Cooperazione Internazionale e multilateralismo

Chiudere le frontiere

Mar 7 2020

di Massimo PredieriOTHERNEWS

Yuval Noah ArariChiudere le frontiere non serve a contenere un’epidemia

Yuval Noah Arari

Rispondendo alle domande della BBC sull’epidemia del Coronavirus, lo storico, saggista e professore universitario Yuval Noah Harari ricorda la più grande e tragica epidemia vissuta in Europa, la peste nera. Harari cita la peste nera a proposito della spinta populista a chiudere le frontiere. Fa notare che nel Medioevo non c’erano aerei, treni o automobili, gli spostamenti erano molto difficoltosi, pochissima gente viaggiava e passava le frontiere. Malgrado ciò la peste si propagò in tutti i paesi europei, senza risparmiare neanche le isole.

Partita anch’essa dalla Cina, passando dalla Siria e la Turchia, la peste nera arrivò in Sicilia nel 1347. In cinque anni uccise un terzo della popolazione europea e lasciò una traccia indelebile nella nostra memoria collettiva. Fu immortalata in innumerevoli opere letterarie (Decameron, I Promessi Sposi) e ha ispirato pittura, scultura, architettura, musica e cinema; ebbe inoltre profonde conseguenze religiose, politiche ed economiche.

Con questo esempio Harari dimostra che anche oggi chiudere le frontiere sarebbe totalmente inutile.

Nel suo bestseller Homo Sapiens Harari indica nell’avvento dell’agricoltura e dell’allevamento le origini delle epidemie. Prima della rivoluzione agricola, iniziata circa 8.000 anni fa, l’homo sapiens viveva in piccoli gruppi di raccoglitori e cacciatori, con pochi e rari contatti tra di loro. Se una malattia si propagava in una tribù, difficilmente avrebbe contagiato un’altra tribù.

Oggi l’intensa urbanizzazione sviluppatasi negli ultimi 70 anni favorisce invece la rapida ed incontrollata diffusione delle epidemie. Secondo i dati del Gruppo della Banca Mondiale, più della metà dei quasi otto miliardi di abitanti della terra vive oggi in città, con una crescita dal 33% del 1960 a oltre il 55% di oggi (The World Bank Group).

Non potendo sigillarci dal resto della terra, che significherebbe tornare all’età della pietra, dobbiamo dunque unirci per affrontare efficacemente l’epidemia, suggerisce Harari. Il vero antidoto, conclude Harari, è una maggiore cooperazione tra i paesi per condividere le informazioni, apprendere dalle esperienze delle zone dove ci sono state le prime vittime, sviluppare reciproca fiducia e aiutarci a vicenda. Nessun paese da solo è in grado di affrontare fenomeni globali come le epidemie.

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