Guerre e Armamenti, Politica Internazionale, Politica italiana, Società Civile

Il ruolo dell’Italia in caso di guerra

Gen 8 2020

di Luca CelliniPressenza

“Nato per uccidere” (Foto di da Full Metal Jacket)

Ho sempre creduto che la Costituzione italiana fosse fra le più belle del mondo, riguardo la sua applicazione invece credo si sia davvero lontanissimi.
Ciò viene dimostrato stando almeno agli ultimi avvenimenti legati al Medio Oriente.

Mi spiego meglio: si può essere concordi oppure no che la Costituzione italiana sia fra le più belle del mondo, però, leggendola, tutti potranno concordare fin dalle prime battute che, la Carta costituzionale italiana sia decisamente antibellicista e fermamente contro la guerra. Così come del popolo italiano volendo si possa dir tutto, ma certo non se ne possa mettere in dubbio, il fortissimo e più che motivato rifiuto di fondo sia alla guerra che al nucleare. Gli italiani infatti, vi hanno rinunziato più volte con tanto di referendum sull’energia nucleare, perfino quella a scopi civili.

Eppure, nonostante tutto ciò, l’Italia specie in questi ultimi anni è divenuto il “gabinetto di guerra” operativo degli Stati Uniti e della NATO.
La base militare di Camp Darby a Livorno è divenuta il principale arsenale militare statunitense in Europa, il più grande degli Stati Uniti al di fuori del proprio territorio. A Camp Darby transitano via mare le rotte della guerra. A Camp Darby ci sono armi strategiche e tattiche di ogni tipo, 125 bunker, dove si stima sia stoccato circa un milione di proiettili di artiglieria, ma anche bombe aeree, e missili. Secondo alcuni esperti militari ci sarebbero anche dotazioni nucleari, oltre a carri armati e diversi veicoli militari aerei e terrestri.
Si tratta di una sorta di grandissimo hub delle armi. Il più grande di tutto il patto atlantico. Queste arrivano via mare, a bordo di imponenti navi della USS Navy, fino al porto di Livorno. Da qui sono stoccate a Camp Darby, per poi essere smistate e destinate in Giordania, Arabia Saudita e altri paesi mediorientali per rifornire le forze di Washington impegnate nei vari teatri di guerra principalmente dell’area mediorientale, dalla Siria allo Yemen, ma anche alla Libia, senza dimenticare ovviamente l’Iraq.

Oltre Camp Darby, sul suolo italico in prima linea nella politica della guerra, c’è la base militare di Sigonella in Sicilia, da cui decollano i caccia da guerra impiegati nei vari conflitti, e i droni controllati a distanza, uguali a quello usato ad esempio per il blitz nei giorni scorsi per uccidere il generale iraniano Soleimani.
Ancora In Sicilia, a Niscemi, dal 2014 è sorto uno dei centri di trasmissione del MUOS (Mobile User Objective System): un sistema di comunicazione satellitare militare ad alta frequenza (UHF) e a banda stretta (fino a 64 kbit/s), utilizzato direttamente dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Il MUOS è un sistema composto da quattro satelliti (più uno di riserva) e quattro stazioni di terra, una delle quali è quella di Niscemi. Il MUOS integra le comunicazioni di guerra delle forze navali, aeree e terrestri in movimento in qualsiasi parte del mondo, e per questo, proprio in questi giorni è impegnato direttamente nella trasmissione e nel controllo operativo di varie operazioni di guerra in Medio Oriente.

Sempre in Italia abbiamo già adesso circa 90 testate nucleari, diverse delle quali stanziate presso la base militare di Aviano nel Veneto. Un potenziale nucleare già adesso capace di oltrepassare la potenza distruttiva di 300 Hiroshima. E così, giusto perché eravamo in aria natalizia, proprio nei giorni di Natale si è saputo di un altro bel regalino, che sta per esserci recapitato dai nostri amici alleati a stelle e strisce. 50 Bombe Nucleari USA dalla Turchia dirette in Italia.
Cinquanta testate nucleari strategiche pronte per essere portate dalla base turca di Incirlik, in Anatolia, alla base Usaf di Aviano, in Friuli Venezia Giulia. Gli Usa diffidano sempre di più della fedeltà alla Nato del presidente turco Erdogan, e così ripiegano sulla sempre più fedele Italia. Questa notizia ci è stata riportata da Fanpage e poi ripresa dall’Ansa, il 30 dicembre, 4 giorni prima del blitz americano che ha visto l’uccisione in Iraq del generale iraniano Soleimani. La fonte è il generale a riposo Chuck Wald della US Air Force in una intervista rilasciata in esclusiva all’agenzia Bloomberg.

