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The Sunday Breakfast – 43 – panoramica sui fatti globali della settimana

Ago 9 2020

a cura di Cecilia Capanna

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3-9 agosto 2020 – di Cecilia Capanna

Cosa è successo questa settimana al di là del Covid che continua a mietere contagi dove non ha mai smesso di infuriare e riprende pericolosamente a dilagare dove il picco era stato superato tempo fa?

Il fungo di Beirut

Impossibile non cominciare la nostra rassegna con l’impressionante esplosione che ha raso al suolo l’area del porto di Beirut e le cui cause sono ancora ignote, nonostante ne siano state dette di tutti i colori a partire da regie terroristiche fino ad arrivare ad interferenze esterne per mezzo di missili o bombe sganciate da droni, passando per il più plausibile errore umano.

Bisogna sempre chiedersi “chi trae vantaggio da questo fatto?” e per l’appunto è molto difficile trovare un movente abbastanza forte da parte di qualcuno che non sia, al limite dell’assurdo, una spregiudicata compagnia di assicurazioni o un costruttore senza scrupoli, per giustificare un colpo tanto grave ai danni di un paese che già versava in condizioni economiche disperate.

Guglielmo Rezza ci racconta la triste storia del Libano 👇

A che ora è la fine del mondo?

La fortissima esplosione, immortalata da più di un video di cittadini libanesi che filmavano la colonna di fumo che saliva dall’hangar dove sembra fossero stipate sostanze esplosive e fuochi d’artificio, ha ricordato a molti il fungo atomico di Hiroshima e Nagasaki, anche se paragonarla alle bombe nucleari che hanno devastato due intere città e fatto 90.000 vittime è piuttosto inappropriato. Fatto è, però, che la coincidenza che ha visto consumarsi questo brutto episodio e insieme la ricorrenza dei 75 anni dalle due bombe atomiche, è stata occasione per rianimare il dibattito sopito sul trattato per l’abolizione delle armi nucleari mondiali. Dal 1947 il nostro tempo è scandito dal “Doomsday Clock”, il conto alla rovescia per la fine del mondo creato dal “Bulletin of the Atomic Scientists” dell’università di Chicago, indicatore universalmente riconosciuto della vulnerabilità del pianeta alla catastrofe causata da armi nucleari, cambiamenti climatici e altre tecnologie pericolose. Se il trattato venisse firmato da tutti, sarebbe un grande passo avanti per fermare questo orologio.

Ce ne parla il nostro Gianfranco Maselli 👇

Si trasforma in un razzo missile

E chi può essere se non Trump a creare vento sul disarmo con il suo comportamento da banderuola?

Dopo che nel 2018 era uscito dal trattato del 2015 con l’Iran e esattamente un anno fa si era ritirato dal trattato Inf con la Russia, fortunatamente a giugno scorso a Vienna ha insistito per un’estensione del trattato New START con il Cremlino per la riduzione delle testate nucleari che USA e Russia posseggono per il 91% nel mondo.

Ma Trump porge la firma del disarmo anche alla Cina, mentre con l’altra mano decreta sanzioni commerciali e litiga per TickToc e altre cineserie per lui detestabili, continuando a creare una vera e propria spaccatura che molti hanno letto, a torto o meno, come una nuova guerra fredda.

Ce ne parla Fernando Ayala. 👇

Tra le stelle sprinta e va

Tutto preso dalla campagna elettorale per le imminenti elezioni presidenziali, Donald cerca di inanellare successi eclatanti per guadagnare consensi, nonostante il disastro sanitario causato dal suo minimizzare il Covid e lasciarlo mietere vittime in lungo e in largo per i 50 stati a stelle e strisce. Ed è sul podio che sbandiera la missione compiuta dello Space X, i sussidi ai cittadini americani per la pandemia, la sua convinzione di vincere il Nobel per la medicina per aver suggerito per primo di assumere idrossiclorochina contro il Covid ecc ecc, mentre sopprime con violenza le proteste casalinghe a Portland e incoraggia invece quelle ad Hong Kong.

Lo assisteranno le buone stelle? Vincerà? Si allineeranno i pianeti?

Di sicuro, ben schierati ancora non si sa se a suo favore o contro, ci sono i tre pianeti che hanno sbaragliato il mondo della finanza mondiale, i Big 3: Van­guard, Blac­kRock e Sta­te Street Glo­bal Ad­vi­sor, i 3 mag­gio­ri Mu­tual Funds del mon­do, i registi occulti della verticalizzazione del potere. Tutti insieme gestiscono un patrimonio che nel 2019 ammontava a 16 trilioni di dollari e le previsioni vedono la loro cassa diventare pari a metà del PIL dell’intero pianeta nel 2040. Il sospetto legittimo è che con tutto quel denaro possano comprare non solo i manager delle aziende ma anche Governi e opposizioni a danno della democrazia planetaria.

Qui l’analisi di Glauco Benigni 👇

L’ora della post-transizione

La finanza incontrollata, che ha permesso a questi tre colossi di arricchire solo l’1% della popolazione mondiale, è figlia della transizione neoliberista cominciata 30 anni fa con la caduta del Muro di Berlino. Il fallimento di questa transizione è tanto più evidente nei paesi dell’Europa dell’Est, quelli oltre la cortina di ferro durante la Guerra Fredda vera, i quali da che erano comunisti ora paradossalmente per reazione abbracciano movimenti ultra-nazionalisti e condannano i governi corrotti, come sta succedendo con le proteste che infiammano le piazze in Bulgaria. Le persone sono stanche di aspettare il cambiamento che, annunciato nel 1989, si è rivelato un male per tutti, vincenti e perdenti. La gente è stanca della transizione, vuole andare oltre.

Ce lo ha raccontato Vladimir Mitev, nostro partner con Baricada👇

Vento di speranza

La lotta nella speranza di cambiare è sempre più evidente in tutto il mondo, soprattutto nei paesi in cui i diritti umani vengono regolarmente violati, fino addirittura a vedere la figlia di un leader autoritario come Recep Tayyip Erdogan andare contro lo stesso padre e lo stesso fratello per difendere le donne turche mortificate da infinite ingiustizie nel suo paese.

Ce lo racconta Naomi Di Roberto 👇

Con l’augurio che la speranza non ci abbandoni mai e si trasformi in cambiamento ci fermiamo qui. Grazie dell’attenzione, buona domenica e alla prossima settimana!

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