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The Sunday Breakfast – 1 – panoramica sui fatti globali della settimana

Ott 20 2019

a cura di Cecilia Capanna

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Lettera al lettore – di Roberto Savio

Othernews da oggi presenterà ogni domenica un riassunto  degli avvenimenti e dei problemi mondiali più importanti della settimana. Othernews tradizionalmente redige in inglese e spagnolo, le due lingue più diffuse nel mondo. L’italiano è un riconoscimento al Paese che ci ospita, ed allo sforzo  per raggiungere  soprattutto i giovani!

Buona lettura, Roberto Savio e Cecilia Capanna

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14-20 ottobre 2019 – di Gianfranco Maselli

COMINCIAMO DALLE BELLE NOTIZIE

Il primo ministro dell’Etiopia, Abiy Ahmed, che l’anno scorso ha stretto un accordo di pace con l’Eritrea, ha vinto il Premio Nobel per la pace 2019. Sono stati riconosciuti “gli sforzi di Abiy per raggiungere la pace e la cooperazione internazionale, in particolare la sua decisiva iniziativa per risolvere il conflitto di confine con la vicina Eritrea”, ha affermato Berit Reiss-Andersen, presidente della commissione Nobel norvegese. L’accordo ha risolto una situazione di stallo militare di quasi 20 anni con l’Eritrea a seguito della guerra di frontiera avvenuta fra il 1998 e il 2000.

Tempestivo il commento di António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, fiducioso “per i venti di speranza che, finalmente, cominciano a soffiare in tutta l’Africa.” > The Guardian

SI VIVE INSIEME, SI MUORE SOLI?

Forse sarebbe più giusto sottoporvi subito la riflessione più dolorosa di tutte, quella sul dramma curdo. È giusto farlo non perché ci sia qualcosa di più leggero di cui parlare dopo e neanche perché riteniamo giusto volgere presto lo sguardo verso ciò che sta succedendo, per poi ritrarlo il prima possibile. È una questione di urgenze e priorità.

Friends with benefits

Non c’è dubbio che ci sia, nel drammatica solitudine dei Curdi dopo il ritiro delle truppe americane dalla Siria Settentrionale, un significativo cambiamento nella strategia degli Stati Uniti verso il Medio Oriente, un’area dove Washington ha costantemente cercato di evitare il combattimento. Il presidente americano continua a fare la “gatta morta” con Erdogan ma questa storia non ha nulla a che fare con l’affetto reciproco. Non c’entrano i colpi di fulmine da letteratura di largo consumo, quelli con un setting banale, magari un baretto a Washington o nella periferia di Ankara.

Si tratta di una relazione fondata su termini geopoliticamente necessari per entrambi. Da tempo Recep Tayyip Erdogan parla della necessità di realizzare una safety zone per difendere la Turchia dalla minaccia terroristica dei curdi, disposti a tutto pur di difendere il loro territorio. Tuttavia, come suggerito da George Friedman, la realtà dei fatti è ben diversa. > Geopolitical Futures

Mike Pompeo, Segretario di Stato degli Stati Uniti, aveva già twittato una conversazione avuta con la sua controparte britannica Dominic Raab, in cui sembrerebbe avessero già discusso da tempo “i piani della Turchia per invadere potenzialmente la Siria”. > The Nation.

Trump continua ad alimentare le fiamme della violenza regionale, aggravando una situazione che richiederebbe forse soluzioni differenti per evitare conseguenze pericolosissime. > The Guardian

Ci si preoccupa sempre di più per il destino dei Curdi, soprattutto dopo le ultimissime novità sul presunto uso di armi chimiche da parte della Turchia contro la resistenza. > Ansa

Merita un popolo d’essere tradito e lasciato morire da solo, specialmente da un uomo che tenta di riportare a casa i soldati statunitensi facendo propaganda per la sua rielezione?

PROVACI ANCORA BORIS

Con un clamoroso colpo di scena, l’emendamento del parlamentare conservatore moderato Sir Oliver Letwin è passato e così Westminster rinvia la Brexit, ancora.

L’approvazione dell’emendamento, di fatto, porterebbe allo slittamento del voto sull’accordo con l’Ue, prorogandolo ben oltre la scadenza del 31 Ottobre, contro il volere di Johnson.

La votazione si è tenuta nella giornata di ieri e l’emendamento Letwin ha ricevuto un grande sostegno trasversale fra le forze politiche, anche fra i conservatori stessi, con ben 322 si.

È una batosta per Boris Johnson, che si dice però intenzionato a non negoziare con l’Ue un rinvio oltre il 31 Ottobre. Le cose, in realtà, stanno diversamente e ci sono tutte le premesse per uno scontro costituzionale, soprattutto dopo la dura replica di Jeremy Corbyn. > Repubblica

GOVERNI IN FUGA

A Quito l’edificio congressuale dell’Ecuador è stato danneggiato dai manifestanti che, da giorni, stanno occupando uffici governativi e giacimenti petroliferi. I disordini sono iniziati dopo che il Presidente Moreno ha spostato temporaneamente le operazioni del governo lontano da Quito. > Pressenza,

Un modo elegante di darsi alla fuga senza ammetterlo direttamente, rifugiandosi nella zona costiera.

Gli Ecuadoriani sarebbero parecchio arrabbiati per gli aumenti dei prezzi del carburante, favoriti dalle misure draconiane del Fondo Monetario Internazionale e impossibili da annullare, malgrado il dissenso collettivo. > Repubblica

Il presidente Moreno sta obbedendo al Fmi, imponendo un pacchetto di misure economiche draconiane che sta arricchendo soltanto minoranze come camere d’affari, banchieri e media aziendali. > ALAI.

Appare sempre più evidente come i popoli chiedano a gran voce un controllo democratico delle loro economie, rivolgendosi ad un Fmi sempre più sordo.

