Diritti Umani, diritti civili, giustizia sociale

Per il premio Nobel a Las Tesis

di Fernando AyalaTRECCANI

Las Tesis è il nome del collettivo di giovani cilene che ha dato un contributo enorme alla causa dei diritti civili delle donne, candidate ideali per il Premio Nobel per la Pace 2020

Lo Stato oppressivo è un maschio stupratore

Nel 2014 il comitato norvegese per il Nobel ha assegnato il premio per la Pace a una ragazza pakistana di 17 anni, Malala Yousafzai, vittima due anni prima di un agguato dei Talebani per aver difeso il diritto delle ragazze a frequentare la scuola, un diritto negato dai fondamentalisti islamici che occupavano la sua città. Un estremista armato salì a cercarla sul suo scuolabus. «Chi è Malala?» chiese, prima di uccidere con un colpo in testa la persona che gliela aveva indicata. Malala è sopravvissuta all’agguato e con il sostegno di grandi personalità di tutto il mondo, ha continuato la sua lotta come attivista per il diritto all’istruzione delle ragazze. Dal 1901, anno in cui il premio Nobel per la Pace è stato assegnato per la prima volta, su un totale di 95, solo 17 volte è stato attribuito a una donna.

Las Tesis è il nome del collettivo di quattro donne cilene di Valparaíso che hanno dato un contributo enorme alla causa dei diritti civili delle donne denunciando, attraverso una coreografia, con musica e un messaggio potente, uno dei crimini più antichi nella storia dell’umanità: lo stupro. L’impatto del loro messaggio è stato globale, anche in Stati in cui la legislazione non colpisce duramente questi reati e condanna blandamente quello che non sempre viene considerato un crimine. In India, ad esempio, alcuni giorni fa, su un treno, una donna è stata irrorata di benzina e bruciata viva da cinque uomini mentre si recava a testimoniare davanti al giudice la “presunta” violenza di cui era stata vittima lo scorso dicembre per mano di due degli assassini.

Secondo diverse fonti giornalistiche, in India, nel 2017, sono state violentate 33.000 donne, 10.000 delle quali minorenni. Si tratta però solo dei dati ufficiali, relativi ai casi denunciati. Non conosceremo mai le cifre reali. Quando la notizia è stata riportata ai media, un gruppo di donne nella capitale, Nuova Delhi, ha improvvisato, riadattandola, la coreografia delle Las Tesis, la musica e il testo di Uno stupratore sul tuo cammino. Si tratta di un forte messaggio di denuncia universale. Non è raro, perciò, che oggi venga ripetuto in molte città del mondo, e continuerà sicuramente ad essere rilanciato, perché è un grido dell’anima che dovrebbe far vergognare tutti gli uomini.

E non è stata colpa mia, né di dove ero né di come ero vestita

La storia è stata scritta dagli uomini, e le guerre e le occupazioni hanno sempre visto le donne nel ruolo di prede di guerra e di trofei per i vincitori. Il potere costituito, vale a dire quello degli Stati, non solo è stato complice di queste azioni, ma ha addirittura favorito e “normalizzato” lo stupro, come avvenuto più volte nel corso del XX secolo e come continua a verificarsi oggi nei luoghi di conflitto.

È per questo, ad esempio, che la Corea del Sud chiede oggi al Giappone delle compensazioni per la sottomissione e gli abusi ai danni delle cosiddette “donne di conforto”, le schiave sessuali delle truppe giapponesi di stanza nel Paese durante i 35 anni di invasione. Il Giappone, tramite il suo primo ministro, ha chiesto ufficialmente perdono e ha offerto un indennizzo economico a una dozzina delle ultime schiave sopravvissute, ma il Paese si rifiuta di innalzare un monumento in memoria delle migliaia di donne costrette a prostituirsi e violentate. Allo stesso modo si potrebbero riempire pagine e pagine con le testimonianze delle ragazze e delle donne violentate durante l’invasione nazista dei Paesi occupati – in particolare quelli dell’Europa orientale – durante la Seconda guerra mondiale, o di quelle che hanno subito la stessa sorte con l’ingresso dell’esercito sovietico a Berlino o in seguito alla sottomissione del Vietnam da parte delle truppe statunitensi e la trasformazione di Saigon in un grande bordello: sono tutte storie non ancora completamente raccontate.

Per non dire poi di come si sono comportate le truppe cilene quando hanno occupato Lima, o delle centinaia di donne violentate dai militari durante la dittatura di Pinochet. Molti sono i militari condannati per crimini e violenze, ma quante le condanne per stupro? Quanti i suicidi di giovani violentate che non potevano sopportare il dolore, l’umiliazione o la vergogna? Quale uomo può capire i sentimenti di una donna vittima di uno, due, cinque, dieci stupratori?

Lo stupratore sei tu

Il contributo di Las Tesis alla rivendicazione delle donne sull’uso libero del loro corpo, del loro diritto di vestire come desiderano e decidere senza condizionamenti è un messaggio educativo per la società e per gli uomini. Già c’è stato un tentativo di banalizzare Uno stupratore sul tuo cammino in modo machista, il più naturale ovviamente, cambiando i testi o con imitazioni burlesche, come quella fatta da un gruppo di giocatori di calcio in Messico e caricata sui social network. Continueremo a sentire sempre più testimonianze di donne che sono state maltrattate in passato, che hanno vissuto tenendo segreto ciò di cui sono state vittima e che oggi il messaggio di Las Tesis ha aiutato a rendere pubblico.

Credo sia necessario favorire il riconoscimento universale del messaggio di queste quattro donne di Valparaíso sostenendo la loro candidatura al Premio Nobel per la Pace 2020 per il loro contributo alla difesa dei diritti delle donne e per la parità di genere. Le istituzioni che volessero sostenere la loro candidatura posso farlo inviando una comunicazione al Comitato per il Nobel entro il 1° febbraio 2020. #LASTESISALNOBEL avrà sicuramente il sostegno trasversale delle donne di tutto il mondo.

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