In Congo il parco nazionale del Virunga è ricco da morire

Il Virunga, area naturale protetta nel Congo orientale che fa gola a milizie locali e multinazionali straniere per le sue risorse, da troppo tempo paga con stragi e sangue la sua salvaguardia.

Congo Virunga

di Rosarianna RomanoOTHERNEWS

Famoso in tutto il mondo come remoto rifugio delle ultime specie di gorilla di montagna, il parco nazionale Virunga si trova nell’instabile provincia congolese del Nord-Kivu, fra Congo, Ruanda e Uganda, nell’est del Paese africano.
Il Nord-Kivu, una delle 26 province che compongono la Repubblica Democratica del Congo, è una regione storicamente instabile, già teatro della cosiddetta grande guerra africana, combattuta tra il 1998 e il 2003. Lunedì scorso, in queste zone, si è nuovamente consumata una tragedia, aprendo la settimana nel peggiore dei modi: l’ambasciatore italiano in Repubblica democratica del Congo Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci hanno perso la vita nell’attacco ad un convoglio della missione Onu Monusco.

Gestito dall’Institut Congolais pour la Conservation de la Nature (ICCN) e fondato nel 1925, il Virunga è il più antico parco nazionale africano. Patrimonio mondiale dell’Unesco dal 1979 e luogo unico per la ricchezza della sua biodiversità, è stato decretato in pericolo dal 1994. Con un immenso spazio di 7800 km quadrati, il Virunga ospita anche importanti popolazioni di elefanti, ippopotami, okapi, scimpanzé, giraffe, bufali e numerose specie endemiche di uccelli.

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I rangers del Virunga in Congo

Covo di numerosi gruppi armati, il Virunga è gravato da costanti minacce che mettono in pericolo il futuro del parco e soprattutto dei rangers che ne assicurano la tutela. Questi ultimi sono in prima linea per la protezione della fauna, delle risorse naturali e delle comunità che vivono intorno al Parco. Nel corso degli anni, infatti, le guardie ambientali sono diventate veri e propri soldati incaricati di proteggere anche i civili. Oggi 800 agenti sono dispiegati nel parco del Virunga, equipaggiati e addestrati dalle forze belghe.
Il sito del Virunga ricorda, per bocca del ranger Christian Shamavu, il credo primario dei guardaparchi:

«As a ranger my job is to protect Virunga National Park, not only for the people of Congo, but for the entire world»

Tuttavia, ormai da troppo tempo, il bracconaggio e la guerra civile del Congo hanno gravemente danneggiato animali e vegetazione nel Virunga. Secondo un bilancio diffuso dalle stesse autorità del parco, negli ultimi 25 anni almeno 200 ranger sono stati uccisi al suo interno mentre svolgevano il proprio lavoro. Neanche un anno fa, ad aprile, 12 guardaparchi hanno perso la vita in un agguato, mentre cercavano di salvare i gorilla dal bracconaggio. L’ultima strage si è consumata lo scorso 10 gennaio, dove, nei pressi di Kabuendo, sei rangers hanno perso la vita.

La maggior parte degli ultimi attacchi mortali compiuti ai danni delle guardie è stata ordita dai miliziani Mayi Mayi, uno dei tanti gruppi armati che seminano morte nella regione e si contendono il controllo delle risorse naturali e minerarie. Ma sono decine le milizie che in questa sfortunata provincia combattono per appropriarsi degli innumerevoli tesori naturali del parco.

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Il tesoro del Congo: le risorse del sottosuolo nel Virunga

La provincia del Nord Kivu

La Repubblica democratica del Congo, questo colosso poverissimo e ricchissimo ad un tempo, è un non luogo, per usare la definizione di Marc Augé. Si tratta di un Paese dove i conflitti e le stragi non trovano tregua, dove spari e fughe sono all’ordine del giorno, dove gli 84 milioni di abitanti del Paese grande quanto l’Europa occidentale faticano a trovare barlumi di speranza. Secondo solo all’Ituri, il Nord Kivu è la provincia dell’est del Congo che, secondo una rilevazione Onu, nel primo semestre dello scorso anno ha contato più vittime (541).

