Mosca, l’arresto di Navalny innesca proteste in tutta la Russia

Dopo essere scampato dal tentativo di avvelenamento dello scorso agosto, Alexei Navalny, l’oppositore per eccellenza di Vladimir Putin, domenica sera è stato arrestato appena atterrato in patria, a Mosca. Contro questa violazione dei diritti umani, oggi, la Russia farà sentire la sua voce.

Mosca Navalny arrestato

di Rosarianna RomanoOTHERNEWS

Domenica 17 gennaio Alexei Navalny, il più noto oppositore di Vladimir Putin, è stato arrestato al suo rientro a Mosca dalla Germania, dove aveva trascorso la convalescenza in seguito a un tentativo di avvelenamento avvenuto il 20 agosto scorso con un agente nervino sviluppato dalla Russia durante gli anni sovietici.

Dopo una straordinaria guarigione, l’oppositore si era dichiarato pronto a mettere nuovamente in discussione l’immagine dell’uomo più forte del regime, Putin: «Sono stato bene in Germania, ma tornare a casa è sempre meglio», aveva detto Alexei circondato dai giornalisti mentre si dirigeva, insieme alla moglie, verso il suo posto in aereo. 

E poi, ecco la polizia. Quest’ultima, accolta dai manifestanti al grido di «fascisti» e «la Russia sarà libera», ha fermato i collaboratori dell’oppositore e suo fratello Oleg in attesa all’aeroporto di Vnukovo, dove era previsto l’atterraggio del volo su cui viaggiava Navalny prima di essere dirottato allo scalo di Mosca Sheremetyevo. Infine, il turno dell’oppositore di Putin che, dopo un bacio di saluto a sua moglie, è stato scortato dagli agenti fino al controllo passaporti, non seguito dal suo avvocato. È qui che Navalny è stato fermato dagli ufficiali del dipartimento operativo del Servizio penitenziario federale della Russia (FSIN). Successivamente, dopo un’udienza in una stazione di polizia del comune di Khimki, è stato condannato a 30 giorni di carcere.

La condanna di Mosca per Navalny

Come ha spiegato lo stesso Servizio penitenziario russo, Navalny è stato condannato con la sospensione condizionale della pena, tuttavia è inserito dal 29 dicembre nella lista dei ricercati per molteplici violazioni del periodo di prova. Il dissidente, dunque, sconta la richiesta, pervenuta da un tribunale di Mosca, di una conversione di una pena detentiva sospesa. Il quarantaquattrenne, infatti, era stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione per appropriazione indebita di 26 milioni di rubli da una filiale dell’azienda di cosmetici francese Yves Rocher.

Precedentemente, inoltre, il FSIN aveva riferito che a violare le condizioni previste dalla pena sospesa del 2014 era stato il mancato ritorno in patria dopo la fine della convalescenza, che ha rappresentato, perciò, una inosservanza dei termini della libertà condizionale concessa dopo la condanna.

«Putin è così furioso nel vedermi sopravvissuto all’avvelenamento che ha chiesto ai servizi penitenziari di rivolgersi alla giustizia», ha commentato Navalny.

Leggi anche: Il Parlamento russo ha approvato la riforma della costituzione proposta da Putin

L’appello di Navalny contro Mosca

«Scendete in piazza, non per me ma per voi stessi, per il vostro futuro. Non abbiate paura»: questo, l’appello lanciato da Navalny attraverso il suo canale NavalnyLive dopo il suo arresto.

Il suo grido è stato accolto e oggi, sabato 23 gennaio, sono previste in tutta la Russia manifestazioni per chiedere la scarcerazione dell’oppositore, esaudendo così l’invito del leader che, nel suo video appello, chiedeva: «di che cosa ha più paura quest’orco che sta sul gasdotto (ovvero Vladimir Putin), quei ladri che stanno nel bunker? Che la gente scenda in piazza. Perché è il fattore che non può essere ignorato, è l’essenza della politica» .

Il Cremlino impedisce le proteste

Le autorità russe non hanno atteso per rilasciare una controdichiarazione. Per Mosca, infatti, la reazione “entusiasta” dei Paesi occidentali al ritorno di Navalny in Russia è dovuta alla volontà di distogliere l’attenzione della “profonda crisi” in cui versa “il modello di sviluppo liberale”: queste, le parole del ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov nel corso della sua conferenza stampa d’inizio anno, rispondendo alle critiche da parte della diplomazia europea e statunitense all’indomani della terribile notizia di Navalny arrestato a Mosca.

Dunque, mentre la comunità internazionale chiede a gran voce la liberazione dell’oppositore, il fronte russo cerca in ogni modo di vietare le proteste odierne, arrestando, anche nelle ultime ore, alcuni dei collaboratori più stretti di Navalny.

Nei giorni scorsi, il guastafeste, il procuratore generale russo, ha ordinato alla Roskomnadzor, l’agenzia di censura statale, di bloccare i siti web in cui si chiedeva di partecipare alle manifestazioni. Inoltre, la Roskomnadzor ha anche imposto a TikTok e VK – altro social network molto popolare in Russia – di rimuovere qualsiasi contenuto teso a spronare i minori a partecipare alle proteste.

La nostra risposta

A queste incomprensibili violazioni dei diritti dell’uomo, noi potremmo rispondere con le parole di Tucidide, storico greco del lontano IV secolo: “Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gloria come del pericolo, e tuttavia l’affrontano”. Questo è Alexei Navalny. Questo è l’uomo, il politico, il sopravvissuto, il dissidente e l’oppositore Alexei Navalny, che ha dimostrato di non avere paura.

Navalny non ha temuto l’arresto, in quanto fermamente convinto di essere innocente: «Tutti mi chiedono: hai paura? – affermava – No, non ho paura. Passo la dogana con animo tranquillo, poi andrò a casa perché so che ho ragione ed esorto anche voi a non avere paura».

Quello che ha subito è una inaudita violazione dei diritti umani. Ma il dado è stato tratto e oggi, sabato 23 gennaio, la Russia farà sentire la sua voce e sono le autorità ad avere paura: paura che la società maturi l’esigenza di un cambiamento reale.

Leggi anche: Tempo di Riforme in Russia