Rispettati gli accordi di tregua in Nagorno-Karabakh

Gli accordi della tregua in Nagorno-Karabakh sembrano essere stati rispettati sia dagli armeni, sia dagli azeri: situazione ufficialmente modificata anche sul territorio stesso, ribaltando l’esito della guerra del ’94.

di Naomi Di Roberto – OTHERNEWS

Gli accordi che hanno regolato la tregua tra Azerbaijan e Armenia, in seguito agli scontri avvenuti tra i due paesi per la contesa del Nagorno-Karabakh, sono stati tutti rispettati. Ora la situazione è completamente ribaltata rispetto al 1994, quando l’Armenia era più forte.

In Nagorno-Karabakh si è arrivati quindi alla firma degli accordi di tregua e, tutte le condizioni , sembrano esser state rispettate sia dagli armeni, sia dagli azeri. Una guerra che però, ad oggi, possiede un bilancio delle vittime gravissimo. L’Azerbaigian ha infatti annunciato che almeno 2783 militari hanno perso la vita nei recenti combattimenti per la conquista del Nagorno-Karabakh mentre almeno altri 100 risulterebbero dispersi. Erevan, Ministro della salute in Armenia, aveva invece dichiarato a metà novembre che almeno 2317 militari avevano perso la vita nel conflitto.

Accordi di tregua e trattative

Il nuovo capitolo del conflitto per il Nagorno-Karabakh arriva al suo epilogo dopo circa sei settimane di scontri. La tregua, firmata da Azerbaigian e Armenia tramite la mediazione russa, prevedeva:

• Il dispiegamento di circa 2000 peacekeeper russi nel territorio per un periodo di almeno cinque anni;

• la restituzione all’Azerbaigian di sette distretti non appartenenti al Nagorno-Karabakh che l’Armenia aveva conquistato nel 1994;

• la presa di potere nella parte meridionale della regione da parte di Baku.

Il ritiro delle truppe armene dai territori è avvenuto gradualmente, come previsto, in due momenti separati: tra il 15 Novembre e l’1 Dicembre.

Vincitori e vinti

La notizia dell’armistizio, aveva provocato diverse proteste e manifestazioni da parte della popolazione armena che, entrando prepotentemente in Parlamento, aveva chiesto le dimissioni del governo Pashinyan. Quest’ultimo, costretto a firmare, aveva definito l’accordo di pace come “estremamente doloroso”.

Sicuramente la tregua nel Nagorno-Karabakh rappresenta una vittoria militare per l’Azerbaigian che, appunto, pone ora sotto il suo controllo non solo tutti quei territori settentrionali (come il Kelbajar o l’Agdham) che durante il mese di ottobre non erano stati coinvolti negli scontri, ma anche il Lachin, un’area estremamente importante dal punto di vista strategico ed attraverso cui passano le vie meridionali di comunicazione tra Stepanakert, Shushi ed Armenia. 

Interferenze internazionali

A livello internazionale, tra le principali nazioni che risultano essere “vincitrici” c’è la Turchia, che fin dall’inizio ha sostenuto militarmente e politicamente le truppe azere e che, senza ombra di dubbio, ha affermato in maniera decisa la propria presenza nel Caucaso, rafforzando soprattutto l’alleanza con Baku: un’alleanza fondamentale per il sostentamento energetico turco. Forse ha approfittato del fatto che l’occhio attento USA fosse troppo impegnato nelle elezioni?

Anche la Russia ha ribadito il suo ruolo di protagonista nel conflitto che interessa direttamente i territori ex-sovietici, facendosi garante di almeno cinque anni di pace, estromettendo i Paesi occidentali e riuscendo a riportare le sue truppe in pieno territorio azero.

Ad oggi, la cessione delle aree previste dalla tregua è stata ultimata definitivamente modificando la situazione anche sul territorio stesso del Nagorno-Karabakh e ribaltando, dunque, l’esito della guerra del ’94.

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Nagorno-Karabakh trattative
Trattative di pace previste dall’accordo in Nagorno-Karabakh, elaborata dalla BBC

Situazione ribaltata rispetto al ’94

Gli scontri avevano coinvolto sia la Repubblica di Artsakh, sia i territori circostanti che l’Armenia era riuscita a controllare a partire dal 1994 per garantire la continuità territoriale nel Nagorno-Karabakh proprio con l’Armenia, ma le truppe azere sono riuscite ad ottenere risultati importanti, garantendosi il controllo della linea di confine con l’Iran da dove hanno lanciato l’offensiva sulla città di Shusha l’8 novembre scorso.

Come nella guerra degli anni ’90, la conquista di questa città ha avuto un significato strategico importante, in quanto la sua posizione le permette di tagliare in due parti distinte quelli che sono i collegamenti tra Stepanakert, capitale del Nagorno-Karabakh e l’Armenia.

In base all’accordo, l’Armenia ha così perso il controllo dei sette distretti attorno al Karabakh che aveva conquistato negli anni ’90, tra questi anche il Lachin in cui questa settimana sono entrate ufficialmente le truppe azere e da cui, attualmente, diverse famiglie armene stanno cercando di fuggire lasciando definitivamente le loro terre, non fidandosi di rimanere sotto il controllo dell’Azerbaigian.

Per gli armeni dunque la storia non è altro che lo specchio di un altro esodo, avvenuto circa trent’anni fa, quando quasi seicentomila azeri fuggirono dalla guerra tra le due repubbliche ex-sovietiche ed ora stanno invece programmando il rientro nell’area. C’è infatti da sottolineare che proprio il tema della riconquista del Nagorno-Karabakh e del ritorno dei rifugiati nelle proprie terre d’origine ha dominato la politica azera dall’indipendenza a oggi.

Tirando le somme

Attualmente, di ciò che era il Nagorno-Karabakh rimane Stepanakert, la capitale ed i territori attorno ad essa, il corridoio di Lachin sotto il controllo russo. La situazione sembra dunque stabile, le truppe armene sono state ritirate senza troppi incidenti ma c’è da domandarsi cosa accadrà nei prossimi anni visto che gli armeni andando via hanno dato fuoco a tutto ciò che si sono lasciati dietro le spalle come gesto provocatorio. L’Armenia si rassegnerà con la cessione di questi territori? Staremo a vedere.

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