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Diritti degli animali: dalla pantera in Puglia alla zoomafia

Feb 20 2021

Gli avvistamenti in Puglia di una pantera errante accompagnano le nostre giornate di restrizioni e scarsa vita sociale come una serie tv. Ma quale è la verità dietro questa pantera? Dove sono i diritti degli animali e cosa è la zoomafia?

di Rosarianna RomanoOTHERNEWS

In Puglia (e non solo) non si parla d’altro: la presenza di questa – un po’ metafisica, un po’ dantesca – pantera nera tiene sotto scacco il tacco dello stivale già gravato dalla pandemia, sommando alle chiusure già imposte da essa nuovi provvedimenti per monitorare e gestire il pericolo e il panico proveniente dall’aggirarsi dell’animale selvatico, approdando così in un nuovo lockdown bucolico, che vieta il transito ciclo-pedonale e lo svolgimento di attività sportiva nelle strade di campagna.

Avvistata per la prima volta il 4 febbraio, questa fantomatica pantera, che in poco più di una settimana avrebbe percorso indisturbata una settantina di chilometri – giungendo infine alle porte del capoluogo regionale -, trova un precedente inquietante nel Gargano, esattamente un anno fa, a circa 200 km di distanza dagli attuali passi del felino.
Gli avvistamenti (o presunti tali) della pantera continuano in questi giorni, le ricerche non mancano e i fraintendimenti con grossi gatti neri non si fanno attendere insieme alle fake news. Tuttavia, nessuna presenza del grosso felino è stata accertata.

La notizia si è diffusa anche fuori dal nostro stivale: martedì 16 febbraio, il noto quotidiano inglese “The Telegraph” ha intitolato un suo pezzo «black panther’ spotted in southern Italy could be escaped pet of a mafia boss», specificando che:

«The big feline was seen and photographed on several occasions by people in the southern region of Puglia, the home turf of the shadowy Sacra Corona mafia, the least known of Italy’s criminal networks» .

“The Telegraph”, dunque, mette in relazione la pantera nera alla oscura shadowy Sacra Corona, definendola poi «la meno conosciuta delle reti criminali italiane.»
Il quotidiano inglese pone una questione di prim’ordine: quella dei diritti degli animali e della zoomafia.

La zoomafia in Italia

Con il termine zoomafia, ormai entrato nel lessico giornalistico e legale, si fa riferimento alla nascita e allo sviluppo di una forma di criminalità, parallela e legata a quella mafiosa, che sfrutta gli animali per attività economico-criminali. Tali attività possono essere le più disparate: corse clandestine di cavalli, traffico di cuccioli, combattimenti tra animali, truffe nell’ippica, business dei canili, contrabbando di fauna e bracconaggio organizzato, macellazioni clandestine e abigeato, pesca di frodo e illegalità nel comparto ittico, uso di animali a scopo intimidatorio o per lo spaccio di droga.

Una simile varietà di traffici abietti dimostra come le crudeltà nei confronti degli animali possono avere molteplici forme e numerosi sono gli interessi connessi allo sfruttamento criminale degli stessi che possono stimolare i più disparati appetiti della criminalità organizzata.

I dati delle Procure della Repubblica (70% delle Procure Ordinarie e 89% di quelle per minorenni, per un totale del 73% di tutte le Procure del Paese) raccolti ed elaborati dallOsservatorio Nazionale Zoomafia della LAV (Lega Anti Vivisezione), relativi al numero totale dei procedimenti penali sopravvenuti nel 2019 e al numero di indagati per reati a danno di animali, confermano una stabilità dell’andamento dei crimini contro questi ultimi.

Nel 2019 sono stati aperti circa 26 fascicoli al giorno (uno ogni 55 minuti) con circa 16 indagati quotidiani per reati a danno di animali. Si registra, a livello nazionale, un tasso di 16,07 procedimenti e di 9,64 indagati ogni 100.000 abitanti.

