Politica Internazionale

Un nuovo governo per l’Iraq

Mag 9 2020

di Guglielmo RezzaOTHERNEWS

Mustafa Al-Kadhimi è il nuovo Capo del Governo iracheno e no, quello che lo aspetta non è un compito semplice

Mustafa al-Kadhimi [Iraqi Parliament/Handout]

Dopo più di cinque mesi di incertezza politica e istituzionale l’Iraq ha di nuovo un governo, con a capo il primo ministro Mustafa al-Kadhimi, il terzo a ricevere l’incarico dalle dimissioni di Mahdi a dicembre. Al-Kadhimi sembra esser riuscito laddove i suoi predecessori, Mohammed Tawqif Allawi e Adnan al-Zurfi, avevano fallito, ottenendo dal Parlamento iracheno il voto di fiducia per l’approvazione di 15 dei 22 ministri da lui proposti per il nuovo Gabinetto di Governo. Tuttavia, per ottenere il sostegno necessario per mettere d’accordo i gruppi parlamentari e la nomina dei propri ministri, al-Kadhimi è stato costretto a scendere a patti con le diverse fazioni del parlamento iracheno, seguendo la consolidata prassi di ripartizione che caratterizza il sistema di power-sharing iracheno: i ministri sono stati quindi selezionati dai partiti che hanno poi dato il proprio sostegno al governo, lasciando ben poco margine di scelta al nuovo Primo Ministro.

Quella di Mustafa al-Kadhimi è una figura complessa: nato nel 1967 a Baghdad, dopo gli studi di legge svolge attività di giornalista e diventa in breve conosciuto come un oppositore del regime di Saddam Hussein. Proprio l’attività di opposizione lo porta a lasciare il Paese nel 1985 e a vivere in esilio prima in Iran e poi nel Regno Unito, di cui possiede la cittadinanza. Tornato nel Paese dopo l’invasione americana e la caduta di Saddam nel 2003, ha partecipato alla fondazione della rete televisiva Al Iraqiya ed è stato direttore esecutivo della “Iraq Memory Foundation”, fondazione il cui scopo era documentare i crimini perpetrati da Saddam Hussein. Nel 2016, mentre l’Iraq intensificava gli sforzi per riappropriarsi di tutti i territori occupati dall’Isis, al-Kadhimi è stato nominato Direttore dei Servizi Segreti Iracheni.

Mustafa al-Kadhimi sembra dunque essere riuscito a far convergere su di sé simpatie trasversali, riuscendo nel difficile compito di mettere d’accordo sia le élite di governo irachene che quegli attori internazionali che tanta influenza hanno su un Paese endemicamente instabile come l’Iraq: il nuovo Primo ministro è di fatto riuscito ad ottenere anche il sostegno delle fazioni politiche irachene più vicine all’Iran nonostante vanti saldi legami con Londra e Washington. Gli anni dell’esilio e la stretta collaborazione con la coalizione a guida statunitense nella lotta allo Stato Islamico rendono al-Kadhimi una figura sostanzialmente vicina all’Occidente e in occasione dell’eliminazione di Soleimani gli erano state rivolte accuse da parte filo-iraniana di essere stato complice nell’operazione. Tuttavia, il veto inizialmente posto sulla sua nomina dai gruppi più vicini all’Iran è stato superato con l’acuirsi della crisi politica ed economica, che ha reso sempre più urgente la formazione di un governo.

Ricordiamo infatti che l’Iraq ha affrontato una fase di profonda incertezza politica e istituzionale durata più di cinque mesi, da quando il primo ministro Adel Abdul Mahdi si era dimesso dalla carica a seguito di settimane di proteste di piazza che avevano profondamente scosso il Paese e nelle quali circa cinquecento manifestanti erano rimasti uccisi. Tra le motivazioni che avevano animato i manifestanti vi era una diffuso senso di esasperazione verso le élite consolidatesi al potere negli anni che hanno seguito la caduta del regime di Saddam, nonché un profondo malcontento per la crisi economica apparentemente senza fine e per i livelli elevatissimi di disoccupazione. Negli ultimi mesi la situazione, già di per sé critica, è riuscita a peggiorare ulteriormente: il crollo del prezzo petrolio ha infatti abbattuto una delle ultime importanti risorse a disposizione dello Stato iracheno, mentre l’Isis ha deciso di approfittare dell’instabilità causata dalla crisi del petrolio e dalle misure di contenimento della pandemia per intensificare i propri attacchi.

Al-Kadhimi si trova in una situazione ben poco invidiabile, con l’imbarazzo della scelta su quale problematica affrontare per prima.

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