The Sunday Breakfast – 46 – panoramica sui fatti globali della settimana

a cura di Cecilia Capanna

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24-30 agosto 2020 – di Cecilia Capanna

La scorsa settimana abbiamo iniziato una carrellata di leader politici mondiali cosiddetti “ossi duri” per i loro governi autoritari, alcuni dei quali “che non mollano l’osso”, cioè che si ripropongono come la peperonata, rifiutandosi di lasciare la poltrona.

Quest’oggi andiamo a proseguire la carrellata con altrettanti ossi duri, personaggi “di polso” che mettono a dura prova la democrazia ma che, nella maggior parte dei casi, sono stati eletti con regolare voto popolare.

Il nostro fondatore e Presidente Roberto Savio, lapalissiano e puntuale, trova proprio negli elettori di oggi il limite della democrazia 👇

https://www.other-news.info/notizie/2020/08/28/il-limite-alla-democrazia-sono-gli-elettori/

Ossi duri non mollano l’osso – parte II

Maduro

Nicolás Maduro

Nicolás Maduro, presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela dal 19 aprile 2013, è stato oggetto di grandi contestazioni sin dal 2014, proteste per l’aumento di povertà e corruzione divenute quotidiane poi dal 2016, represse con violenza e con molti morti e feriti. Il suo mandato ha coinciso con un tracollo del paese da tutti i punti di vista, fino ad arrivare alla crisi costituzionale del 2019 con la contestazione del suo incarico da parte di Juan Guaidò, sostenuto dalla comunità internazionale indignata per le innumerevoli violazioni dei diritti umani. Di certo hanno avuto la loro parte anche interferenze di paesi interessati al petrolio venezuelano. Ce ne parla nel dettaglio Naomi Di Roberto 👇

https://www.other-news.info/notizie/2020/08/28/venezuela-maduro-una-storia-senza-fine/

Bolsonaro

Jair Bolsonaro

Jair Bolsonaro, eletto presidente del Brasile nel 2019, è un osso durissimo. Negazionista del cambio climatico e anche del Covid, amico di Donald Trump, sta progressivamente militarizzando il paese e deforestando l’Amazzonia, le cui popolazioni sono decimate anche dalla pandemia. Si parla di genocidio. Dal 17 ottobre al 20 novembre prossimi, rappresentanti delle popolazioni amazzoniche visiteranno 18 paesi europei per denunciare lo sterminio della propria gente e le violazioni dei diritti che stanno subendo a causa delle politiche del presidente.

Nonostante tutto questo, sembrerebbe però che i consensi di Bolsonaro siano addirittura aumentati, confermando quanto sostiene Roberto Savio.

Orbán

Victor Orbán

Victor Orbán è il primo ministro dell’Ungheria dal 2010, tornato alla ribalta dopo aver ricoperto la stessa carica dal 1998 al 2002. Criticato a livello internazionale per le sue politiche autoritarie e nazionalistiche sull’onda populista post globalizzazione dell’est Europa e mondiale, sbandiera l’Ungheria come stato-nazione opponendosi all’Ue, combatte l’immigrazione trincerandosi con muri, viola i diritti umani, tanto che il suo partito Fidesz è stato espulso a tempo indeterminato dal Partito Popolare europeo. Una per tutte, ad aprile il premier era riuscito ad ottenere i pieni poteri per fronteggiare la pandemia, cosa resa possibile dalla costruzione nel tempo della sua autorità assoluta, suffragato dalla stessa costituzione ungherese.

Erdoğan

Recep Tayyip Erdoğan

Recep Tayyip Erdoğan è il presidente della Turchia dal 2014, dopo essere stato primo ministro dal 2003 al 2014. Insomma, uno che non molla l’osso. Un personaggio estremamente duro, che ha riportato la Turchia indietro nel tempo dal punto di vista sociale, culturale, religioso, violando regolarmente i diritti umani. La Turchia che era ad un passo dall’entrare a far parte dell’Unione Europea e che invece ora si impone con forza come stato-nazione musulmano ortodosso, combattendo duramente per i propri confini territoriali e i propri interessi economici a discapito delle minoranze etniche, come quella curda, e dei buoni rapporti con il resto del mondo.

Nello scacchiere geopolitico è fortissima l’opposizione con la Russia, sia con le rispettive intromissioni nel conflitto siriano che in quelle in Libia, dove recentemente Erdogan è entrato a gamba tesa a sostegno di al-Sarraj costringendo il generale Haftar alla ritirata in Cirenaica: una mossa decisiva che guadagnerà alla Turchia diritti sulle ricchissime risorse energetiche libiche.

