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Etiopia, guerra civile in Tigray

Nov 21 2020

di Rosarianna Romano – OTHERNEWS

il Tigray, la regione settentrionale etiope, ha scatenato una guerra civile che vede dalla stessa parte Etiopia ed Eritrea, ad appena due anni dalla pace che mise fine al sanguinoso conflitto tra i due Paesi.

la guerra civile in Tigray vede dalla stessa parte Etiopia e Eritrea

Il conflitto tra il governo dell’Etiopia e le forze del Tigray, la regione settentrionale che ospita più di cinque milioni di abitanti, ha gettato il paese in subbuglio: i combattimenti si susseguono da quasi due settimane, destabilizzando il Paese dell’Africa orientale e insieme tutto il Corno d’Africa, portando con sé centinaia di morti.

Un braccio di ferro, una lotta di potere, un tentativo di riforma politica: la scintilla del conflitto si è accesa il 4 novembre, quando il primo ministro etiope Abiy Ahmed ha ordinato un’offensiva militare contro le forze regionali nel Tigray. Abiy ha accusato il Fronte popolare di liberazione del Tigrai (Tplf), che amministra il territorio, di aver superato una linea rossa attaccando due basi dell’esercito federale, giustificando in questo modo la risposta militare.

Da quel giorno migliaia di civili sono stati sfollati. Secondo un portavoce dell’agenzia dell’Onu per i rifugiati, dal 10 novembre almeno quattromila persone hanno attraversato ogni giorno il confine con il Sudan, per un totale di circa 27mila persone: migliaia di profughi sono arrivati nel campo di Um Raquba, riaperto d’urgenza nel Sudan orientale, a 80 chilometri dal confine con l’Etiopia.
Secondo Amnesty international a Mai Kadra, nel sudovest del Tigray, è probabile che ci sia stato un massacro con centinaia di vittime.

Tuttavia, con le comunicazioni in gran parte interrotte, il numero non è certo. Ma un fatto è sicuro: il governo etiope ha annunciato uno stato di emergenza di sei mesi nel Tigray e una guerra civile in piena regola potrebbe durare molto più a lungo.

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Etiopia – Tigray: gli antefatti

La miccia del 4 novembre affonda le sue origini in mesi di tensioni tra il governo di Abiy e i leader del partito politico dominante del Tigray.

Per quasi tre decenni, il partito del Tigray è stato al centro del potere prima di essere scalzato da Abiy, in carica dal 2018. Da allora l’Etiopia, il più antico paese indipendente dell’Africa, ha subito cambiamenti strutturali.

Chi è Abiy

Il primo ministro Abiy è stato insignito del Premio Nobel per la pace lo scorso anno, dopo aver segnato, nel 2018, la fine della disputa territoriale con la vicina Eritrea con la quale l’Etiopia ha combattuto una sanguinosissima guerra.
Membro dell’Oromo, il più grande gruppo etnico dell’Etiopia, Abiy lanciò un appello per una riforma politica in nome dell’unità e della riconciliazione. La sua agenda era stata stimolata dalle richieste dei manifestanti, i quali ritenevano che l’élite politica precedente avesse ostacolato la transizione del paese alla democrazia.

Abiy ha, dunque, liberalizzato la politica, istituito un nuovo partito (il Partito della Prosperità) e rimosso i principali leader del Tigray, accusando loro di corruzione e repressione. Tali riforme hanno indubbiamente guadagnato consenso popolare.

Le cause del conflitto nel Tigray

Tuttavia, escludendo il Tplf – che nel 2019 aveva rifiutato di fondersi con il Partito della Prosperità – creò un crescente malcontento nella regione settentrionale, la qual cosa ha provocato perplessità e inquietudine nel Tigray portando a un’escalation di ostilità i cui esiti sono ben evidenti adesso.

In seguito ulteriori provocazioni hanno alimentato il fuoco del conflitto: in primis la decisione del Tigray di tenere le proprie elezioni lo scorso settembre, sfidando la sospensione nazionale di tutti i sondaggi imposta dall’emergenza pandemica. Da allora, entrambi i governi si sono additati reciprocamente come illegittimi.
Successivamente, la frattura è cresciuta in ottobre quando il governo centrale ha sospeso i finanziamenti e tagliato i legami con il Tigray, il quale ha anche accusato il primo ministro per la sua vicinanza al presidente eritreo Isaias Afwerki.

Tutto questo ha contribuito alla divaricazione sanguinosa tra il partito e il governo federale, aumentando le tensioni in modo corrosivo nelle ultime settimane.

Ultimi sviluppi nel Tigray

Il governo del Tigray ha rivendicato domenica scorsa i bombardamenti che sabato 14 hanno colpito l’area dell’aeroporto di Asmara, la capitale dell’Eritrea, un Paese accusato di sostenere l’offensiva militare ad Addis Abeba.
Attraverso il lancio dei missili nella vicina Eritrea da parte delle forze del Tigray, questo conflitto è diventato molto più grave e difficile da fermare: le ripercussioni iniziano a generare un’ onda d’urto propagata in tutta l’Africa Orientale.


Le agenzie umanitarie mettono in guardia sull’emergenza umanitaria e chiedono un cessate il fuoco temporaneo immediato nel nord dell’Etiopia, per consentire agli aiuti di raggiungere i civili colpiti dai combattimenti. Mentre gli appelli al dialogo restano inascoltati, migliaia di rifugiati civili continuano a fuggire dai combattimenti verso il Sudan.

E centinaia di persone, muoiono. In silenzio.

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