La Democrazia nel Fmi? Un ago in un pagliaio.

Il FMI si è sempre preoccupato di assicurarsi che i paesi in via di sviluppo aderiscano alle regole della globalizzazione, stabilite dagli stati capitalisti avanzati ma la sovranità di questi paesi è diventata irrilevante.

Ogni tentativo di infrangere l’ortodossia del FMI viene accolto con una feroce serie di sanzioni, prima fra tutte la mancata erogazione dei fondi promessi.

Sembra proprio quel sistema “carota-bastone” che abbiamo conosciuto per circa 20 anni di storia in Italia, finalizzato a condurre ad un’inevitabile collaborazione e, conseguentemente, ad un’involontaria complicità. Ripetetemi ancora quanto sia inutile ed anacronistico parlare di Fascismo oggi.

Se prevalessero le norme democratiche, il Fmi dovrebbe onorare il “referendum” del popolo. Tuttavia si tratta di una prospettiva utopistica e, a tal proposito, quanto scriveva il New York Times nel 1998 oggi sembra essere fin troppo attuale. > “Il cagnolino degli Usa”

Non possiamo fare a meno di chiederci che destino attenda oggi l’Ecuador, ricordando il disastro del 1996 attraversato dal governo del Malawi. > L’agribusiness è il problema, non la soluzione.

Ci sarà mai spazio per intavolare una conversazione sulla divergenza tra la politica del FMI e la democrazia? Le richieste che premono per un controllo dell’economia più democratico verranno mai ascoltate?

CREPE NEL SOVRANISMO UNGHERESE?

In Ungheria, nel frattempo, il primo ministro della linea dura, Viktor Orbán, ha subito la sua più grande battuta d’arresto politica dopo un intero decennio in cui il potere del suo partito, Fidesz, sembrava inattaccabile.

Lo sfidante e vincitore filo-europeo di sinistra, Gergely Karacsony, ha ottenuto il 51% dei voti.

Una vasta gamma di partiti dell’opposizione provenienti da tutto lo spettro politico si è riunita attorno al 44 enne Karácsony, con la stessa tattica che ha riscosso successo anche in altre 10 delle 23 principali città dell’Ungheria, tutte in precedenza governata da Fidesz.

Arrivati a questo punto sembra che la tattica di schierare candidati congiunti possa potenzialmente offrire un’opportunità valida non solo per mettere in difficolta Fidesz alle prossime elezioni generali del 2022 ma anche per smuovere le carte in tavola oltre i confini Ungheresi. > Breccia nel sovranismo Polacco e Ungherese?

SANTIAGO BRUCIA

Stato di emergenza in tutto il paese, cazerolazos per le strade della citta’ dove sono state erette barricate, autoblindo in piazza. La polizia spara proiettili di gomma contro chi protesta per l’aumento delle tariffe dei trasporti. Le stazioni della metro sono state date alle fiamme. La protesta, iniziata spontaneamente qualche giorno fa con azioni di studenti che chiamavano la popolazione a saltare i tornelli delle metro, si è allargata a tutta la città. > Anred

INDIPENDENCE WEEKEND

Meritano ovviamente una menzione le manifestazioni che si stanno susseguendo a Barcellona per l’indipendenza Catalana. Sono state notti di violenti scontri in Catalogna, in particolare a Barcellona e a Girona, dopo la condanna al carcere dei leader indipendentisti.

Nel capoluogo i manifestanti hanno eretto barricate in strada, dato fuoco a cassonetti e lanciato oggetti contro la polizia. Si contano numerosi arresti e feriti fra gli agenti di polizia ma anche fra i manifestanti. > Ansa

Nel weekend gli scioperi generali hanno paralizzato tutta la regione, mentre sul fronte politico continuano gli attacchi tra il governo di Madrid e la Generalitat, con il presidente Quim Torra che promette un nuovo referendum sull’indipendenza entro due anni.

La guerriglia urbana scatenata nelle strade delle principali città catalane ha fatto scattare un’indagine delle autorità spagnole sull’app “Tsunami Democratic” che i manifestanti userebbero per darsi appuntamento prima degli scontri.

HKMAP.LIVE

A proposito del binomio App e manifestazioni, la notizia che vede i media statali cinesi accusare Apple di appoggiare e proteggere i “rivoltosi” nelle proteste sempre più violente di Hong Kong, tramite un’app che traccia i movimenti della polizia in città, non può passare inosservata.

L’app HKmap.live, che indicherebbe la posizione della polizia, è stata approvata da Apple il 4 ottobre ed è passata sul suo App Store il giorno seguente. L’app visualizza gli hotspot su una mappa della città che viene continuamente aggiornata man mano che gli utenti segnalano incidenti, permettendo così ai manifestanti di evitare la polizia. > The guardian

XTINCTION REBELLION

Una settimana fa, la polizia metropolitana di Londra ha annunciato di aver arrestato 276 persone durante il primo giorno di proteste in città organizzate dal gruppo Xtinction Rebellion. Molte strutture erette sui ponti e sulle principali arterie della città sono state occupate dai manifestanti verdi, incatenati a veicoli parcheggiati a bloccare le strade.

Obiettivo: costringere il governo a concordare una serie di richieste per smantellare l’economia e trasformare la società occidentale.

Xtinction Rebellion ha promesso di ampliare ulteriormente questa serie di manifestazioni, insistendo sul fatto che le loro richieste dovrebbero essere soddisfatte dal governo. > Open

Le promesse non si sono fatte attendere e, nella giornata di Venerdì scorso una nuova manifestazione contro il commercio e l’industria bellica inquinante e oppressiva si è tenuta alle porte del quartier generale di Leonardo UK in Great George Street. > Pressenza

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