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Bolivia: quattro provocazioni per le sinistre internazionali

Nov 18 2019

di Martin WinieckiCommondreams.org

Relatives mourn by the coffins of supporters of Bolivian ex-President Evo Morales killed during clashes with the police in Sacaba, Cochabamba, Bolivia, on November 16, 2019. (Photo: STR/AFP via Getty Images)

Dopo le dimissioni del Presidente Evo Morales di domenica 10 novembre, la violenza si sta diffondendo per tutta la Bolivia. Seguendo la formula della “schock doctrine”, la destra neoliberale, razzista e revanscista, sta velocemente approfittando del caos politico.

La Bolivia ha bisogno urgentemente di solidarietà internazionale per proteggere i diritti umani fondamentali. Comunque, dobbiamo anche fare i conti con i miti semplicistici diffusi da molte persone delle sinistre internazionali, che negano le responsabilità della crisi di Evo Morales.

Qui di seguito, condividerò quattro osservazioni sulla Bolivia che credo siano importanti per tutti noi.

1)Le cose non sono così semplici come se si trattasse solo di un golpe

Mentre noi parliamo, le elite di destra, i fondamentalisti religiosi e le forze imperialistiche straniere si stanno accaparrando il potere in Bolivia. Martedi 12 novembre, prima di auto-nominarsi Presidente, la Senatrice di destra Jeanine Áñez è entrata nel palazzo del governo con in mano una Bibbia urlando: “Ora la Bibbia torna nel palazzo presidenziale!”. Subito dopo le dimissioni di Morales, altri leaders di destra si sono introdotti nello stesso edificio domenica, tirando giù la bandiera indigena della Wipala e acclamando: “La Pachamama non tornerà più nel palazzo, la Bolivia appartiene a Cristo!”. Nel 2013, la stessa Áñez aveva twittato: “Sogno una Bolivia senza rituali satanici indigeni. Le città non sono per gli indigeni, loro dovrebbero andare sugli altipiani”.

Dopo le dimissioni di Morales di domenica, sia le squadre di destra che i sostenitori di Morales hanno saccheggiato e vandalizzato il paese. La polizia e i militari hanno represso le mobilitazioni della maggior parte degli indigeni che protestavano contro l’acquisizione del potere da parte della destra, alcune delle quali in modo brutale. Venerdì, la polizia ha aperto il fuoco su una protesta a Sacaba vicino a Cochabamba, uccidendo cinque persone e ferendone dozzine.

D’altra parte, Morales non è così innocente come molti della sinistra cercano di dipingerlo. Il suo ostinato attaccamento al potere, le sue tendenze sempre più autocratiche e l’arroganza nei confronti delle critiche, manifestate negli anni passati, hanno intensificato un clima di polarizzazione che le forze di destra ora possono facilmente sfruttare. La sua riluttanza a rispettare i risultati del referendum del 21 febbraio 2018, in cui la maggioranza dei boliviani aveva respinto la sua richiesta di candidarsi per un quarto mandato presidenziale, ha portato il paese alla crisi. L’ex ambasciatore delle Nazioni Unite di Morales, Pablo Solon, scrive: “Evo Morales avrebbe potuto terminare il suo terzo mandato elettorale il 22 gennaio 2020 da presidente molto popolare e avrebbe avuto la possibilità di candidarsi – e persino vincere – alle elezioni del 2024, se non avesse forzato la sua rielezione per un quarto mandato. “

Le proteste di massa che hanno invaso l’intero paese dopo le elezioni del 20 ottobre sono state fatte da un ampio movimento popolare, guidato principalmente dai giovani nelle città, sempre più pieni di rabbia per l’arroganza e le tendenze autocratiche dell’amministrazione Morales. Lungi dall’essere ideologicamente coerente, questa resistenza popolare è stata un’eruzione di diversi tipi di rabbia che si nascondevano sotto la superficie della società: in una certa misura, l’odio di classe e il revanscismo razzista delle tradizionali élite bianche, ma in larga misura la rabbia generale per le speranze deluse.

Quando Morales è salito al potere nel 2005, rappresentava un’icona storica di speranza per la maggior parte dei boliviani emarginati e per gli indigeni che sono stati brutalmente oppressi dai tempi della colonizzazione spagnola. Il suo “processo di cambiamento” è iniziato come un promettente progetto leader mondiale di progressiva trasformazione della società, ma è rimasto bloccato in contraddizioni interne, per l’adattamento graduale all’economia capitalista, per la corruzione e l’abuso di potere.

La condanna dell’intero movimento di protesta post-elettorale contro Morales come colpo di stato reazionario di destra, che agisce per conto dell’imperialismo USA, e la reclamata necessità di usare la violenza contro i manifestanti (su cui alcuni dei suoi seguaci hanno agito) hanno ulteriormente peggiorato un clima già acceso di divisione sociale. Questo discorso polarizzante in realtà ha procurato alla destra misogina, razzista e fondamentalista religiosa – sempre più incarnata da Luis Fernando Camacho – le munizioni di odio necessarie a strumentalizzare e utilizzare questo movimento per i propri fini. Quando intraprendi la strada dell’odio, quello che odia di più vincerà sempre.

Per anni, Morales aveva screditato gran parte delle critiche e della resistenza contro le sue politiche – molte volte provenienti da ambienti progressisti della società, come la resistenza indigena contro l’autostrada TIPNIS attraverso tutto il Brasile nella foresta pluviale incontaminata – come sabotaggio reazionario di destra del suo presunto governo progressista e antimperialista. In tal modo, gradualmente ha alienato e immobilizzato i movimenti sociali progressisti che una volta erano la sua base di potere, gli stessi gruppi che ora avrebbero potuto resistere uniti contro questa orribile presa di potere di destra.

