Guerre e Armamenti, Politica Internazionale

Parigi e Atene alleati per caso

Set 19 2020

di Guglielmo RezzaOTHERNEWS

Come la Francia è diventata la più entusiasta alleata della Grecia nel confronto in atto con la Turchia

Macron e Mitsotakis nel corso dell’incontro avuto in Corsica: i due leader si sono detti “in totale accordo” sull’approccio da tenere con la Turchia

Parigi è ormai diventata il patrono ufficiale di Atene in questo confronto con la Turchia. Se vista dalla prospettiva di Atene la faccenda è estremamente semplice: la Grecia non ha alcuna possibilità di competere realmente con quel vicino estremamente scomodo che è la Turchia, più forte sotto ogni punto di vista, ma specialmente dal punto di vista militare. Da sola la Grecia potrebbe ben poco e ha bisogno di alleati.

Come sempre il grande assente è l’Unione Europea. L’assenza di una politica estera comunitaria non è una grande novità e la discussione sull’incapacità di trovare una sintesi tra le posizioni dei singoli Stati e sulla conseguente incapacità di definire una politica estera si ripresenta periodicamente, ogni volta che l’Unione Europea si trova a dover fronteggiare una crisi su cui potrebbe esercitare un impatto. Tuttavia, stupisce l’incapacità di prendere serie contromisure anche quando sono a rischio le prerogative territoriali di uno dei suoi Stati membri.

Il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione di condanna verso il comportamento della Turchia e i leader europei dovrebbero riunirsi il 25 e 25 per adottare delle “sanzioni”: in parole povere, Bruxelles cerca come al solito di fare qualcosa senza fare qualcosa, giustificando la propria inattività di fronte ai propri cittadini, ma facendo molta attenzione a non infastidire realmente Ankara. Del resto i leader europei sono divisi sulla linea da adottare e mentre Germania, Italia e Spagna cercano la via diplomatica, Cipro e Grecia, direttamente minacciati, chiedono la linea dura e la Francia di Macron sembra più che entusiasta di appoggiarli.

La rivalità tra Parigi e Ankara è andata aumentando negli ultimi tempi e Macron ha approfittato del pretesto offerto dalla crisi greca per tracciare una “linea rossa” all’azione della Turchia. Atene ha così trovato nella Francia un alleato pronta a sostenerla, anche se l’alleato in questione è probabilmente più interessato a rintuzzare la Turchia che difendere le prerogative territoriali della Grecia.

Francia e Turchia sono i classici di due galli in quel pollaio che è il Mediterraneo: due stati che cercano una proiezione geopolitica sull’area del Mediterraneo, l’uno intento a preservare quanto resta del grandeur coloniale e l’altro intenzionato a perseguire un disegno neo-ottomano. Ad esacerbare la rivalità, ancor prima della questione greca, c’è stato il conflitto libico. In Libia la Francia ha infatti sempre sostenuto, più o meno segretamente, Haftar e il governo di Tobruk, mentre la Turchia si è schierata a favore di Serraj, vicino ai Fratelli Musulmani.

A gennaio 2020 la Turchia ha compiuto un ulteriore, pericoloso passo, impegnandosi direttamente nel conflitto e fornendo a Tripoli uomini e mezzi. In cambio Serraj ha firmato con Erdogan un accordo che definiva i confini marittimi tra Turchia e Libia e che di fatto negava i diritti della Grecia su quella che sarebbe la propria zona Economica Esclusiva.

La Francia non ha palesemente apprezzato né questo coinvolgimento diretto della Turchia del conflitto, che ha permesso alle milizie di Serraj di ricacciare indietro le truppe di Haftar che già assediavano Tripoli, né le pretese che la Turchia ha avanzato sul Mediterraneo. Oltretutto, non bisogna dimenticare che la Libia è sia importante per le proprie risorse naturali che per la posizione geografica che occupa, come porta per l’Africa Subsahariana: come noto, la Francia ha enormi interessi nel Sahel e pertanto avere un uomo di fiducia in Libia può fare la differenza.

Così, quando la Turchia ha deciso di intraprendere missioni geologiche esplorative nella Zona Economica Esclusiva greca e la Grecia si è trovata alla ricerca di alleati, la Francia ha ovviamente risposto mandando le sue navi, partecipando ad esercitazioni militari congiunte, dando appoggio politico e anche vendendo armamenti.

Con l’aumento della tensione Atene ha infatti ritenuto necessario incrementare il proprio arsenale e a chi rivolgersi se non proprio a Parigi? La Grecia ha quindi acquistato ben 18 caccia Rafale per rimodernare la propria aeronautica, nel quadro di un massiccio piano di investimento militare che ha anche incluso l’acquisto di 4 fregate militari e che porterà all’arruolamento di 15.000 uomini nelle forze armate greche. La Grecia si prepara a investire ingenti risorse nei prossimi anni nell’ammodernamento delle proprie forze armate, a sottolineare che non si prevede una risoluzione imminente della disputa territoriale.

Sarà necessario continuare a monitorare la situazione per scoprire cosa ci attende, se una ulteriore escalation nel breve termine o un calo della tensione. Il recentissimo annuncio delle dimissioni di Serraj per il mese di ottobre rende ancora più difficile fare previsioni: non è ancora chiaro né se la cosa faccia parte di un piano più ampio degli attori esterni coinvolti in Libia né chi dovrà succedergli e la risposta a queste domande potrà innalzare o far calare la tensione nel Mediterraneo Orientale.

Quel che è sicuro è che nel frattempo Erdogan e Macron, due personalità politiche che di certo non usano mezzi termini ed amano le dichiarazioni spettacolari, continueranno a regalarci grandi emozioni ed annunci roboanti.

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