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The Sunday Breakfast – 75 – Cosa è successo nel mondo

Mar 21 2021

Numero 75 – Cosa è successo nel mondo questa settimana? Panoramica sui fatti globali principali, a volte trascurati dal mainstream.

a cura di Cecilia Capanna

75  cosa è successo nel mondo

di Alice Minati – 15-21 marzo 2021

Siamo al numero 75 cosa è successo nel mondo questa settimana?

Dalle dichiarazioni politiche agli accadimenti sul territorio, anche questa settimana è densa di avvenimenti nella politica internazionale. In primis la politica estera americana nei confronti di Russia e Cina: dalle accuse di Biden a Putin di essere un “assassino”, allo scontro frontale tra la diplomazia americana e quella cinese durante l’incontro in Alaska tenutosi questa settimana. Sembra che Biden e la nuova amministrazione intendano calcare il solco della strategia di Trump ma cambiando tattica, non isolando gli Stati Uniti ma costruendo un sistema di alleanze contro nemici comuni.

Spostandoci in Asia e nei Caraibi, né gli abitanti di Haiti né i Rohingya trovano pace: crisi politica e persecuzioni minacciano l’esistenza delle due comunità. Mentre in Myanmar le violenze continuano, in Siria queste perdurano da 10 anni, con esiti catastrofici.

Wake up America and run!

Se Biden e il Senato americano fossero ai blocchi di partenza, il primo sarebbe veloce come Bolt mentre il secondo sarebbe costretto a rincorrere. Che i tempi della democrazia stiano allungando e penalizzando la qualità del gioco democratico è una preoccupazione sentita da molti.

Marlene Simonini ci parla di democrazia americana e del dibattito emerso questa settimana sulla pratica del “filibuster”, il filibustiere, traducibile come “l’ostruzionismo”, pratica che secondo Biden rallenterebbe i lavori democratici 👇

Dopo gli uragani e i terremoti, ad Haiti infuria la tempesta politica

Dopo le catastrofi naturali, in questi ultimi mesi ad Haiti infuria una crisi politica senza precedenti. Il presidente Moise non intende lasciare il potere nonostante abbia raggiunto la fine del mandato e dichiara lo stato di emergenza. La popolazione, allo stremo, vuole un cambiamento.

Naomi di Roberto offre un quadro chiaro della situazione ad Haiti 👇

10 anni di guerra in Siria

A differenza di molte altre ricorrenze, quella dei dieci anni dall’inizio della guerra in Siria vorremmo davvero non metterla in evidenza. Eppure, le conseguenze di questi 10 anni di conflitto sono così catastrofiche per la popolazione civile che non parlarne sarebbe un peccato giornalistico.

Oltre 6 milioni di bambini sono nati sotto la guerra, vivono in un paese distrutto dove solo 1 scuola su 3 è aperta. Quante lauree, quanti matrimoni e quanti altri traguardi non celebrati.

Per approfondire 👉 La Siria 10 anni dopo

Per i Rohingya le persecuzioni non sono finite

Sembra non esserci pace per i Rohingya. Questa volta in India, nuove persecuzioni si abbattano sulla comunità di rifugiati giunti in quei territori nel corso degli ultimi anni a seguito delle angherie e del genocidio subito in Myanmar.

Nonostante il loro status giuridico protetto in qualità di rifugiati, nella regione del Kashmir indiano sono stati condotti centinaia di arresti da parte della polizia locale nell’obiettivo di espellere i Rohingya e “deportarli” in Myanmar. Tutto questo a dispetto delle regole internazionali che vietano il respingimento o la deportazione in paesi da cui i rifugiati provengono e dove sarebbe messa a rischio la loro sopravvivenza.  

Le comunità musulmane dei Rohingya sono sempre meno tollerate dal governo indiano e dal partito nazionalista indù al potere con Nerenda Modi. Nonostante la comunità Rohingya in India conti all’incirca 40.000 individui, il governo a guida indù sta diventando sempre più inflessibile nei confronti delle minoranze – specialmente musulmane – che abitano il paese.

Per approfondire 👉 India, detenzioni di massa di persone di etnia Rohingya, possibili deportazioni

Myanmar, la democrazia in ginocchio

75 cosa è successo nel mondo

Dalle strade del Myanmar l’immagine che ha fatto il giro del mondo in questi giorni è quella di Suor Ann, inginocchiatasi di fronte ai militari pregandoli che “cessasse la violenza”. Con questo gesto la suora ha tentato di bloccare la carica dei militari pronti a intervenire sulla folla che chiedeva democrazia per il paese asiatico dopo l’arresto della leader democraticamente eletta Aung San Suu Kyi.

“Anche io mi inginocchio sulle strade del Myanmar” ha fatto eco Papa Francesco, appellandosi al dialogo tra le parti. Nonostante questo gesto di “ordinaria” umanità, le violenze continuano a imperversare in Myanmar a seguito del golpe del 1 febbraio. Finora sarebbero almeno 220 le vittime civili, 2.181 le persone arrestate e alcuni giornalisti dispersi o arrestati.

Purtroppo, a dispetto dell’appello al dialogo e all’umanità, la lista sembra in continuo aggiornamento 👉 Gli ultimi aggiornamenti in Myanmar

Ci fermiamo qui. Grazie dell’attenzione, buona domenica, alla prossima settimana.

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Leggi anche 👉 The Sunday Breakfast – 74 – Cosa è successo nel mondo

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