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The Sunday Breakfast – 18 – panoramica sui fatti globali della settimana

Feb 16 2020

a cura di Cecilia Capanna

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Lettera al lettore – di Roberto Savio

Othernews da oggi presenterà ogni domenica un riassunto  degli avvenimenti e dei problemi mondiali più importanti della settimana. Othernews tradizionalmente redige in inglese e spagnolo, le due lingue più diffuse nel mondo. L’italiano è un riconoscimento al Paese che ci ospita e allo sforzo  per raggiungere  soprattutto i giovani!

Buona lettura, Roberto Savio e Cecilia Capanna

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04-16 febbraio 2020 – di Guglielmo Rezza

SACERDOTI SPOSATI? NON SE NE PARLA

I preti cattolici dovranno rispettare l’obbligo di celibato. La cosa potrebbe non essere percepita con particolare stupore da chi sta leggendo il Sunday Breakfast: in effetti, quella di impiegare notizie di apertura vecchie di qualche secolo potrebbe non esser la miglior strategia promozionale per una rassegna stampa a cadenza settimanale. Tuttavia, un elemento di attualità nella notizia c’è: il tema del celibato è stato una delle tematiche affrontate nel corso del Sinodo Amazzonico svoltosi ad Ottobre, nel corso del quale era stata avanzata la proposta della possibilità di ordinare sacerdoti i cosiddetti “viri probati”, membri conosciuti e stimati della comunità. La spinta proviene soprattutto da cause di ordine geografico e demografico, poiché in un contesto in cui le comunicazioni sono difficili e le comunità rarefatte come quello amazzonico i sacerdoti presenti non riescono a esser presenti in ogni comunità. La risposta di Papa Francesco alla richiesta non è tuttavia pervenuta e ciò equivale ad una risposta negativa: nell’esortazione post-sinodale, “Querida Amazonia” il Papa non ha fatto infatti accenno alla questione, lasciandola cadere nel vuoto. 👉 Da Papa Francesco nessuna apertura nell’esortazione “Querida Amazzonia”

TE LO RCORDI LO SVILUPPO SOSTENIBILE?

Pur non regalandoci quella che avrebbe potuto essere una notizia epocale, “Querida Amazonia” ci offre comunque spunti interessanti: il Papa torna infatti su una tematica a lui cara, ossia lo sviluppo sostenibile, non esitando a definire “ingiustizia e crimine” l’interesse economico che ha espropriato della propria terra le popolazioni indigene. La tematica è quantomai attuale, poiché giunge in concomitanza con la presentazione di Bolsonaro al Parlamento del Progetto 191, che apre alla possibilità di realizzare attività economiche, sia minerarie che estrattive, proprio nelle “terre indigene” dell’Amazzonia. Lo sfruttamento di quelle risorse è riservato, secondo Costituzione, ai popoli nativi, ma il Presidente brasiliano è intenzionato a cambiare le cose, con implicazioni distruttive per le comunità indigene e per l’ecosistema amazzonico. 👉 Bolsonaro non si ferma più; miniere nelle terre dei nativi

Quando si comincia a parlare di ambiente, sfortunatamente, le cattive notizie non vengono quasi mai da sole. Tuttavia, quando si parla delle vaste distese di ghiaccio dell’Antartide, anche i sintomi del malessere del nostro Pianeta assumono una loro dimensione imponente e maestosa: l’ultima notizia è il distacco di un iceberg della dimensione di 300 chilometri quadrati dal ghiacciaio di Pine Island. Per chi, come il sottoscritto, non sappia quanti siano 300 chilometri quadrati, questi corrispondono all’incirca alla dimensione di Malta. 👉 Antartide: si distacca un iceberg grande quanto Malta

Alla luce di fenomeni così visibili non sorprende particolarmente il contenuto del report “Aria Tossica: il costo dei combustibili fossili”, pubblicato da Greenpeace, che ha stimato a 8 miliardi di dollari al giorno e 4,5 milioni di morti l’anno l’impatto negativo causato dall’impiego dei combustibili fossili. Coloro che secondo lo studio andrebbero a sostenere l’impatto più alto sarebbero Cina, Stati Uniti e India, rispettivamente con 900, 600 e 150 miliardi di danni l’anno. 👉 Il costo dei combustibili fossili: lo studio di Greenpeace

USA-IRAN

Difficilmente il report raggiungerà la scrivania di Trump e se mai dovesse accadere la domanda principale è quanto questo impiegherà a raggiungere il cestino dello studio ovale, considerando che il Presidente è impegnato nel rilancio delle centrali a carbone di ultima generazione. La prossima notizia non riguarda, tuttavia, la politica ambientale di Trump, quanto la sua politica estera. Gennaio deve infatti aver stressato i membri del Congresso Americano e fatto sorgere qualche dubbio sulla gestione della questione iraniana da parte del Presidente: il Senato ha approvato, sia col voto di senatori  democratici che repubblicani, un documento che vincola ogni ordine da parte del Presidente di attacchi contro l’Iran alla previa consultazione del Congresso. Il documento dovrà ora essere riapprovato nella Camera dei Rappresentanti, poiché ha subito delle modifiche al Senato, ma il veto presidenziale, annunciato da Trump, è nell’aria. 👉 Senato USA approva disegno di legge per evitare che Trump attacchi l’Iran senza consenso del Congresso

