Sunday Breakfast

The Sunday Breakfast – 47 – panoramica sui fatti globali della settimana

Set 6 2020

a cura di Cecilia Capanna

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di Gianfranco Maselli – 31 ago – 5 set 2020

ENTROPIA GLOBALE

Peccare di silenzio, quando bisognerebbe protestare, fa di un uomo un codardo. Di questa consapevolezza sembra abbiano fatto tesoro svariati paesi che nell’ultimo anno hanno alzato le loro voci nelle strade dell’estremo oriente e dell’occidente. La richiesta di onestà, di cambiamento, di verità e la disperata ricerca di solidarietà contro ingiustizie, menzogne e avidità si mischiano, alle volte, alla violenza generando un impasto di entropia che il mondo conosce terribilmente bene.

Questa entropia, forse, è l’unico fil rouge che cinge assieme paesi come il Libano, Israele, la Bolivia, la Bielorussia e gli Stati Uniti, dove le rivolte sbocciano su humus sì fertili ma tutti differenti nel loro sottosuolo storico.

CONTRO NATURA

Continuano, senza sosta, le violente manifestazioni statunitensi che vedono scontrarsi afroamericani e forze dell’ordine, una lotta infuocata su cui Repubblicani e Democratici si sono dimostrati abilissimi nel gettare benzina. Donald Trump, senza freni, paragona gli agenti di polizia che fanno un uso eccessivo della forza ai giocatori di golf che “vanno in palla” e sbagliano il tiro in buca. Joe Biden incolpa Trump di aver fomentato la violenza nel paese quando, in realtà, quest’ultimo è guidato da un leader che è lo specchio della natura degli elettori, di tutti quelli americani che alimentano da sempre l’entropia del razzismo sistemico nelle strade.

Terra fondata su una costituzione illuminista, su valori di fratellanza, di uguaglianza e libertà, gli Stati Uniti sembrano aver tradito la loro natura per tendere verso violazioni di diritti umani sempre più frequenti. Ce ne parla la nostra Naomi Di Roberto👇

MATASSA BIELORUSSA

La soluzione che districherebbe la matassa di proteste in Bielorussia potrebbe consistere in nuove elezioni, uno scenario che, tuttavia, Vladimir Putin non permetterebbe mai. Lo scorso 27 agosto il presidente russo, durante un’intervista alla TV di stato, ha dichiarato di essere pronto a mandare un sostegno militare al governo bielorusso, affermando che lo stesso Lukashenko gli avrebbe “chiesto di formare una certa riserva di militari”. Mentre Angela Merkel si è espressa con quello che in molti, tra i quali il Financial Times, hanno interpretato come un avvertimento a Vladimir Putin, esortando i cittadini bielorussi a “manifestare indipendentemente“, senza interferenze dall’esterno, il paese appare in realtà diviso in due fazioni, due differenti giudizi sul passato della Bielorussia e due differenti concezioni del suo futuro. Le bandiere adottate dai manifestanti, pro e contro Lukashenko, testimonierebbero l’opposizione fra i due schieramenti. Chiariamoci le idee con l’articolo del nostro Guglielmo Rezza 👇

FUTURO LIBANESE

In Libano la tensione non ha mai smesso di crescere da quando il governo del premier Hassan Diab ha gettato la spugna. La mossa che un mese fa avrebbe dovuto calmare la folla continua ad essere accolta da sassaiole e gravi scontri con la polizia nel centro di Beirut. Nei disordini generali la possibile nomina a Primo Ministro del paese dell’attuale ambasciatore libanese in Germania, Mustapha Adib, potrebbe sovvertire il flusso d’entropia libanese. Al suo nome, indicato dai sunniti di Futuro, hanno già dato l’ok le forze sciite di Hezbollah e Amal.

Intanto Emmanuel Macron sfoga la sua rabbia pubblicamente contro Georges Malbrunot, giornalista di Le Figaro. Il motivo della scenata? Aver reso pubblico l’incontro del premier francese con Hezbollah, il “Partito di Dio” che appoggiava il governo libanese recentemente dimessosi. Evidentemente, per Macron la trattativa sarebbe dovuta avvenire sottobanco. L’Europa infatti considera Hezbollah un gruppo legato al terrorismo quando, in realtà, si tratta di un partito parte del sistema libanese a tutti gli effetti. Macron colpevole o innocente?

BALFOUR STREET

È la via non lontana dal Parlamento che ospita l’abitazione riservata al primo ministro Benjamin Netanyahu, l’uomo attorno a cui ruota l’intera entropia israeliana. L’abitazione di Bibi è diventata il punto di ritrovo delle proteste che chiedono a gran voce, da settimane, le dimissioni del premier.

Le manifestazioni di protesta contro il governo non sono certo una novità in Israele ma mesi fa questa richiesta sarebbe suonata impensabile, considerando che Netanyahu è stato uno dei primi leader al mondo ad indossare pubblicamente una mascherina, ad introdurre un esteso lockdown e a bloccare i voli provenienti dall’estero. Dopo aver attirato su di sé più di una lode per le modalità con cui ha gestito la pandemia nel paese, l’atteggiamento del premier è cambiato radicalmente. L’ alternanza fra rilassamento e reintroduzione delle restrizioni sociali hanno contribuito, assieme al malfunzionamento del sistema di tracciamento dei contatti e alle promesse non mantenute per i sussidi dei lavoratori, a riaccendere un malcontento già esacerbato dalle accuse di corruzione, frode e abuso di potere nei confronti del Primo Ministro.

GOLPE” FUORI CONTROLLO?

In Bolivia, dopo aver causato la caduta del governo Morales, dal 3 Agosto le manifestazioni hanno colpito anche il governo ad interim Áñez, in seguito alla decisione del Tribunale supremo elettorale di rinviare nuovamente le elezioni, fissate prima per il 3 maggio, poi posticipate al 2 agosto e al 6 settembre. Dopo le forti pressioni popolari, la data è stata finalmente fissata per il 18 ottobre ma lo scenario continua ad essere controverso, come evidenziato nel nostro panel realizzato in collaborazione con TheAnalysis.

ARRICCHIRSI IN TEMPO DI COVID

Nel caos globale in cui la pandemia continua a regnare insieme all’entropia di cui vi abbiamo raccontato, c’è qualcuno che ne trae profitto e si sta arricchendo a dismisura. Ce ne parla Marlene Simonini 👇

EQUILIBRIO

Mentre l’entropia globale si dispiega davanti ai nostri occhi, declinandosi in forme differenti di paese in paese, la giustizia sociale e le politiche ecologiche devono essere l’àncora a cui appigliarsi, in un mondo in preda al collasso ecologico, attanagliato dal fascismo emergente, dal capitalismo finanziario dominante, dal razzismo e dalla negazione dei diritti umani.

Fra questi la libertà di informare ed essere informati e la sua difesa è la colonna portante della lotta di Julian Assange, detenuto nella prigione di massima sicurezza di Belmarsh. Domani 7 settembre entrerà nel vivo il processo a suo carico presso l’Old Bailey Court, in gioco c’è la libertà di informazione.

Nell’ardua impresa che ci sospinge a batterci per un mondo più giusto non può mancare Foro Sociale Mondiale. Democratizzarlo e rafforzarne la governance è quantomai urgente per riportare equilibrio nell’entropia globale. L’appello del nostro Presidente Roberto Savio 👇

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