Considerata il “forziere minerario” del Paese, la provincia è ricchissima di risorse minerarie: legno, rame, cobalto, coltan, diamanti, oro, zinco, uranio, stagno, argento, carbone, manganese, tungsteno, cadmio e petrolio. Ribelli e multinazionali, dunque, si contendono il Paese stesso, le ricchezze del suo sottosuolo, le materie prime che attraggono i loro appetiti a discapito della salvaguardia di uomini e animali.

Tuttavia, la povertà attanaglia il Paese: il Pil pro-capite è di circa 450 dollari, uno tra i più bassi del pianeta. Inoltre, l’indice di sviluppo umano (0,433) colloca la Repubblica Democratica del Congo al 176esimo posto al mondo e la gran parte della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno.
Inoltre, le terre coltivate rappresentano solo il 4% del totale, nonostante il 75% della popolazione attiva si occupi di agricoltura, per lo più di sussistenza.

Il Congo possiede la seconda foresta pluviale al mondo, da cui si ricava legname pregiato. Anche in questo caso, però, secondo le stime ufficiali, il saccheggio delle foreste del parco ha un valore annuo di circa 27,5 milioni di euro.

E poi, i diamanti sono nelle mani delle multinazionali. Il coltan, preziosissimo per l’industria della telefonia mobile e tesoro quasi unicamente del Congo, è gestito dal Ruanda.
Decine di elefanti vengono uccisi per il loro avorio, venduti dai trafficanti attraverso i confinanti Ruanda e Uganda.
Ogni anno più insidiosa, dal 2016 la nazionale numero 2, la principale strada che attraversa il parco, si può percorrere soltanto sotto scorta.

Per questi motivi, su iniziativa dell’Istituto congolese per la conservazione dell’ambiente (ICNN), di Ong locali ed internazionali, dell’Unesco, dell’Unione europea e altri donatori, dieci anni fa è stata costituita l’Alleanza Virunga per garantire lo sviluppo economico delle zone limitrofe.

Ultima chiamata

Neanche la pandemia è riuscita a fermare attività a forte danno per il pianeta. Il lockdown non ha esercitato la sua morsa anche su imprese estrattive, minerarie e petrolifere, o sulla costruzione di grandi opere e di infrastrutture per il trasporto degli idrocarburi.

Il nuovo rapporto del seminario IPBES pubblicato a ottobre 2020 e condotto dall’agenzia delle Nazioni Unite sulla biodiversità e i servizi ecosistemici, riporta che potrebbero esserci ancora tra 540.000 e 850.000 virus sconosciuti in natura, potenziali portatori, in un futuro prossimo, di nuove pandemie. Non a caso, il rapporto descrive il tetro scenario futuro come «un’era di pandemie», insistendo sulla necessità di cominciare ad investire sulla prevenzione, adottando misure per porre fine a fattori di rischio come la deforestazione, l’allevamento intensivo e il commercio di animali selvatici.

Tuttavia, un fronte attivo nella lotta contro la distruzione del nostro pianeta persiste. Lo dimostrano, in Congo, ogni giorno i rangers del Virunga. Possiamo dimostrarlo noi adottando un gorilla o semplicemente acquistando una T-shirt, sempre ricordando queste semplici parole tratte dal bellissimo documentario Virunga, film che deve essere visto per imprimere come un tatuaggio quella coscienza che serve come arma per contribuire a proteggere il nostro pianeta:

Il petrolio è una risorsa esauribile, mentre la flora e la fauna sono risorse inesauribili. Il petrolio un giorno finirà, invece il parco rimarrà negli anni. […] Se restiamo inermi il parco sparisce. Noi desideriamo che il parco viva per sempre.

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