USA- IRAQ

Nella stessa settimana, con discutibile tempismo, un razzo Katyusha colpisce una base americana in Iraq, nella provincia di Kirkuk, ma senza fare vittime. 👉 Iraq, razzo contro base USA a Kirkuk

USA- AFGHANISTAN

Intanto, in Afghanistan, dopo più di un anno di trattative, sembra esser vicino il punto di svolta nei negoziati con i Talebani. Il Presidente Ashfar Ghani, dopo essersi consultato col Segretario di Stato Mike Pompeo, ha parlato di “notevoli progressi”. Sono quasi due decenni che gli Stati Uniti, assieme alla coalizione internazionale, sono presenti in Afghanistan e nel corso di questo arco di tempo non sono riusciti a schiacciare la resistenza talebana. Il raggiungimento di un accordo di pace con i Talebani, con opportune garanzie di sicurezza da parte loro nei confronti del governo di Kabul, sembra dunque essere l’unica strada percorribile per permettere il ritiro della coalizione occidentale, a fronte di un nemico che sembra impossibile da piegare. 👉 Afghanistan: attesa una svolta nei negoziati USA-Talebani

TENTATIVO DI TRATTATIVA IN LIBIA

Trattative anche in Libia, dove l’Italia prova a giocare timidamente un tardivo ruolo di mediazione tra Serraj e Haftar. Mentre si disintegra quanto rimaneva del coprifuoco sotto i bombardamenti di Haftar, che ha sostanzialmente ripreso l’assedio di Tripoli, Di Maio vola in Libia e incontra prima il capo del governo di Tripoli e poi il generale leader dell’Esercito nazionale libico. Sul tavolo anche il discusso memorandum sui migranti e la questione del blocco delle esportazioni di petrolio dopo la chiusura, da parte del generale, dei terminal in Cirenaica. 👉Di Maio in Libia incontra Haftar: “Risposta non sia militare”. Il generale bombarda Tripoli

SVILUPPI IN SIRIA

Nel frattempo, si avvicina la resa dei conti in Siria, questa volta non ai tavoli della diplomazia ma sul campo. Assad, dopo aver ripreso controllo di gran parte del territorio siriano, si avvicina all’ultima roccaforte ribelle di Idlib, occupata dai ribelli sostenuti dalla Turchia. L’offensiva sembra essere più rapida e ambiziosa del previsto e l’intraprendenza di Assad potrebbe anche mettere in difficoltà la Russia che, pur appoggiandolo, aveva sempre cercato di mantenere rapporti decenti con la Turchia, la quale ha già perso 6 soldati nei bombardamenti dell’esercito siriano. Assad, dopo 9 anni di guerra, sembra essere intenzionato a ristabilire l’integrità territoriale di una Siria con lui a capo e Idlib è un ostacolo sulla sua strada. L’analisi della complessa situazione delle alleanze in Siria e delle potenziali ripercussioni che quest’ultima offensiva potrebbe causare su ISPI: 👉Siria: la morsa su Idlib, tra Russia e Turchia

DIRITTI UMANI IN EGITTO

Patrick Zaky, uno studente dell’Università di Bologna di origini egiziane, è stato arrestato appena atterrato in Egitto per poi venire picchiato e torturato con scosse elettriche. Respinto il ricorso per la scarcerazione, la prossima udienza si terrà il 22 febbraio. Impossibile non tornare con la memoria al caso di Giulio Regeni. Impossibile per chi si batte per i diritti umani non mobilitarsi, Amnesty in prima linea come sempre.

👉Qui la petizione di Amnesty International 👈

ELEZIONI IN IRLANDA

Chiudiamo la rassegna stampa tornando, con un brusco cambio di luogo e argomento, in Europa, precisamente in Irlanda, dove il risultato elettorale ottenuto del Sinn féin rappresenta un momento di svolta storico. La scena politica irlandese era stata sempre stata dominata dal duopolio Fianna fàil e Fine gael, per cui il 24,5% delle preferenze andate al partito di sinistra Sinn Féin, che lo hanno reso il partito più votato in questa competizione elettorale, ha sorpreso tutti. Il Sinn Féin sembra dunque essersi definitivamente scrollato di dosso quel passato violento in cui il partito rappresentava l’ala politica dell’IRA e sembra un potenziale candidato alla formazione del governo. I potenziali sviluppi sono molti e particolarmente interessanti, non solo per l’Irlanda, data l’ambizione del partito di tenere un referendum per l’unità dell’Irlanda entro 5 anni, proprio mentre il Regno Unito affronta un momento di particolare incertezza. 👉In Irlanda si apre una nuova stagione politica

Seguiranno aggiornamenti, come sempre.

Grazie per l’attenzione, buona domenica e alla prossima settimana!

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