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Ecuador, i salesiani aprono le porte del loro Politecnico per accogliere 3.000 indigeni in rivolta

Ott 19 2019

Iniziative di solidarietà con materassi e coperte. Allestita anche un’infermeria di fortuna per l’occasione e una cucina. Il ruolo del Fondo Monetario Internazionale di CARLO CIAVONI

Ecuador, i salesiani aprono le porte del loro Politecnico per accogliere 3.000 indigeni in rivolta
Un’aula dell’Ateneo Salesiano di Quito messo a disposizione dei manifestanti 

QUITO – La crisi economica e sociale ha reso incendiaria la situazione in Ecuador nelle ultime settimane, con un’ondata di proteste e repressione da parte delle forze governative. In questo contesto difficile, sono comunque in corso iniziative di solidarietà per aiutare le migliaia di cittadini e di persone delle comunità indigene arrivate nella capitale da tutto il Paese, a difendere i diritti della parte più povera della società. Centinaia di persone delle comunità indigene sono riuscite a fare irruzione nella sede dell’Assemblea nazionale a Quito, prendendone il controllo. I manifestanti, appartenenti alla Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador (Conaie) hanno avuto ragione delle forze di polizia e, dopo aver divelto le barriere, sono entrati nell’edificio. In questa situazione è maturata la scelta dei salesiani di aprire le porte del loro Politecnico e accogliere oltre 3.000 persone, provenienti da tutto il Paese, nei giardini e nella palestra, per dar loro un posto dove stare.

Il prestito e le prescrizioni per ottenerlo. All’origine di tutto c’è un prestito triennale di 4,209 milioni di dollari del Fondo Monetario Internazionale (FMI) al governo presieduto da Lenin Moreno, per superare la grave crisi economica. Un “mutuo” accompagnato da una prescrizione rigorosa: quella di introdurre subito misure economiche severe nel Paese. Prescrizione che è stata rispettata diligentemente da Moreno, ma al prezzo di trasformare l’intera nazione in una “polveriera”: la popolazione indigena (e non solo)  è scesa in strada in quasi tutte le città dell’Ecuador, per chiedere che quelle misure vengano immediatamente abolite, specialmente quella che azzera i sussidi sui carburanti.

Le critiche di Stiglitz (e non solo) al Fondo Monetario. Il Fondo Monetario Internazionale è da sempre al centro di numerose critiche, legate soprattutto ad una sua sostanziale “distonia” tra gli intenti originari e la sua reale funzione di supporto ai Paesi, cosiddetti “in via di sviluppo”. Critiche provenienti sia dai movimenti no-global che da economisti di fama mondiale, come il Premio Nobel Joseph Stiglitz, il quale – senza mezzi termini – accusa il FMI di essere manovrato da poteri economici e politici del “Nord del mondo” e di svolgere un ruolo che finisce per danneggiare le condizioni dei Paesi più poveri, anziché migliorarle. E questo nonostante nel suo statuto ci sia scritto, in sostanza, che dovrebbe regolare la convivenza economica e favorire i paesi in via di sviluppo. Oltre tutto, il sistema di voto che precede ogni decisione, tende a privilegiare di fatto i paesi “occidentali”, ed è considerato da più parti arbitrario, pochissimo democratico, scarsamente trasparente e in grado di imporre ai governi in difficoltà economica una perdita di sovranità nel decidere le proprie politiche economiche.

Materassi e coperte, nei cortili dell’Ateneo salesiano. Intanto, lo sciopero dei trasporti, che ha paralizzato il Paese e la mobilitazione di oltre 40.000 persone provenienti dalle varie comunità indigene dell’Ecuador, hanno costretto il Governo a spostare la capitale da Quito a Guayaquil e a decretare il coprifuoco in diverse aree, per cercare di contenere l’ondata di proteste. “Sono state organizzate iniziative di solidarietà – ha detto uno dei membri della comunità educativa salesiana – per ottenere materassi e coperte, è stata allestita un’infermeria di fortuna per l’occasione e una cucina. Queste persone arrivano al nostro Centro – ha aggiunto il portavoce dei Salesiani – già stanchi delle loro lunghe marce e molti di loro sono anche feriti dai gas lacrimogeni con cui la polizia risponde alle proteste. Inizialmente, la palestra dell’università salesiana è stata messa a disposizione degli indigeni, ma l’arrivo massiccio delle persone nei giorni scorsi ha reso necessario fornire anche i cortili, i giardini e qualsiasi posto disponibile, per offrire riposo e riparo a coloro che vogliono pacificamente rivendicare i propri diritti”.

https://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2019/10/12/news/ecuador-238351892/?refresh_ce

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