Tutto questo sarebbe quanto meno “degno” di una interrogazione parlamentare urgente, per chiedere sia al Governo ma anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, perché, sebbene la nostra Costituzione parli in modo chiaro e inequivocabile di ripudio della guerra, e il popolo italiano si sia espresso più volte per via referendaria nell’essere fermamente contrario all’uso del nucleare, persino in campo civile, perché Stati Uniti d’America e la NATO, continuino a riempire il “patrio suolo” di ordigni nucleari militari, e di armi di ogni specie e tipo, usate nel conflitto mediorientale. Sì, sono questioni serie queste che dovrebbero spiegarci sia la Presidenza della Repubblica che il Governo, aprire quantomeno una discussione in Parlamento; un organo creato apposta per trattare e parlamentare almeno degli aspetti più importanti che riguardano da vicino il nostro paese, le nostre vite, il nostro futuro. Ciò a maggior ragione in una ipotesi di possibile conflitto armato di tipo diretto tra Stati Uniti e Iran. Non è forse questa una flagrante violazione del dettato costituzionale? E l’ultima azione condotta per ordine diretto di Trump non è forse in totale violazione del Diritto Internazionale, che è stato stracciato con un semplice click remoto via Web. Un raid quest’ultimo, che è stato giudicato un crimine anche dall’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

Con l’ultima mossa operata dalle forze armate statunitensi, le istituzioni internazionali, a salvaguardia della pace, della cooperazione mondiale e del rispetto delle Carte universali e del Diritto, sono state sbeffeggiate e calpestate.
La parola stessa, e le rassicurazioni che proprio Trump pochi giorni prima, a fine anno, pubblicamente aveva dato, sono state cancellate, rimangiate una ad una. Persino quei paesi europei che da oltre 75 anni vengono chiamati “alleati” sono stati oltraggiati, di fatto resi ridicoli, rendendo evidente che in termini decisionali è come se nemmeno esistessero. Di questo, a partire da oggi e nei prossimi giorni a seguire si dovrebbe discutere in Parlamento in modo urgente, perché questa è la funzione per cui è stato creato l’organo parlamentare.
Oppure tutto è stato già deciso dal signor Trump, magari con un bel tweet, come va tanto di moda oggi nel “club” esclusivo dei “grandi statisti”, quelli che con un sol click sullo smartphone decidono sulle vite di migliaia, forse milioni di persone. Ivi compreso anche le nostre sorti, quelle di un Paese che nonostante sia fondato sul ripudio assoluto della guerra, ci deve vedere costretti come nazione, a essere proni in prima linea all’interno di un conflitto che va crescendo.

Tutto ciò, a quanto pare sta accadendo finora, senza avere nemmeno la possibilità di esprimersi all’interno dell’istituzione del nostro Parlamento, che, vista l’aria pesantissima che tira, avrebbe quantomeno la funzione di discutere della drammatica condizione in cui come paese Italia ci veniamo a trovare; delle pesantissime implicazioni che comporta in questo momento l’essere più che alleati, di fatto complici di una nazione terza che sta operando al di fuori di ogni criterio del Diritto Internazionale, e anche al di fuori di ogni mandato delle Nazioni Unite. In seno a questo, c’è anche assoluto bisogno di discutere di come in questo momento il nostro suolo si trovi ad essere sede operativa di vere e proprie operazioni di guerra, senza che il nostro Stato riesca più esercitare una qualche forma decisionale su ciò che viene operato sul nostro stesso territorio.  Discutere evidenziando che in questo momento, il nostro ruolo, più che alleati ci vede in parte complici, in parte militarmente occupati da una nazione terza che sembra prepararsi a scendere in guerra, non più per procura, bensì all’interno di un conflitto armato diretto contro altri Stati.
È di tutto questo che c’è assoluta urgenza di discutere all’interno del Parlamento, e quanto meno venire informati sui fatti gravissimi, e su questioni di vitale importanza che mettono a serio rischio il nostro Stato e le nostre vite di 60 milioni di cittadini.

Ciò assume ancor di più carattere di urgenza alla luce degli intensi movimenti bellici e militari che proprio in questi giorni stanno interessando il nostro territorio. E’ per questo che, restiamo in attesa che uno dei nostri massimi organi istituzionali, riferendoci al Presidente della Repubblica, Capo delle Forze Armate, e al Governo, primo e più importante organo decisionale chiamato a deliberare e decidere su questioni di vitale importanza per il Paese, abbiano la bontà di informarci su cosa stia avvenendo, e quali siano le nostre intenzioni come nazione che ripudia la guerra, all’interno invece di uno scenario che ci vede fortemente coinvolti in uno stato di pre-guerra. Nel frattempo, ci perdonino infine gli onorevoli deputati, se fra le lecite richieste avanzate, si possa almeno sperare che, fra una querelle televisiva sugli ospiti del prossimo Festival di Sanremo, e un gossip su quale sia la prossima fiamma di Salvini, ci possa essere in questo nostro Paese almeno una qualche componente parlamentare che prenda la briga  e l’impegno di poter muovere una interrogazione parlamentare della massima urgenza sui pericolosi scenari di guerra che vanno addensandosi all’orizzonte sul nostro Paese, e che, non ce ne vogliano se glie lo ricordiamo, riguardano tutti noi e le nostre vite veramente da molto vicino.

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