Politica Internazionale

Il coronavirus riscrive l’agenda del G20 finanziario in Arabia Saudita

Feb 22 2020

di Stefano Carrer – IlSole24ore

Focus sulle ricadute economiche al summit di Riad. Si aggrava il quadro in Corea del Sud e Giappone

Controlli sanitari nell’aeroporto internazionale di Najaf, in Iraq

Mentre crescono le preoccupazioni per la diffusione dell’epidemia da coronavirus fuori dalla Cina – con riflessi negativi sui mercati finanziari – l’allarme per i suoi effetti economici globali sarà probabilmente il tema-chiave al vertice dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali del G20 che si apre in Arabia Saudita in assenza della delegazione cinese (e con qualche altra defezione).

L’effetto-coronavirus ha contribuito a far ripiegare le Borse europee (Milano -1,2%, -0,5% l’indice Stoxx 600), sulla scia della debolezza del settore automobilistico e di Wall Street dopo indicazioni negative dagli Usa su servizi e manifattura a febbraio (con l’Ihs Markit Pmi sceso sotto quota 50 per la prima volta dal 2013).

A sottolineare la centralità del tema coronavirus al G20 è stato il governatore della Banca del Giappone, Haruhiko Kuroda, in una audizione parlamentare poco prima della sua partenza per Riad, durante la quale ha affermato che l’istituto è pronto a intraprendere misure addizionali di politica monetaria se sarà ritenuto necessario per puntellare l’economia nipponica.

Il Giappone appare già sull’orlo della recessione, mentre il governo viene sottoposto a diffuse critiche per la gestione della quarantena della «Diamond Princess» (dove 634 crocieristi hanno contratto il virus) e il numero di casi a terra è salito intorno al centinaio, compresi due bambini in Hokkaido. Vari eventi di massa sono stati cancellati e cominciano a chiudere anche i parchi di divertimento (Sanrio Puroland, il popolare parco a tema Hello Kitty, chiuderà i battenti da oggi almeno fino al 12 marzo).

Ancora peggiore è la situazione in Corea del Sud, dove i casi sono saliti di 48 unità a 208, concentrati nella città di Daegu (2,5 milioni di abitanti). Finora all’Oms sono pervenute segnalazioni di 1.076 casi di infezione in 25 Paesi, mentre le infezioni in Cina sono tornate a salire (889 nuovi casi confermati ieri, contro i 395 del giorno precedente), per un totale di 2236 morti e oltre 75mila contagiati. La «Davos asiatica», ossia il Boao Forum, è stata posposta rispetto alla data fissata del 24-27 marzo.

Settore aereo in sofferenza
Ieri un’indicazione sulla pesantezza delle ripercussioni globali della crisi da coronavirus è arrivata dal trasporto aereo, che quest’anno registrerà la prima contrazione dal 2009: lo ha stimato la Iata (International Air Travel Association),secondo cui il coronavirus costerà alle compagnie aeree 29,3 miliardi di dollari in mancati ricavi da passeggeri.

La previsione sulla domanda è stata rivista al ribasso da +4,1% a -0,6%, sempre che l’epidemia resti per lo più concentrata in Cina: il calo del 4,7% della domanda attesa sarà guidato da un -13% nell’area Asia-Pacifico. «Sarà un anno molto duro per le compagnie, chiamate a difficili decisioni sul taglio della capacità e in alcuni casi delle rotte», ha detto il presidente della Iata Alexandre de Juniac.

Lusso a crescita zero
Tra gli altri settori destinati a soffrire c’è quello dei beni di lusso: lo indica una nota degli analisti di Goldman Sachs, che prevedono «una crescita media pari a zero nel settore lusso nell’anno fiscale 2020, contro il +5% precedente. Il rinvio degli acquisti potrà beneficiare le vendite dell’anno fiscale 2021», per il quale le stime sono state alzate da +6% a +8%.

Inoltre è «probabile una revisione al ribasso dei profitti», hanno aggiunto, tagliando le previsioni 2020 in media dell’11%: «Prevediamo ora un calo delle vendite del 9% nel primo semestre, contro la stima precedente per +6%. Riteniamo che la domanda comincerà a migliorare a metà 2020 con un periodo di ripresa nel quarto trimestre».

Goldman Sachs ritiene comunque che «l’impatto sarà temporaneo e probabilmente sarà seguito da un periodo di ripresa: i brand probabilmente recupereranno le vendite perse, a seconda della solidità del marchio, della categoria di prodotto e della durata delle turbolenze».

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