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CORONAVIRUS. ISRAELE, I MEDICI EBREI E ARABI LOTTANO INSIEME, 17% SONO PALESTINESI, PER ‘HAARETZ’ IMPEDISCONO CROLLO SISTEMA

Apr 4 2020

di DIRE

(DIRE) Roma, 3 apr. – In Israele l’epidemia di coronavirus ha gia’ fatto registrare oltre 6mila contagi, ma la buona notizia e’ che potrebbe fornire un’occasione di distensione con la comunita’ palestinese. Gli ospedali in prima linea nel fronteggiare l’emergenza registrano una forte presenza della comunita’ araba tra medici, infermieri e personale addetto ai servizi come i custodi, gli addetti alle pulizie e alla manutenzione.
 

In un articolo del quotidiano Haaretz sono illustrati i dati ottenuti dal ministero dell’Interno: in Israele sono di origine palestinese il 17 per cento dei medici, un quarto degli infermieri e addirittura la meta’ dei farmacisti. La testata conclude che senza di loro il sistema sanitario “crollerebbe”.
 

Il quotidiano francese ‘Le Monde’, rilanciando la notizia, si fa portavoce pero’ delle denunce di “attacchi razzisti” di cui sarebbero oggetto i deputati di origine araba alla Knesset: dopo le elezioni del 2 marzo, la Lista unita dei partiti arabi si e’ affermata come terza forza politica, un risultato che ha spinto il partito Blu e bianco di Benny Gantz a proporre un’alleanza d’opposizione per formare un blocco compatto rispetto alla maggioranza. Da allora, i deputati arabi sono stati accusati dagli avversari di “sostenere il terrorismo” e di essere loro
tessi “terroristi in giacca e cravatta”.

Uno dei leader della Lista, Ahmad Tibi, ha dichiarato: “Combattiamo contro due virus: il Covid-19 e il razzismo. Il primo, lo batteremo. Per il secondo ci vorra’ piu’ tempo”.
 

Polemiche che “danno fastidio, ma che nel nostro ospedale non entrano perche’ qui si lavora tutti insieme” ha dichiarato Naela Hayek, che nell’ospedale di Hadassah, a Gerusalemme, dirige 250 infermieri e infermiere del reparto di terapia intensiva, tra cui ci sono anche tanti arabi. Il reparto e’ sotto pressione ma unito nel contrastare l’epidemia.

admin

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