Pace e disarmo, Politica Internazionale

Il Marocco normalizza le relazioni diplomatiche con Israele

Dic 19 2020

Il Marocco è il sesto paese arabo a normalizzare le relazioni con Israele. Le preoccupazioni dei Palestinesi e i nuovi scenari nella regione dopo gli “Accordi di Abramo”.

di Alice Minati – OTHERNEWS

Marocco e Israele
Benjamin Netanyahu, Primo Ministro di Israele, e Muhammad VI, re del Marocco.

Lo scorso 10 dicembre il Marocco si è aggiunto ai paesi appartenenti alla Lega Araba che hanno scelto di normalizzare le relazioni con Israele. L’accordo, negoziato con l’aiuto americano, è l’ultimo in ordine di tempo che vede un paese arabo stabilire nuove relazioni diplomatiche con lo stato ebraico. Lo scorso settembre, nei giardini della Casa Bianca a Washington sono stati siglati gli Accordi di Abramo in cui i ministri degli esteri di Bahrain e Emirati Arabi Uniti hanno formalizzato la stessa decisione alla presenza di Trump e di Benjamin Netanyahu. A questo accordo è seguita la normalizzazione dei rapporti con il Sudan. La decisione di questi stati arabi può definirsi storica se si pensa che le prime normalizzazioni dei rapporti con Israele decise da Egitto e Giordania sono ascrivibili al secolo scorso (l’Egitto dal 1979 e la Giordania dal  1994).

Il riconoscimento USA della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale

Nel caso del Marocco, il raggiungimento dell’accordo è stato favorito dalla diplomazia americana che, in cambio della decisione marocchina, ha riconosciuto la piena sovranità del Marocco sul territorio conteso del Sahara occidentale. La disputa sul Sahara Occidentale ha avuto inizio nel 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco ha annesso una parte di tale area, situata sulla costa Nord-occidentale dell’Africa. Gli scontri con il fronte indipendentista Polisario sono continuati fino alla tregua raggiunta con la mediazione dell’ONU nel 1991. Da allora non si è mai tenuto il referendum sull’indipendenza delle regione (a cui i marocchini si sono sempre fermamente opposti), preferendo l’istituzione di una forma di autonomia sotto la sovranità marocchina. Il fronte Polisario, sostenuto in primis dalla vicina Algeria, ha sempre cercato di istituire nella regione uno stato indipendente e autonomo da Rabat.  

Il Presidente Trump ha deciso di cambiare l’orientamento della politica estera americana su tale questione, sostenendo la proposta marocchina di istituire una forma di autonomia nella regione e giudicandola come “l’unica soluzione possibile” per la risoluzione del conflitto. A seguito dell’accordo, Marocco e Israele riapriranno i propri uffici di collegamento nei rispettivi stati, chiusi dal 2000, anno in cui le tensioni tra israeliani e palestinesi avevano spinto il Marocco a interrompere le relazioni diplomatiche tra i due paesi. Inoltre, verranno ristabiliti i collegamenti aerei diretti da e per Israele. Come parte dell’accordo, Washington aprirà a sua volta una rappresentanza consolare nei territori del Sahara occidentale.

Il rappresentante del fronte Polisario presso le Nazioni Unite ha accolto con rammarico la decisione statunitense che ha tuttavia definito “strana ma non sorprendente”. L’accordo non influenza le rivendicazioni del fronte Polisario, permanendo l’obiettivo finale di raggiungere l’autodeterminazione del popolo del Sahara occidentale.

Leggi anche: Nel Sahara Occidentale salta la tregua trentennale tra Marocco e Fronte Polisario

La delusione dei palestinesi per la firma degli Accordi con Israele

Nonostante il re marocchino Muhammad VI ha affermato che tale accordo non cambia nella sostanza la posizione del Marocco a sostegno della causa palestinese e della costituzione di uno stato palestinese con Gerusalemme capitale, è evidente che i palestinesi siano i primi delusi dagli accordi di normalizzazione promossi dall’amministrazione Trump in Medio Oriente. A tal proposito, a seguito degli Accordi di Abramo i rappresentanti dei palestinesi hanno accusato i paesi arabi di sacrificare la causa palestinese e di venir meno alla promessa di non riconoscere Israele fintanto che lo stato ebraico non rinunci ai territori occupati per la costituzione di uno stato palestinese.

La preoccupazione palestinese sale proporzionalmente al numero di paesi arabi che intende associarsi agli accordi di normalizzazione promossi dalla diplomazia americana. Mentre i rapporti tra Israele e Marocco sono sempre stati piuttosto amichevoli, la posizione dei paesi del Golfo nei confronti di Israele ha subito forti modifiche nel corso degli ultimi anni. La firma del Bahrain degli Accordi di Abramo lancia un campanello di allarme tra i palestinesi: il possibile e temuto riavvicinamento tra Israele e Arabia Saudita. In via informale, i segni di un riavvicinamento tra Tel Aviv e Riad sono stati numerosi negli ultimi anni: ai buoni rapporti personali che sono intercorsi rispettivamente tra Trump e Mohammed Bin Salman e tra Trump e Benjamin Netanyahu, si aggiunge la consapevolezza di un nemico comune, l’Iran. Nonostante il tentativo di Washington di coinvolgere i sauditi nel processo di normalizzazione dei rapporti con Israele, il ministero degli esteri saudita ha affermato che i sauditi “non sono ancora pronti”. Sicuramente non è pronto il re Salman, che appartiene alla generazione che ha vissuto le tragiche vicende dei palestinesi, gli esodi, i campi profughi e la stagione degli scontri violenti tra palestinesi e israeliani. Molto più pronto ad accettare la normalizzazione dei rapporti con Israele, per ragioni economiche oltre che politiche, è il giovane principe Bin Salman che non ha vissuto direttamente la stagione degli aspri scontri del secolo scorso.

Tuttavia, i sauditi sono stati gli autori del piano di pace arabo che chiedeva l’indipendenza palestinese e sono i custodi dei luoghi sacri della fede musulmana. Una loro adesione alla normalizzazione dei rapporti con Israele avrebbe una portata simbolica enorme, ridimensionando definitivamente la causa palestinese.

L’Iran tagliato fuori e le nuove prospettive di pace in seguito alla normalizzazione dei rapporti con Israele

Gli Accordi di Abramo sono stati apertamente criticati dall’Iran, che li ha giudicati “vergognosi”. Non poteva essere altrimenti se si considera il forte grado di contrapposizione politica raggiunto tra Teheran e Washington. Dal punto di vista dell’Iran, gli accordi aprono a un “accerchiamento politico” che si aggiunge a quello economico imposto dalle gravi sanzioni economiche degli Stati Uniti che stanno mettendo a dura prova l’economia nazionale.

È ancora presto per capire se gli Accordi di Abramo e la normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Israele e alcuni paesi arabi potranno aprire a una nuova stagione di negoziati e/o collaborazione. Parimenti è difficile prevedere se questi Accordi saranno fonte di nuove conflittualità nella regione. Quel che è certo è che un nuovo tentativo di pace in un territorio così complesso è sempre il benvenuto. Sarà interessante capire se l’amministrazione Biden promuoverà l’estensione degli Accordi a nuovi paesi arabi o se li lascerà cadere nel dimenticatoio, smorzando gli animi. Quel che è certo è che non tornerà indietro sugli Accordi e non disferà la tela diplomatica statunitense intessuta fino a questo momento.

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