Inoltre, in Puglia, terra dove la pantera è stata avvistata, si può stabilire che, nel 2019, sono stati registrati circa 450 procedimenti (circa il 4,74% di quelli nazionali) e circa 255 indagati (circa il 4,36% di quelli nazionali).

Leggi anche: Il legame tra coronavirus e la distruzione della natura

Le norme contro lo sfruttamento delle specie selvatiche e esotiche

La legislazione che regola il commercio degli animali selvatici è basata sulla Convenzione sul Commercio Internazionale delle Specie minacciate di Estinzione (CITES, acronimo di Convention on International Trade of Endengered Species), firmata a Washington nel 1973 ed entrata in vigore due anni dopo. Lo scopo della convenzione, che attualmente conta 183 Paesi firmatari, è tutelare la fauna e la flora dallo sfruttamento.

Le specie animali elencate dalla CITES sono circa 5.800, suddivise in tre diverse appendici a seconda del grado di minaccia.
A livello europeo, la CITES è stata recepita con i regolamenti CE 338/97 e 865/2006, nei quali le specie selvatiche elencate dalla Convenzione sono state suddivise in quattro allegati (A, B, C e D, quest’ultimo noto anche come “lista di monitoraggio”, poiché comprende specie per le quali i livelli d’importazione in UE non sono regolamentati ma semplicemente monitorati).

Il 21 aprile entrerà in vigore il Regolamento europeo 2016/429 relativo «alle malattie animali trasmissibili e che modifica e abroga taluni atti in materia di sanità animale». Entro questa data, gli Stati Membri dovranno essersi conformati alle nuove regole europee.

Non a caso, a dicembre, la Commissione Politiche Europee della Camera ha approvato il disegno di legge di delegazione europea che, su proposta Lav, vieterà import, commercio e detenzione di animali selvatici e esotici. Inoltre, nei prossimi mesi, il Governo dovrà emanare un decreto legislativo che preveda «misure restrittive al commercio di animali, affiancate da un sistema sanzionatorio adeguato ed efficace, tra cui uno specifico divieto all’importazione, alla conservazione e al commercio di fauna selvatica ed esotica, anche al fine di ridurre il rischio di focolai di zoonosi, nonché l’introduzione di norme penali volte a punire il commercio di specie protette». 

Il traffico illegale di specie selvatiche ed esotiche contro i diritti degli animali (e dell’uomo)

«Tutti gli animali nascono uguali davanti alla vita e hanno gli stessi diritti all’esistenza»

Così il primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti animali sottoscritta nel 1978 presso la sede dell’Unesco di Parigi da numerose associazioni che si occupano di diritti animali.

Sono passati più di 40 anni da quella data e la pandemia di Coronavirus ha dimostrato a caro prezzo come sia di vitale importanza salvaguardare il nostro rapporto con queste specie. I mercati illegali di animali, il traffico di animali da allevamento rubati e la macellazione clandestina in condizioni igienico-sanitarie inesistenti pongono un serio problema di sicurezza alimentare. Mai come oggi conosciamo il pericolo della diffusione di malattie animali (zoonosi) e di passaggi di virus da animali a uomini con la conseguente diffusione di epidemie – o pandemie -. Il nuovo Coronavirus si è diffuso nel mercato degli animali Huanan, nella città di Wuhan. Ma mercati come questo sono presenti in tutto il mondo.

A dispetto delle leggi vigenti, c’è qualcuno per cui certe norme non valgono: il traffico illegale di specie selvatiche ed esotiche non solo continua quasi indisturbato ma vale 23 miliardi di dollari l’anno.

Non mancano, ovviamente, clan mafiosi e camorristici che ostentano animali esotici per sottolineare il proprio potere e la propria forza: la pantera nera dalle cui tracce siamo partiti potrebbe essere sfuggita proprio a uno di questi: mentre scherziamo e seguiamo “Le avventure della pantera nera” riflettiamo su questi temi.

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