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Il tempo della gentilezza

Mar 29 2020

di Marlene SimoniniOTHERNEWS

Volontari: Esseri umani che tentano di fare il loro meglio per altri esseri umani. Ecco la realtà del volontariato ai tempi del Covid-19

Croce Rossa Milano – Assistenza ai senzatetto –

Alla voce “solidarietà”, il vocabolario Treccani recita: “su un piano etico e sociale, rapporto di fratellanza e di reciproco sostegno che collega i singoli componenti di una collettività nel sentimento appunto di questa loro appartenenza ad una società medesima e nella coscienza dei comuni interessi e delle comuni finalità”.

In soldoni? Siamo tutti sulla stessa barca e apparteniamo l’uno all’altro.

E se apparteniamo l’uno all’altro, allora nessuno deve e può essere lasciato indietro. Non ce lo possiamo permettere. Non in un periodo d’emergenza come quello che stiamo vivendo: un solo infetto, uno soltanto, peggio se inconsapevole, è in grado di riaccendere l’allarme contagio (concetto chiarissimo candidato al Festival del Luogo Comune).

È quindi essenziale prendersi cura anche delle categorie a rischio, quelle categorie del #vorreirestareacasa piuttosto che dell’ #iorestoacasa, a volerne evidenziarne la caratura social(e).

I senza fissa dimora ricevono l’aiuto solitamente di una nobile parte della popolazione: al 2017 lo Stivale poteva contare 5,5 milioni di volontari (fonte Istat).

I centri portati avanti da semplici volontari sono diversi, organizzazioni più o meno grandi, più o meno religiose, più o meno attive.

Da volontaria Croce Rossa, non posso che soffermarmi sui diversi servizi messi in campo da questa preziosa realtà: in primis il prontofarmaco, ovvero la consegna porta a porta di medicinali, così come il servizio spesa e smistamento dei generi alimentari, la misurazione della temperatura corporea dei viaggiatori in ingresso in Italia, ma anche il trasporto dei casi potenzialmente sospetti verso le strutture sanitarie di competenza. Non mancano servizi più rari e particolari, ma dal valore sociale inestimabile.

Potrei fare un esempio: nella data di ieri ci è stato richiesto di andare allo sportello postale per ritirare del contante per una donna disabile ed immunodepressa.

Un servizio semplice nella sua crudezza.

La donna, che non aveva alcuna intenzione di uscire di casa, era disposta a consegnare carta di credito e pin segreto ai volontari.

Inutile dire che siamo rimasti basiti e sorpresi, la voglia di aiutare è tanta e noi più giovani non abbiamo neanche capito quanto la situazione poteva essere borderline. Fortunatamente, i membri più anziani hanno avuto il garbo e l’intelligenza di organizzare questo servizio in collaborazione con le forze dell’ordine, al fine di svolgere il tutto con la più assoluta correttezza.

Esseri umani che tentano di fare il loro meglio per altri esseri umani: ecco la realtà di oggi.

Quelli che chiamiamo “volontari” sono quelli che per anni si sono riuniti la sera, dopo una giornata di studio o di lavoro, a preparare il materiale per i servizi del giorno seguente, ad organizzare attività, ripassare manovre salvavita, non dimenticarsi come usare un defibrillatore o una barella a cucchiaio. Stiamo parlando di studenti, liberi professionisti, infermieri, giardinieri, avvocati… i nostri volontari sono questo, persone che dopo anni di addestramento ora riescono a raccogliere quanto imparato e si rimboccano le maniche.

I servizi dedicati ai senzatetto sono diversi e sviluppati anche da molti altri centri. Nel pieno di un’emergenza sanitaria, i clochard sono coloro per cui la sanità ha spesso rappresentato una contraddizione: senza fissa dimora non si può dimostrare di avere una residenza e dunque non si può essere assegnati ad un medico di base. È la solitudine di un sistema che crea paradossi e vicoli ciechi.

Eppure la voglia di continuare a prendersi cura degli esseri umani – anche degli ultimi – è tanta, nonostante le nuove direttive stiano creando scompiglio e disagio anche nei centri d’accoglienza più grandi.

Per poter garantire quanto più possibile le misure di sicurezza adeguate i posti mensa e i posti letto sono stati dimezzati.

Nei centri che permettevano un servizio igienico, il locale doccia deve essere disinfettato dopo ogni utilizzo; creando file straordinarie.

Alcuni ambulatori e mense gestiti da suore, instancabili ma pur sempre over 65, sono stati costretti a chiudere per poter garantire la loro stessa sicurezza.

Si ricorre ai luoghi aperti, dove avviene spesso la distribuzione dei pasti, pur non potendoci più sostare. Eppure rimangono gli unici luoghi in grado di permettere il rispetto della distanza di sicurezza, cosa alquanto difficile in luoghi chiusi.

È difficile, ma come detto prima: siamo sulla stessa barca.

È così che la ricerca dei poveri e dei bisognosi non è più relegata alle ore notturne ma estesa a tutto il giorno, serve un monitoraggio che sia il più continuo possibile, anche per fornire assistenza psicologica o semplicemente cibo.

Quel cibo che se prima veniva regalato da trattorie o pizzerie a fine serata, ora non esiste più. La chiusura della ristorazione è stata un brutto colpo per chi vi lavorava, ma non solo.

Tante sono le realtà.

Tante sono le persone.

Tanti sono gli atti di solidarietà.

Ma così promette Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana:

“Il pensiero che ci guida, ossia le nostre idee, siano il faro in questi momenti bui che possiamo e dobbiamo trasformare in una nuova rivoluzione, quella del tempo della gentilezza. E mi torna ancora una volta in mente il nostro Padre Fondatore (Henry Dunant,1828-1910) che, nelle sue ultime volontà, chiese di essere sepolto in una fossa comune e spiegò il motivo con questa frase: “l’uomo è irrilevante e insignificante davanti alle proprie idee”.

Ci risolleveremo, perché i nostri gesti sono il frutto di queste Idee, capaci da quasi due secoli di trasformare la morte in vita”.

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