COVID-19, Nuove voci del giornalismo

Conteggio e contagi: perché sembra che il virus stia preferendo le zone più sviluppate del globo

Mag 16 2020

di Marlene Simonini – OTHERNEWS

Indipendentemente dalla prima o terza classe, il Covid-19 ha presso l’aereo, l’autobus, il traghetto e qualsiasi altro mezzo iniziando a girare per il mondo solo qualche mese fa. 

Perché sembra che abbia preferito annidarsi principalmente nelle aree più sviluppate del globo terrestre, concedendo apparentemente la grazia ai paesi in via di sviluppo? Diversi i punti su cui concentrarci, qui tentiamo, senza indugio, di presentarne alcuni. 

I dati

Il numero dei contagi è gestito, innanzitutto, dal sistema sanitario di ogni paese. È facilmente intuibile l’equazione secondo cui tanto più il sistema sanitario sarà capillare ed efficace tanto più i dati saranno corretti e puntuali. 

Quando parliamo di dati, intendiamo sì quelli attuali, ma non solo. 

I dati pre Covid-19, infatti, quelli appartenenti a quell’epoca spensierata in cui il virus non faceva ancora parte delle nostre vite, nei paesi in via di sviluppo possono godere alle volte della stesa inaccuratezza e delle stesse lacune di quelli odierni.

Laddove le statistiche riguardanti la salute della popolazione erano scarsamente riportate prima della pandemia, l’indice di mortalità attuale, su cui pesa il virus, sarà inevitabilmente meno accurato. 

La demografia 

L’Italia è un paese per vecchi e questo è tanto ovvio quanto vero. 

I paesi in via di sviluppo invece – generalmente localizzati in Africa, Sud America e Sud Est Asiatico – vantano una popolazione decisamente più giovane. 

Si prenda ad esempio il caso dell’Africa, terra in cui sono segnalati soltanto 50mila casi positivi al Covid-19 su una popolazione di 1,3 miliardi di persone. Più del 60% della popolazione africana ha un’età inferiore ai 25 anni, fattore complice del basso indice di mortalità causa virus. 

In Italia, inutile sottolinearlo, la situazione è ben diversa: metà della popolazione italiana ha più di 45 anni e la maggior parte dei decessi globali sono stati registrati nella fascia d’età tra i 70 e i 90 anni. 

Dulcis in fundo: non solo più vecchi, ma anche più deboli fisicamente: 2/3 dei pazienti che soffrono di ipertensione vivono nei paesi più sviluppati, gli stessi in cui il diabete corre ormai da decenni. 

Le Caratteristiche urbane

Tra le caratteristiche più comuni dei paesi più sviluppati è una rete di trasporti pubblici capillare e continua. 

La mancanza di questo vantaggio si trasforma in fortuna nei paesi meno sviluppati, che hanno così fortunatamente evitato numerosi luoghi di contagio. 

Le Scelte dei governi 

Seppur tristemente, è bene ricordare una cosa: i paesi in via di sviluppo, come il già citato caso africano, sono ancora memori della dura lotta contro altre epidemie: l’Ebola, per citare qualcosa di recente, o il temibile AIDS. Stiamo davvero parlando di “loro ormai ci hanno fatto l’abitudine a fronteggiare un virus e noi no”? È triste, ma spesso vero.

Alcuni paesi sono ancora memori di una vita in luoghi a rischio contagio. 

Da aggiungere, comunque, anche alcune scelte lodevoli e lungimiranti da parte dei governi, come quello greco e vietnamita che hanno adottato norme restrittive fin dall’emergere dei primi casi nel proprio territorio. O il Ruanda ed il Senegal, altrettanto pronti a chiudere frontiere ed indire il coprifuoco quando la situazione era ancora lontana dall’esser definibile grave. 

Questi sono punti (o spunti, speriamo) di riflessione, su un virus di cui dobbiamo eguagliare l’intelligenza; perché lui non è razzista né sessista, non discrimina essere umano alcuno e attacca tutti, senza distinzioni e così deve essere la nostra lotta: sconfiggere il virus in casa nostra ed in casa dei nostri vicini, indipendentemente da tutto, come lui.

L’OMS lo ha già messo in chiaro: se il contagio importanti nei paesi in via di sviluppo più poveri, allora questo riuscirà ad arrivare anche ai paesi più sviluppati. Ecco che si creeranno nuovi focolai. Il meccanismo è lo stesso che ha spinto una moltitudine di italiani ad abbandonare le zone rosse per cercare rifugio nelle famiglie di origine o nelle seconde case, perché, prendendo in prestito le parole di Ed Holt “nasce dalla paura e dal bisogno, dalla necessità di salvarsi”. 

Alla fine di questo virus questo mondo continuerà a dividersi tra paesi sviluppati e meno sviluppati. Chissà se saranno gli stessi di ora. 

admin

One Comment

  1. Brava Marlene. Hai fatto una fantastica analisi e steso in maniera chiara e dettagliata ogni concetto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *