Politica Internazionale

Elezioni Iran, addio riformismo Rohani. Qalibaf vince,pronto per la presidenza

Feb 23 2020

di Affari Italiani

Le bombe Usa e l’uccisione di Soleimani aiutano i conservatori. Qalibaf, leader del movimento Mostafa Mir Salim, si prepara la strada per le presidenziali 2021

Addio riformismo, l’Iran torna in mano ai falchi. E’ l’esito delle elezioni parlamentari di venerdì 21 febbraio, favorito (anche) dall’atteggiamento aggressivo tenuto dagli Stati Uniti negli ultimi anni, sin dall’elezione di Donald Trump. La lista dei 30 candidati principalisti, guidata dall’ex sindaco della capitale iraniana Mohammad Bagher Qalibaf, ha trionfato nella circoscrizione di Teheran. Lo ha reso noto in conferenza stampa il portavoce della Commissione elettorale del ministero degli Interni iraniano, Esmail Mousavi.

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Nella scena politica iraniani i principalisti sono i rivali dei riformisti, che praticamentente sono scomparsi dalla scena. Un duro colpo a chi sperava in possibili aperture di Teheran. D’altronde, l’approccio durissimo di Donald Trump nei confronti di Teheran non ha fatto altro che rafforzare i “falchi” all’interno del sistema politico iraniano, dopo che il presidente Hassan Rohani aveva ricevuto il mandato nel 2013 di aprire le porte all’occidente. Mandato raccolto con lo storico accordo sul nucleare con Barack Obama, poi però cancellato dall’amministrazione Usa successiva. Il raid di Baghdad nel quale è rimasto ucciso il generale Soleimani è stato il colpo di grazia al riformismo iraniano.

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Il vincitore del voto parlamentare è proprio Qalibaf che diventerà il nuovo speaker del parlamento, con vista sulle elezioni presidenziali del 2021, dove i falchi dovrebbero completare la “riconquista” delle istituzioni politiche. Proprio Qalibaf, leader del movimento conservatore Mostafa Mir Salim, è considerato da molti come il possibile prossimo presidente iraniano. Nel 2021, infatti, sono in programma le presidenziali, e l’antipasto delle parlamentari fa già capire che i tempi per il riformismo alla Rohani saranno molto duri.

L’esclusione di moltissimi candidati riformisti per mano del Consiglio dei Guardiani, l’organo che ha potere di veto sulle candidature, ha spinto a fare appello al boicottaggio diverse voci riformiste come Mostafa Tajzadeh, ex vice ministro nel governo di Mohammad Khatami. Secondo i media iraniani, 7.148 candidati sono stati ammessi, mentre 7.296 sono stati squalificati e si calcola che per 160 dei 290 seggi a disposizione ci saranno solo candidati conservatori in lizza. La mannaia del Consiglio dei Guardiani si è abbattuta, tra gli altri, anche su due noti deputati riformisti eletti quattro anni fa a Teheran, Mahmoud Sadeghi e Ali Motahari.

Non è chiaro il dato sull’affluenza, altro elemento chiave per capire il grado di legittimazione. Un dato a cui tengono molto Khamenei e tutto l’apparato iraniano. Dati ufficiali non sono arrivati, anche se Radio Farda indica l’affluenza intorno al 40 per cento, un dato di ben 20 punti percentuali minore rispetto al 62 per cento del 2016. Segnale di disaffezione e scollamento. L’Iran, dopo le bombe statunitensi, torna a chiudersi.

admin

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