Guerre e Armamenti, Politica Internazionale, Società Civile

75 anni fa Buffalo Soldiers sulla Linea Gotica si immolarono per la libertà dell’Italia.

Apr 25 2020

di Cecilia CapannaOTHERNEWS

Inviati dagli alleati USA per liberare l’Italia dal nazi-fascismo, soldati afro-americani combatterono e morirono al fianco dei Partigiani. La storia incredibile del Tenente John Robert Fox.

Il Tenente John Robert Fox

Il Tenente John Robert Fox, osservatore in avanscoperta appartenente al 366° Reggimento di Fanteria di soldati afro-americani legati alla 92° divisione di Buffalo Soldiers, mandati in Italia dal governo USA sulla Linea Gotica per respingere le truppe nazi-fasciste tedesche che arretravano, convisse, insieme ai suoi commilitoni, con gli abitanti di un piccolo paesino, Sommocolonia, sull’Appennino tosco-emiliano. Una rocca la cui posizione permetteva di avere sott’occhio i movimenti sia dei partigiani, per proteggerli, sia dei tedeschi, accampati lì vicino. 

I cittadini di quel piccolo paese non avevano mai visto prima di allora persone di colore e non se ne fecero assolutamente un problema. Era inverno, il cibo e la legna scarseggiavano per il gelo e la neve, eppure tutti senza esitare vissero insieme per un mese dandosi una mano gli uni gli altri: i cittadini offrendo ai soldati un tetto, i soldati andando a cercare nei boschi circostanti cibo e legna, dopo aver condiviso quel che restava dei ranci.

Il giorno di Natale si ritrovarono a celebrare la festività condividendo il pasto natalizio dei soldati a base di tacchino, assaggiato per la prima volta dagli abitanti di Sommocolonia. Dopo la celebrazione cattolica, nella chiesa del paese i soldati poterono celebrare il loro rito intonando i canti religiosi protestanti in inglese. Oltre la nazionalità, oltre il colore della pelle, oltre la religione, al di là di ogni muro inventato che, allora con il nazi-fascismo e ancora oggi purtroppo con intolleranza, xenofobia e razzismo, impediva e impedisce tuttora agli esseri umani di fare comunità, di sentirsi tutti abitanti della stessa casa, affratellati dallo stesso destino di nascere, vivere sullo stesso pianeta e doverlo alla fine lasciare.

Sommocolonia, una cittadina sull’Appennino tosco-emiliano, bombardata il 26 dicembre 1944

Il giorno successivo a quel Natale, il 26 dicembre 1944, i tedeschi sferrarono un attacco e John Fox attirò il fuoco su di sé, salito in cima alla torre del paese. Morì con quasi tutti i suoi commilitoni a soli 29 anni, tentando di fermare i tedeschi e salvando le persone che avevano accolto lui e i suoi soldati. Pochi mesi dopo, la Liberazione.

Solo 50 anni più tardi gli verrà riconosciuto l’atto eroico e verrà insignito di onori dal governo americano. 

Oggi, 25 aprile 2020, questa storia di Resistenza è più che mai un simbolo di come la Liberazione sia avvenuta con la coesione, con la condivisione, nel nome del valore comune della libertà, al di là di qualsiasi pregiudizio.

La recrudescenza di razzismo e xenofobia e il rinascere oggi di tanti movimenti di estrema destra dimostrano come purtroppo la memoria degli orrori consumatisi durante il nazi-fascismo, la memoria del coraggio di tanti uomini e donne che sacrificarono la propria vita per liberare il paese intero, sia purtroppo molto corta.  

E la memoria della Liberazione è una memoria divisa, nonostante proprio la Resistenza abbia insegnato che le divisioni non danno la libertà, le divisioni creano terreno fertile per autoritarismi e dittature.

75 anni dopo, dobbiamo ancora imparare ad essere liberi.

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La scrittrice americana Solace Wales ha raccolto tutte le testimonianze degli abitanti di Sommocolonia in un libro, Braided in Fire, che verrà presto tradotto in italiano.

👉 maggiori dettagli sull’attacco tedesco a Sommocolonia il 26 dicembre 1944

👇 L’articolo di Enrico Deaglio su la Repubblica in occasione del 75° anniversario della battaglia e della morte eroica del Tenente Fox. 👇

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