Ma Erdogan ha problemi anche con la Grecia, sempre per ragioni “energetiche”, contro cui ha lanciato la “bomba umana” di centinaia di migliaia di rifugiati siriani e con cui ha ingaggiato una guerra, per ora solo verbale, per stabilire i confini territoriali marini come piace a lui, in barba alla Convenzione di Montego Bay del 1982. Ce lo racconta Guglielmo Rezza 👇

https://www.other-news.info/notizie/2020/08/29/rapporti-di-vicinato-sempre-piu-tesi-nel-mediterraneo-orientale/

Al-Sisi

Abdel Fattah al-Sisi

Abdel Fattah al-Sisi, ex militare, è il presidente dell’Egitto dal 2014, dopo aver condotto nel 2013 il colpo di stato che ha rovesciato il governo di Mohamed Morsi. Lui è un altro che non molla l’osso. Infatti nel 2019 ha indetto e vinto un referendum che ha modificato la costituzione, di fatto aumentando i poteri del presidente e permettendo di allungare i tempi del suo mandato fino ad almeno il 2030.

Visto soprattutto dalla comunità copta come “salvatore della patria” nella lotta al terrorismo e nella repressione dei fratelli Musulmani, è fortemente condannato a livello internazionale per le continue violazioni dei diritti umani. in Egitto una media di 4 persone al giorno scompaiono senza lasciare traccia; in Italia lo abbiamo toccato con mano sia nel caso della tragica vicenda di Giulio Regeni, torturato ed ucciso dalla polizia perchè sospettato di essere una spia, sia in quello dell’arresto immotivato di Patrick Zachi, ormai da sei mesi in prigione per rinvii continui dell’udienza di scarcerazione.

Se già l’Egitto è nemico storico della Turchia, con ossi duri come Al-Sisi ed Erdoğan la situazione non è certo più facile. Ce lo racconta Gianfranco Maselli 👇

https://www.other-news.info/notizie/2020/08/28/egitto-limportanza-di-competere-con-un-mondo-di-ossi-duri/

Netanyahu

Benjamin Netanyahu

Benjamin Netanyahu è al suo quarto mandato come primo ministro di Israele dal 2009, altro osso durissimo. Costantemente impegnato nell’annessione al suo paese di territori palestinesi, nonostante i tentativi internazionali di risolvere il conflitto con varie proposte di trattativa di fatto svantaggiose per la Palestina -come il piano di Trump per la pace in Medio Oriente e recentemente nuovi accordi ufficiali con paesi arabi come Egitto, Giordania ed Emirati-, Netanyahu prosegue la sua campagna di conquista e continua a bombardare Gaza.

In questi giorni è al centro di fortissime contestazioni per questioni morali, dato che è accusato di corruzione, frode e falso in ben tre indagini, e per la cattiva gestione della pandemia. Ce ne parla Marlene Simonini 👇

https://www.other-news.info/notizie/2020/08/29/benjamin-netanyahu-ed-israele-un-uomo-e-un-paese-in-tumulto/

Modi

Narendra Modi

Narendra Modi è primo ministro dell’India dal 2014, fortemente contestato per aver limitato la libertà di stampa, per le sue posizioni dispotiche e le sue idee nazionaliste ed estremiste, ha portato gli indiani a protestare e a scioperare anche per aver privatizzato aziende pubbliche e per non aver sostenuto l’occupazione. Da quando è al potere l’india è scesa di parecchi punti nella graduatoria economica dei paesi mondiali e sta andando peggio anche dal punto di vista ambientale. In questo momento di pandemia, l’India è al terzo posto con 3,31 milioni di contagi e oltre 60mila morti anche nelle tribù isolate, mentre Modi, che sta imponendo la sua religione Hindu a tutto il paese, sostiene che lo yoga sia fondamentale per “costruire uno scudo protettivo” contro il virus.

Questa settimana il premier è stato al centro di polemiche per aver posto la prima pietra del tempio ad Ayodhya, che sorgerà al posto di una moschea, esattamente ad un anno dall’alterazione della costituzione indiana che ha giustificato il passaggio dal colonialismo indiretto a quello diretto nella contesa regione a maggioranza musulmana di Jammu e Kashmir. Regione amministrata dall’India, a cui Modi ha revocato la già limitata autonomia.

 Kim Jong-un

Kim Jong-un

Kim Jong-un, la “guida suprema” della Corea del Nord, anche detto il Maresciallo, ricopre ed ha ricoperto diversi incarichi militari e politici dal 2011. È il terzo più giovane capo di stato nel mondo. Questa settimana è stato di nuovo oggetto di voci indiscrete sul suo stato di salute, dopo che a partire dallo scorso aprile è stato dato addirittura per morto per ben 6 volte ed è poi sempre miracolosamente ricomparso. Kim è un vero dittatore. Autoritario, attaccabrighe, sempre pronto a lanciare missili contro i suoi vicini, tanto per far capire con chi hanno a che fare. Accanto a lui prende sempre più forza la figura della sorella Pak-Myong Sun che non promette nulla di meglio.

Questa settimana è stato il 75° anniversario del celebre discorso di Martin Luther King “I have a dream”. Senza aggiungere inutili altri commenti ci fermiamo qui. Grazie dell’attenzione, buona domenica e alla prossima settimana!

Rileggi 👉“Ossi duri che non mollano l’osso – parte I”👈

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