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Libia, Ucraina e non solo. Cosa diranno Guerini e Di Maio ai ministri russi

Feb 22 2020

di Stefano PioppiFormiche,net

I ministri di Esteri e Difesa incontreranno domani gli omologhi russi. Il vertice 2+2 non si riuniva dal 2013, pochi mesi prima che scoppiasse la crisi ucraina. Il tema sarà sul tavolo, anche se la priorità italiana resta la Libia con il forte ascendente della Russia sul generale Haftar. Spinosi altri due dossier: le sanzioni e il controllo degli armamenti

17-02-2020 Per la Libia l’obiettivo è far convergere Mosca sulla linea italiana: un effettivo cessate-il-fuoco e un embargo sulle armi. Il nodo è duplice, nelle bellicose intenzioni di Khalifa Haftar, su cui i russi hanno un forte ascendente, e nelle modalità con cui arrivarci, visti i dubbi già emersi su una missione europea. Domani, a Villa Madama, i ministri Luigi Di Maio e Lorenzo Guerini incontreranno anche per questo gli omologhi russi Sergey Lavrov e Sergey Shoygu. Questi ultimi avevano partecipato anche al precedente e ultimo incontro del formato 2+2 Esteri e Difesa. Era il 2013, per l’Italia c’erano Emma Bonino e Mario Mauro, e probabilmente nessuno si aspettava che nel giro di sei mesi le lancette sarebbero tornate al clima della Guerra fredda, con l’esplosione della crisi ucraina e l’annessione russa della Crimea. Dopo sei anni, il tema resta il più spinoso nei rapporti tra Mosca e l’Occidente, corredato dal crescente consolidamento del ruolo russo in altre aree strategiche, dal Medio Oriente alla Libia.

UN DIALOGO “FRANCO”

A Villa Madama ci saranno due colloqui bilaterali separati tra i vertici di Esteri e Difesa. Seguirà la riunione plenaria per fare il punto e tracciare la strada dei futuri rapporti. “Approfondite discussioni”, spiega la Farnesina, riguarderanno “Libia, Ucraina, Medio Oriente, nonché in tema di stabilità strategica, controllo degli armamenti e sicurezza europea”. Su tutto questo c’è “consapevolezza delle differenze di posizioni”, ma resta “essenziale continuare a sviluppare un dialogo franco e costante con la Russia su tutte le questioni di rilevanza strategica per i nostri interessi nazionali”.

IL DOSSIER LIBICO

Per l’Italia la priorità resta la Libia, da stabilizzare partendo da un effettivo cessate-il-fuoco e da un embargo sugli armamenti. Lo hanno ribadito negli ultimi giorni sia Di Maio che Guerini, tanto agli alleatidella Nato, quanto alla più ampia platea presente alla Munich Security Conference. A fine gennaio, in visita ufficiale al Pentagono, il ministro della Difesa ha chiesto agli Stati Uniti di investire “tutto il peso politico possibile” per supportare tale linea e difendere i risultati della Conferenza di Berlino, ottenendo “positive rassicurazioni”. E sempre a Monaco, dopo il bilaterale di pochi giorni prima con Guerini, la ministra tedescaAnnegret Kramp-Karrenbauer ha chiesto di inserire l’Italia nel formato E3 (Francia, Germania e Regno Unito) quando si parla di Libia. Ora manca la convergenza con Mosca.

UNA MISSIONE EUROPEA?

Da tempo Di Maio e Guerini hanno rilanciato l’idea di ricalibrare la missione Sophia dell’Unione europea (di cui attualmente è ferma la componente navale) per garantire l’embargo di armi. Il vertice della Farnesina ne parla oggi a Bruxelles con i colleghi dell’Ue nel vertice informale, ottenendo supporto sulla prospettiva italiana. La missione Sophia è stata difatti superata, con la luce verde a una nuova missione “di sorveglianza e blocco delle armi” che avrà “un contributo navale importante che sarà dislocato sul lato est della costa libica, dove arriva il flusso delle armi”, ha detto Di Maio. Un impegno di questo tipo ha comunque bisogno di un appoggio da Mosca, visto il forte ascendente esercitato sul generale Haftar. Convincere i russi però non è facile. Lo ha spiegato lo stesso Lavrov su La Stampa in merito a una possibile missione dell’Ue, propostasi di garantire l’integrità territoriale del Paese. “Solo l’Onu può garantire una Libia unita”, ha detto il ministro russo, proponendo “una nuova agenda tra Russia e Unione europea”.

