di Accordo Nazionale, non molla dopo essersela vista brutta quando il generale Haftar pochi mesi fa aveva già un piede dentro Tripoli. Grazie all’intervento della Turchia con mercenari siriani, ha costretto il suo nemico cirenaico alla ritirata nei suoi territori e ha siglato un accordo di cessate il fuoco con Agila Saleh, presidente del Parlamento di Tobruk nella Libia orientale. Questo comporta delle conseguenze agrodolci: da una parte finalmente uno spiraglio verso la risoluzione della guerra libica e distensione dei rapporti tra Turchia ed Egitto, dall’altra l’accordo di fatto è tra Russia e Turchia che, intervenuta per ultima a risolvere il conflitto, accampa “contropartite energetiche” in cambio, lasciando l’Italia con un sorriso a mezza bocca, Italia che negli ultimi anni ha investito moltissimo in Libia. Nel frattempo continuano i naufragi nel Mediterraneo a largo della costa libica e gli spari sui migranti in fuga da parte della sedicente guardia costiera che si rifà alla legge locale per cui migrare è un reato.

Trump

Donald Trump è un altro osso duro che non molla e punta sicuro alla rielezione a presidente degli Stati uniti d’America. I poll lo danno per sconfitto da Joe Biden, trionfante dopo la convention democratica a Milwaukee, ma c’è chi lo vede vincitore al 90% come il politologo Helmut Norpoth.

È invece nei guai Steve Bannon, incriminato per frode dopo essersi appropriato di parte dei fondi raccolti da varie associazioni pro-Trump per costruire il muro al confine con il Messico e già a piede libero dopo aver pagato una salata cauzione di circa 5 milioni di dollari. Mollerà l’osso?

Su Bannon e sui suoi piani in Europa, in particolare sulla accademia per sovranisti nella Certosa di Trisulti in Italia, Othernews ha tenuto un panel in diretta facebook con Paola Rolletta, Gina Marques e Roberto Savio.

Osso mollato, ma non troppo

Evo Morales e Jeanine Anez

Evo Morales, l’ex presidente della Bolivia in carica per 14 anni, rifugiatosi in Argentina dopo il “colpo di stato” di Jeanine Anez dello scorso ottobre, tiene duro almeno quanto lei. Il suo partito MAS e la presidente ad interim si giocano la contesa poltrona alle elezioni del prossimo 18 ottobre. Nel podcast realizzato in collaborazione con theAnalysis.news, Paul Jay, Tony Phillips e Carlos Oria sono entrati nelle pieghe della controversa situazione Boliviana, già incandescente dallo scorso autunno, ora precipitata a picco con la pandemia. I fatti in breve qui👇

Keita

Anche Ibrahim Boubacar Keita, presidente della repubblica in Mali in carica dal 2013, si è dimesso dopo un colpo di stato da parte di un gruppo di militari che hanno proposto di sostituirlo con un presidente di transizione civile o militare, rischiando di destabilizzare ulteriormente il Paese dell’Africa occidentale e suscitando la condanna di Europa, Stati Uniti e Unione Africana.

Le conseguenze in Europa del colpo di stato sono in primo luogo per la Francia che aveva stabilito con Keita un legame. Si rischia inoltre l’instabilità dei paesi 5G africani e la conseguente intensificazione delle migrazioni.

Home sweet home

Non possiamo dimenticare il vero protagonista di tutta questa storia di cui scriviamo ogni settimana: il nostro pianeta.

Purtroppo anche quest’anno la California brucia e un ennesimo gravissimo disastro ambientale marino ha macchiato l’umanità di indolenza, incuranza, incompetenza, aggiungerei di idiozia. Ce ne parla Marlene Simonini 👇

Tuttavia proprio ieri l’Earth Overshoot Day, ovvero giorno limite in cui l’umanità ha utilizzato tutte le risorse biologiche che il pianeta Terra riesce a rigenerare nell’arco dell’intero anno, rispetto all’anno scorso è slittato in avanti di tre settimane, in risposta al lock-down da covid 19 che ha posto un freno ai consumi e all’inquinamento globale. Era da oltre un decennio che l’Earth Overshoot Day non si verificava così tardi. 

Saremo in grado di mettere in pratica il cambiamento tanto declamato quando si è fermato il mondo per il COVID-19 e di continuare a migliorare questa allarmante statistica?

Con questo augurio ci fermiamo qui, grazie dell’attenzione, buona domenica e alla prossima settimana!

Leggi anche 👉”Ossi duri non mollano l’osso – Parte II“👈

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