USA 2020, esiste ancora la democrazia?

di Roberto SavioOTHERNEWS

Roberto Savio analizza le Elezioni Presidenziali USA 2020 e le strategie di Trump per ottenere la vittoria, in un paese profondamente diviso e disfunzionale, con un sistema elettorale obsoleto e anti-democratico.

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Roberto Savio, Presidente di Othernews

Parliamo delle elezioni americane che in questo momento sono importanti non solo per gli Stati Uniti ma anche pe tutto il mondo. Il sistema elettorale americano è un sistema che si conosce poco ma è un sistema disastroso. È il più anti-democratico che si possa immaginare.

Questo sistema incomprensibile per una società moderna è intoccabile negli Usa. Ci sono 50 stati? Tutti gli stati hanno 2 senatori. La California ha 39 milioni di abitanti e ha 2 senatori. Wyoming, 850mila, 2 senatori. I senatori democratici che nel senato sono 47, pertanto 53 sono repubblicani, hanno ottenuto 17 milioni di voti in più dei repubblicani. E i repubblicani hanno la maggioranza, sono 53 contro 47, nonostante abbiano ottenuto 17 milioni di voti in meno.

La situazione è molto facile, ora ci saranno le elezioni. In queste elezioni si deciderà tutto non grazie al voto popolare, ma per come in ciascuno stato si riparte la votazione e va a vincere il partito che ha ottenuto più voti. E tutti i delegati insieme eleggono il presidente. Gli stati più piccoli e più poveri hanno più delegati degli stati ricchi e popolosi.

Quindi quando vedete che nei sondaggi Gallup Biden sta a 53% e Trump al 47%, questo non vuol dire nulla, perché è quello che pensa la gente. Ma non è quello che sente la gente a determinare le elezioni, se non questo sistema che ha più di duecento anni e che aveva senso quando si unirono 50 stati che non avevano nulla a che vedere l’uno con l’altro. Ma oggi tra un americano che vive nell’Ohio e un americano che vive in Wyoming non ci sono differenze nazionali. Questo mantiene un sistema totalmente obsoleto.

Qual è l’altra strategia del signor Trump? Molto facile: è morta una giudice della Corte Suprema? Contrariamente a ciò che si era detto in precedenza quando il partito repubblicano, che aveva la maggioranza in senato come ora, rifiutò di ascoltare la proposizione del presidente di sostituire un giudice morto della Corte Suprema, perché disse che non si poteva sostituire nessuno in un anno elettorale, ora a poche settimane dalle elezioni, che succede? Succede che il repubblicano sostituisce una giudice progressista morta in questi giorni. Così la Corte Suprema avrà 6 giudici conservatori e 3 progressisti. Teniamo conto che i giudici lo sono per la vita, per cui questa situazione durerà per lo meno per i prossimi quindici anni, avremo una Corte Suprema conservatrice.

Qual è la strategia dei repubblicani? Chiedere a tutti i repubblicani di andare a votare di persona nelle urne il giorno 3 novembre, nonostante il pericolo del virus. I democratici, che sono più attenti al virus, voteranno per posta. Quindi la notte del 3 si sapranno i risultati e quella notte ci sarà un vincitore che sarà sicuramente Trump, perché sarà il risultato dello scrutinio del voto in presenza. Il Collegio Elettorale dirà che però quelli saranno i risultati provvisori, perché mancheranno quelli del voto per posta che arriveranno via via. Nel mentre Trump impugnerà il voto per posta dicendo che è tutta una frode e chi è l’arbitro di questa situazione? La Corte Suprema che ha 6 giudici contro 3 e sarà inevitabile che favoriranno Trump come Presidente della repubblica. Come successe nelle elezioni Bush quando Gore aveva vinto, uno stato influiva, era in discussione. La Corte Suprema, invece di chiedere che si contassero di nuovo i voti, disse che aveva vinto Bush e Gore si ritirò tranquillo accettando con fair play. Quello che caratterizza la democrazia sono le due F: il Fair Play, e il Fair Faith, ossia che bisogna giocare secondo le regole della democrazia in buona fede.

A partire da Johnson che, eletto primo ministro con 23.000 voti, ha vinto, fino ad Orban in Ungheria che ha utilizzato il Coronavirus per dire “datemi tutto il potere perché siamo in un’epoca di crisi”, a Netanyahu in Israele che ora chiude, fa il lock-down totale un’altra volta per evitare che ci siano dimostrazioni per le strade contro di lui. Ora che ruolo giocherà il fatto che Trump è malato? Io credo personalmente molto poco, perché abbiamo l’esperienza di Johnson che quando si ammalò la sua popolarità passò dal 27 al 53%, perché la gente ha un sentimento di empatia con una persona malata. Lo stesso è successo con Bolsonaro in Brasile. Credo che lo stesso succederà con Trump, ossia non sarà un fattore importante nelle elezioni. Bisogna vedere quanto il fatto che Trump abbia 14 giorni di quarantena e come farà la quarantena, che è un dettaglio non minore, perché lui non è esattamente un osservatore delle regole, abbia un impatto sulle le elezioni.

Gli Stati uniti sono un paese profondamente diviso e talmente polarizzato in questo momento, specialmente con le elezioni che stanno arrivando, che è un paese che ha perso le caratteristiche minime di una democrazia, che sono l’equilibrio tra il legislativo, l’esecutivo e il giudiziale. Questo negli Stati uniti si è perso e si è perso per lo meno per i prossimi 15 anni, in cui la polarizzazione continuerà, in un paese pieno di odio, di armi, di gente che muore di droga più di quella morta in Vietnam, di gente di cui uno su sei è sotto trattamento psichiatrico, in un paese profondamente diviso da una serie di fratture campagna/città, giovani/vecchi. Da qualsiasi angolo ci si metta a guardare la società americana è una società profondamente fratturata e questo avrà un grande impatto nel mondo che verrà, che sarà un mondo multipolare.

L’epoca di dichiarazione dopo la Seconda guerra Mondiale, di un certo ordine internazionale dove gli Usa erano garanti di questo ordine, avevano creato, appoggiato la creazione delle Nazioni Unite per questo ordine. Questo mondo degli USA che esisteva non esiste più. Questi USA non esistono più. E dovremo fare in modo che si riaggiusti in modo molto serio se vogliamo preservare il multilateralismo, la cooperazione internazionale.

L’attore principale di questi meccanismi sta scomparendo e anche se Trump non vincesse, gli USA sono un paese irrimediabilmente diviso, irrimediabilmente disfunzionale. A meno che per qualche miracolo nasca nuovamente un sentimento di unità nazionale di una funzione internazionale con una certa unanimità di punti di vista, le elezioni che arrivano ora il 3 novembre marcano la fine di un’era, la fine della Pax Americana, la fine della forza dell’occidente, la fine di un ordine internazionale garantito solo da alcuni.