L’AZIONE RUSSA

Eppure, per quanto ormai preponderante e nonostante i proclami in favore della pacificazione libica, il ruolo di Mosca potrebbe non essere d’aiuto per la stabilizzazione. Come notato a Washington da Guerini, gli aiuti esterni ai contendenti in campo (la Turchia per Fayez al Serraj, la Russia con Egitto ed Emirani per Haftar) hanno rinvigorito le ambizioni dei due fronti, tanto che il generale Haftar ha rilanciato solo pochi giorni fa la presa di Tripoli.

LA QUESTIONE UCRAINA

Altro tema spinoso in agenda è la questione Ucraina. Nel fine settimana, durante la Munich Security Conference, in segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, confermando il supporto dell’Alleanza all’integrità territoriale del Paese, prospettiva a cui l’Italia ha pienamente aderito. Da parte sua, Zelensky ha ribadito l’intenzione di portare Kiev più vicina alla Nato, nonché di modernizzare i settori della difesa e della sicurezza in linea con gli standard alleati. Il problema è nella percezione che Mosca ha di tale spostamento, avvertito come un avanzamento della Nato in una zona di sua diretta influenza. La questione ucraina resta d’altra parte staticamente irrisolta, affrontata dall’Alleanza Atlantica con il “dual-track approach” che comprende il rafforzamento della deterrenza e, in parallelo, il rinvigorimento del dialogo con Mosca.

TRA DETERRENZA E DIALOGO

Sulla seconda parte è a lavoro l’Italia. D’altra parte, sempre a Monaco, Stoltenberg ha incontrato anche Lavrov (che ha avuto un vertice “segreto” con Mike Pompeo), condividendo con il ministro “il bisogno di trasparenza”. Un elemento da ribadire dato che sono già iniziate le manovre preparative in vista di di Defender Europe 2020, la maxi esercitazione che in primavera coinvolgerà 37mila soldati di 18 Paesi Nato (e partner) tra Germania, Polonia e Repubbliche baltiche. Vi prenderanno parte 20mila militari statunitensi: il più grande dispiegamento di forze americane in Europa da almeno 25 anni. Nonostante le dichiarazioni ufficiali ribadiscano da tempo che l’esercitazione non è diretta contro alcun competitor, la Russia avverte la pressione.

LE SANZIONI

La sfida di domani sarà frenare le rivendicazioni di Mosca sulla rimozione delle sanzioni. Sebbene il tema non sia ufficialmente in agenda, l’intervista di Lavrov a La Stampa ha mostrato quanto è forte l’intenzione russa di trovare a Roma sponda per alleggerirne il peso. “Per parte nostra – ha detto il ministro russo citando i dati della riduzione dell’interscambio tra i due Paesi – siamo disponibili a prestare sostegno alle vostre aziende nella transizione da fornitura al mercato russo di prodotti a marchio made in Italy alla cooperazione produttiva sul principio del made with Italy, con particolare attenzione alla localizzazione della produzione in Russia”.

RIPRENDERE GLI ACCORDI DI MINSK

Pur nella promozione del dialogo, non bisognerà cadere nel tranello dei rapporti commerciali come chiave di volta per rompere la faticosa unità euro-atlantica sul tema. Lavrov ha parlato difatti di “mosse anti-russe di Washington e Bruxelles”. Ma il focus va piuttosto spostato sulle ragioni del quadro sanzionatorio, imposto dall’Ue e dagli Stati Uniti come conseguenza diretta per l’annessione della Crimea e il conflitto nel Donbas. L’occasione di fermare le sanzioni è in mano alla Russia, attraverso l’effettiva implementazioni degli accordi di Minsk. Firmati nel 2014 da russi, ucraini e rappresentanti delle due repubbliche separatiste (sotto l’egida Osce) non sono stati mai rispettati. Le aree intorno a Donetsk e Lugansk restano segnate da un confine militarizzato e amministrate dai ribelli separatisti filo-russi.

IL CONTROLLO DEGLI ARMAMENTI

Stessa attenzione sarà rivolta al tema dei rapporti tra Russia e Nato, e in particolare al controllo degli armamenti, altro punto caldo nell’agenda di domani. L’Italia ha aderito alla linea dell’Alleanza Atlantica che attribuisce alla Russia la responsabilità della fine del trattato Inf, riconoscendo nel dispiegamento del missile SSC-8 la violazione degli accordi che ha legittimato l’uscita degli Stati Uniti. Il tema, ha riconosciuto lo stesso Stoltenberg, è più ampio, e riguarda una serie di assetti missilistici su cui la Russia è ambiziosamente a lavoro da tempo. L’impressione è che i margini per giungere a un nuovo accordo tra Washington e Mosca siano davvero risicati, anche se un elemento potrebbe ampliarli: la comune intenzione di vincolare anche Pechino, da tempo attiva sulle tecnologie missilistiche e forse più avanti di entrambe le due superpotenze.

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