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India, l’emergenza smog a New Delhi e le nuove incertezze su rinnovabili ed emissioni

Nov 10 2019

Redazione QualEnergia.it

Gli ultimi dati sulle rinnovabiili sono positivi, ma violazioni contrattuali e precedenza alle fonti fossili in rete spaventano gli operatori delle delle energie pulite per il futuro.

L’India ha assistito negli ultimi anni a una forte crescita delle energie rinnovabili. Nel 2018, per esempio, gli investimenti in fonti pulite hanno superato per il terzo anno consecutivo quelli nelle fossili. Ciò nonostante, sul presente e sul futuro energetico dell’India si addensano, letteralmente, delle nubi.

Nei giorni scorsi, infatti, le autorità del paese hanno decretato a New Delhi lo stato di emergenza per la salute pubblica a causa della spessa coltre di smogche ricopriva la città. Adesso, la capitale indiana è tornata a respirare meglio e a rivedere il sole, grazie al forte vento che ha fatto scendere la concentrazione di polveri nocive.

Tuttavia, le nubi sulle prospettive di sostenibilità energetica, climatica e ambientale della seconda nazione più popolosa del mondo permangono.

Nel breve termine, a New Delhi resterà in vigore il traffico a targhe alterne, così come lo stop a tutti i cantieri edili e stradali, il divieto di bruciare rifiuti e di utilizzare combustibili inquinanti o generatori diesel.

Ma è sulle questioni più strategiche e strutturali di medio-lungo termine che ci sono i dubbi maggiori.

I nuovi progetti di impianti a energie rinnovabili hanno cominciato infatti ad arenarsi spesso in una crescente incertezza normativa, in una fase caratterizzata da una sempre maggiore litigiosità circa contratti e pagamenti fra amministrazioni pubbliche, società di distribuzione alle prese con problemi finanziari e operatori di energie rinnovabili.

L’India si è prefissa di installare 175 GW di generazione rinnovabile entro il 2022, rispetto ai 74 GW di fine 2018. Ma l’agenzia di rating indiana CRISIL prevede che il paese mancherà tale obiettivo, che implicherebbe oltre 20 GW l’anno di nuovo installato rinnovabile in quattro anni.

La società di rating di Mumbai, controllata da S&P, stima infatti che l’India entro il 2022 riuscirà a raggiungere solo 104 GW, mancando l’obiettivo di oltre il 40%.

Cosa sta succedendo?

Secondo un rapporto di CRISIL, lo stato dell’Andhra Pradesh, per esempio, ha semplicemente smesso di pagare gli operatori delle rinnovabili, nonostante i contratti a lungo termine per l’acquisto di energia, nel tentativo di costringere i produttori di energie pulite a ridurre i prezzi già pattuiti. Allo stesso tempo, varie società di distribuzione statali hanno abbassato i prezzi per i progetti ancora da realizzare, al punto che spesso tali progetti non sono più economicamente sostenibili.

Tali dinamiche hanno fatto cadere il gelo sugli investimenti, bloccato progetti già avviati e scoraggiato gli operatori dall’avviarne di nuovi. Secondo il rapporto, nell’ultimo anno finanziario, oltre un quarto delle aste statali o federali per nuovi impianti a energie rinnovabili “non ha ricevuto offerte o ha ricevute solo offerte molto prudenti.”

Il Ministero delle Energie Nuove e Rinnovabili dell’India ha pesantementecriticato il rapporto, indicando che “manca di credibilità sotto tutti gli aspetti, poiché CRISIL non si è nemmeno presa la briga di consultare questo Ministero per le sue opinioni”.

Le stime più recenti sulle emissioni di CO2 dell’India sono incoraggianti e sembrano validare la posizione del governo, almeno indirettamente e per quanto riguarda il presente e il passato recente.

Nei primi otto mesi del 2019, infatti, la crescita delle emissioni di CO2 in India ha subìto un brusco rallentamento, indirizzando il paese verso l’aumento annuale più basso in quasi 20 anni, pari al 2%, contro una crescita media del 5% l’anno negli ultimi dieci anni, come si può vedere nel grafico di CarbonBrief.

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