Cooperazione Internazionale e multilateralismo, COVID-19, Guerre e Armamenti, Politica Internazionale, Sunday Breakfast

The Sunday Breakfast – 58 – panoramica sui fatti globali della settimana

Nov 22 2020

a cura di Cecilia Capanna

Sostieni OTHERNEWS con una piccola donazione

_______________

di Gianfranco Maselli– 16-22 nov 2020

Mentre in Marocco il popolo Saharawi protesta in difesa dei diritti umani e dall’altra parte del continente africano il conflitto etiope sembra allargarsi pericolosamente, ad ovest del globo gli Usa sono alle prese con l’eredità in politica estera di Donald Trump. Ma c’è di più. Da una parte bussano alle porte degli Stati Uniti potenziali nuovi inquilini, dall’altra le ombre dei giganti asiatici si fanno sempre più minacciose, soprattutto potenziate in una alleanza commerciale internazionale senza precedenti.

EL GUERGUERAT

È la fascia cuscinetto larga cinque chilometri che separa il Marocco dalla Mauritania. Nell’area vigeva un divieto assoluto di attività militari e civili quasi trentennale che è stato infranto, tuttavia, pochi giorni fa, quando le Forze armate reali (Far) del Marocco hanno mosso un’offensiva militare per tentare di disperdere il popolo Saharawi che manifestava pacificamente da 24 giorni per bloccare il passaggio. Perché un’aggressione di civili inermi? Chi sono i Saharawi e perché protestavano occupando l’autostrada al confine? Cerchiamo di raccontare nei dettagli una storia di violazioni di diritti umani con Guglielmo Rezza 👇

EQUILIBRI PRECARI

Dall’altra parte del continente africano, il conflitto che vede contrapposti il governo federale etiope e il Fronte di liberazione del Tigrè (TPLF) sembra allargarsi pericolosamente, tant’è che l’ombra di una destabilizzazione del Corno D’Africa sembra farsi sempre più concreta. Ad aggravare gli scontri armati tra i due schieramenti è stata una violenta offensiva del TPLF motivata da una teoria che, se confermata, comporterebbe un allargamento del conflitto al di fuori dei confini nazionali etiopi. In gioco, a questo punto, ci sarebbe l’equilibrio dell’intero Corno d’Africa. Cerchiamo di capire cosa è accaduto, che futuro attende la regione e quale supposizione ha spinto il Tigrè ad attaccare l’Eritrea assieme alla nostra Rosarianna Romano 👇

EREDITÀ SCOMODA

Intanto, ad ovest del globo, gli USA sono alle prese con la coda dell’amministrazione Trump in politica estera, ultime mosse particolarmente scomode. Se da una parte l’ormai uscente presidente degli Stati Uniti ha reso pubblico l‘intento di  ridurre drasticamente le truppe statunitensi sul territorio Afghano e Iracheno, dall’altra ha valutato una decisione drastica che coinvolgerebbe l’Iran: il bombardamento di Natanz, il suo principale sito nucleare. Forse a guidarlo potrebbe essere stato l’intento di lasciare un segno in politica estera, di mettere in difficoltà il successore Joe Biden e di soddisfare il partito e gli elettori per un’eventuale ricandidatura nel 2024.

Nonostante sembri che i suoi collaboratori siano riusciti a dissuaderlo dall’idea di un’ offensiva ai danni dell’Iran, il clima di ambiguità che aleggia su ciò che rimane del mandato Trump non accenna a calare. Il recente operato del Segretario di Stato Mike Pompeo, recatosi in visita presso le colonie israeliane in Cisgiordania e nelle alture del Golan, ne è un ottimo esempio. La visita segna la prima volta che un Segretario di Stato appare nei suddetti siti ma, soprattutto, mette definitivamente in luce quanto gli USA di Trump non possano più considerarsi un paese super partes ma, piuttosto, un potenza apertamente filoisraeliana.

UN NUOVO INQUILINO

La nostra contemplazione dell’orizzonte statunitense, così affollato di nuvole cariche di dubbi e incognite aperte, viene smossa da una potenziale new entry che bussa alle porte a stelle e strisce. C’è un paese che negli ultimi giorni ha manifestato, attraverso un apposito referendum, il desiderio di diventare il 51° stato degli Stati Uniti d’America. Se il tutto si concretizzasse gli Usa potrebbero avere un nuovo inquilino. Di chi si tratta? Come si è arrivati a tutto ciò? Cosa ci cela realmente dietro questa novità? Scopriamolo con Naomi Di Roberto 👇  

ACCORDO SENZA PRECEDENTI

Fra le ultime preoccupazioni di Donald Trump ci sarebbe anche la Cina. Si tratterebbe di un’apprensione più che giustificata considerando che, negli ultimi giorni, l’ombra del gigante asiatico sugli Usa si è ingigantita perché sommatasi a quelle degli altri 14 paesi con cui ha formato il Rcep, il mega accordo commerciale senza precedenti che varrebbe quasi un terzo del PIL mondiale e che, per la prima volta, porterebbe a collaborare Giappone, Corea del Sud, Cina e tantissimi altri paesi. Nella Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep) gli accordi dei dieci membri dell’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Filippine, Singapore, Thailandia e Vietnam) si intersecano in un patto multilaterale con Australia, Cina, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud. Secondo alcune stime economiche l’accordo potrebbe aggiungere ben 186 miliardi di dollari all’economia globale. Per l’amministrazione Trump e il suo totale unilateralismo portato avanti negli ultimi anni, l’accordo rappresenta una terrificante minaccia nonché un fallimento durissimo.

G20 VIRTUALE

Questa è stata una settimana densa, ieri e oggi è in corso anche il G20 in teoria a Riad in Arabia Saudita, in pratica in rete, in cui verrà discussa la risposta dei 20 paesi alla pandemia. Ne daremo conto la prossima settimana a giochi fatti, a maggior ragione dal momento che l’Italia è il paese che prenderà in consegna la presidenza del prossimo summit a partire da dicembre.

Grazie dell’attenzione, buona domenica, alla prossima settimana.

👉Sostieni Othernews con una piccola donazione👈

Leggi anche The Sunday Breakfast – 57 – panoramica sui fatti globali della settimana

admin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *