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The Sunday Breakfast – 55 – panoramica sui fatti globali della settimana

Nov 1 2020

a cura di Cecilia Capanna

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di Gianfranco Maselli – 26 ott – 1 nov 2020

Negli ultimi giorni il fiume delle news pandemiche sembra essere tornato a scorrere con la stessa forza dello scorso Marzo. Nell’amara contemplazione del suo drammatico fluire, potrebbe tuttavia sfuggirci di commentare anche tanto altro attorno a noi: i soffi che sovvertono le acque Cilene e Polacche, i venti che increspano quelle del Camerun e dei paesi Islamici, quei fruscìi che addolciscono antichi corsi d’acqua come quello della lotta contro le armi nucleari.

DOLCE MA NON TROPPO

È proprio il fluire di quest’ultimo fiume ad essere interessato ad una mutazione considerevole, questa settimana. ​È stato ratificato il trattato per la proibizione delle armi nucleari, adottato da una conferenza delle nazioni unite il 7 luglio 2017. Come un sasso che rimbalza dolce, silenzioso ma inoccultabile sullo specchio dell’acqua, la notizia sta lasciando centri concentrici destinati a suscitare reazioni tutte differenti. Accanto alla soddisfazione e all’ incredulità non può mancare lo scetticismo di fronte alla mancata firma dei “bulli mondiali”. I grandi Paesi dotati di armi nucleari, come gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Russia, la Cina e la Francia si sono rifiutati di aderire. A questi, si aggiungono i trenta Paesi della Nato, tra cui l’Italia. Il dolce si unisce all’amaro e ci ricorda che forse c’è ancora molto lavoro da fare. Ce ne parla questo articolo 👇

TRANSIZIONE

Intanto una brezza di cambiamento soffia sullo specchio d’acqua Cileno. Le immagini della gioia popolare riversatasi nel centro di Santiago, nella serata dello scorso 25 Ottobre, sono state tanto impressionanti quanto incoraggianti. La popolazione ha celebrato la vittoria del sì in un referendum storico che, con il 78 per cento dei voti, accantona definitivamente la vecchia costituzione approvata nel 1980, al tempo di Pinochet. Giunti a questo punto è giusto chiedersi: cosa attende il paese alla fine di questa transizione che sembra volersi lasciare il neoliberismo alle spalle? Che sfide dovranno affrontare le aspirazioni cilene?

INCRESPATURE DRAMMATICHE

Increspature dolorose si scorgono nelle acque Camerunensi, dopo che sette bambini sono stati uccisi nel corso di un’incursione armata nella Fransisca International Bi-lingual Academy, una scuola bilingue nella cittadina di Kumba, nel Sud-ovest del Camerun. L’attentato non è stato ancora rivendicato da alcun gruppo, ma le autorità camerunensi hanno puntato il dito contro i separatisti anglofoni. Cosa rivendicano questi ultimi? Cosa c’è alla base di questo conflitto fra governo e separatisti? Cerchiamo di capirci qualcosa con il nostro Guglielmo Rezza 👇

URAGANO POLACCO

Il presidente polacco Jarosław Kaczyński sperava che le proteste  nel suo paese si risolvessero in qualcosa dall’impatto marginale, in un lieve venticello che avrebbe appena accarezzato le fronde del sistema, scuotendole senza troppa rilevanza. Il movimento nazionale e trasversale alimentatosi in pochi giorni sembra, tuttavia, più simile ad un uragano pronto a lasciare cicatrici indelebili. Cosa sta portando migliaia di donne a manifestare nelle piazze di ben 150 città del paese sfidando il lockdown? Ripercorriamo i passi della legislazione polacca che hanno infiammato le proteste insieme alla nostra Naomi Di Roberto 👇

FERRI CORTI

Parlare di increspature per descrivere i rapporti attuali fra Francia e  paesi arabi sarebbe soltanto un grande eufemismo. La situazione sembra essere decisamente arrivata ai ferri corti. Nasconderlo come si fa con la polvere sotto il tappeto è pressoché impossibile, soprattutto dopo le recenti immagini che hanno mostrato le proteste contro il presidente Emmanuel Macron nelle strade di diversi paesi islamici, dalla Turchia all’Iran, dal Bangladesh al Qatar. Una parte della radice di questo contrasto è da ricercarsi nella corrente islamofobica popolare che, di fatto, attualmente attraversa il paese. à http://www.other-news.info/notizie/2020/09/15/la-francia-e-passata-da-una-presunta-islamofobia-scientifica-ad-unislamofobia-popolare/ Ma c’è di più. Anche il faccia a faccia tra il presidente francese e il turco Racepp Tayyip Erdogan si fa sempre più duro, acquisendo un peso importante in tutta questa storia, provocando prese di posizione e riportando a galla questioni rimaste in sospeso tra Parigi e Ankara. Cosa è successo? Cosa ha combinato Macron di tanto grave da meritarsi che dei manichini con le sue fattezze vengano bruciati in pubblica piazza come è accaduto in Bangladesh? Che cosa c’entra in tutto questo Charlie Hebdo? Ce lo racconta nel dettaglio la nostra Rosarianna Romano👇

Grazie dell’attenzione, buona domenica, alla prossima settimana.

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