2) Morales sosteneva la retorica della “Madre Terra” all’estero mentre incentivava l’estrattivismo a casa

Nonostante tutte le legittime critiche, Morales continua a godere del sostegno popolare, poiché i suoi successi sono stati notevoli. Nei suoi 14 anni al potere, ha radicalmente migliorato la vita di milioni di poveri e indigeni della Bolivia. Durante il suo governo, i tassi di povertà sono scesi dal 59,9% nel 2006 al 34,6% nel 2018 e i tassi di povertà estrema sono scesi dal 37,7% al 15,2% allo stesso tempo. Gli indigeni hanno riguadagnato la partecipazione politica e l’autonomia dopo 500 anni di oppressione. Le risorse naturali sono state rinazionalizzate e le entrate sono state spese in programmi sociali, educativi e sanitari a beneficio delle persone, non solo di una piccola élite ricca.

Allo stesso tempo, il suo governo non è stato in grado di superare le contraddizioni fondamentali. Mentre era diventato famoso a livello internazionale per la sua retorica radicale anticapitalista e per la promozione dei “diritti della Madre Terra”, Morales non solo ha operato in un contesto capitalistico, ma di fatto ha favorito lo sviluppo incentrato sul PIL per finanziare i programmi sociali. Ha dato il via per la Bolivia ad una grande espansione di nuovi progetti minerari e dighe idroelettriche e ha consentito che la foresta pluviale amazzonica fosse bruciata e tagliata per l’espansione dei campi di soia e dei pascoli di bestiame. Mentre il mondo è esploso in indignazione per gli incendi dell’Amazzonia nel Brasile di Bolsonaro quest’estate, quasi nessuno ha riconosciuto che lo stesso ecocidio è stato commesso anche in Bolivia, sotto le redini di un presidente indigeno.

Quando l’autentica speranza di una trasformazione radicale è delusa, ne conseguono indifferenza, incredulità, frustrazione e rabbia, e questo è il terreno fertile per il totalitarismo.

3) La solidarietà acritica della sinistra internazionale non è di alcuna utilità per il popolo della Bolivia

Il modo in cui molti della sinistra internazionale glorifichino Morales e ignorino le contraddizioni del suo governo riflettono una pericolosa riluttanza a imparare dagli errori commessi nella costruzione di una società socialista.

Ripetendo le narrazioni semplicistiche di Morales e del suo partito, che si dipinge come l’eroica vittima innocente dell’imperialismo e dell’aggressione della destra, molti della sinistra internazionale non solo perpetuano una terribile polarizzazione, ma mantengono un mito ingannevole: che qualsiasi governo o movimento veramente emancipatore sarà prima o poi distrutto dal sistema prepotente del capitalismo globalizzato. Ma la verità è che la fine di Morales è stata anche il risultato delle contraddizioni nel suo stesso governo, dei suoi conflitti con la sua base progressista e, in definitiva, dell’incapacità di mantenere la sua promessa radicale di cambiamento del sistema.

4) Andando oltre la proiezione sui governi, dobbiamo chiederci: come può effettivamente avvenire il cambiamento di sistema?

La caduta dell’ultimo leader sopravvissuto della “marea rosa” è un vero momento di resa dei conti per la sinistra internazionale.

Per gli innumerevoli milioni di persone mobilitate, fa riflettere che nessuno di questi governi progressisti sia stato in grado di lasciare alle spalle il sistema del capitalismo estrattivo. Tuttavia, credo che Morales non abbia fallito a causa della mancanza di intenzioni, ambizioni e intelligenza, a causa del cattivo carattere, ma perché non era in grado. Il percorso si è rivelato impossibile; le sue mani erano legate.

Penso che sia tempo di andare oltre l’ossessione per i singoli leader politici (positivi o negativi) che stanno guidando gran parte della polarizzazione divisiva del nostro tempo. Sia la loro glorificazione che la loro condanna ci stanno distraendo dalla vera domanda che dobbiamo porre: come può effettivamente avere successo il cambiamento sistemico? Dobbiamo rispondere a questa domanda se vogliamo ancora impedire l’acquisizione fascista alla fine del capitalismo in fase avanzata, che minaccia di trasformare l’energia della ribellione globale in una forza distopica.

Questo intero sistema di dominio e di stati-nazione è costruito in modo tale che ci si debba adattare ai suoi principi, più sali in alto e più a lungo rimani nel sistema, tendendo a corrompere quelli che si elevano a posizioni più potenti per seguire schemi patriarcali di comando top-down.

In questo momento cruciale di disintegrazione sociale ed ecologica, abbiamo bisogno di governi progressisti. Ma non possiamo più far finta che possano andare da nessuna parte lasciati a se stessi, circondati da un sistema ostile alle loro intenzioni. Abbiamo bisogno di forti alleanze tra governi progressisti, movimenti sociali e progetti di base che costruiscano le infrastrutture per l’inevitabile transizione verso un mondo post-capitalista rigenerativo. Se queste tre realtà agiscono in accordo tra di loro e caldeggiano relazioni di sostegno reciproco e solidarietà critica, insieme possono diventare un potente motore di cambiamento.

Riacquistare l’autonomia è la chiave per cambiare il sistema. Abbiamo bisogno di progetti di base che istituiscano strutture sociali, ecologiche ed economiche alternative dal basso verso l’alto, che ripristinino il potere delle comunità decentralizzate. Questo è, in gran parte, un percorso per invertire il danno e il trauma inflitti dalla colonizzazione e dal capitalismo moderno; in altre parole, per imparare dalla saggezza indigena delle culture basate sulla Terra, che non hanno mai interrotto il loro rapporto con la Terra e con la comunità di tutti gli esseri viventi.

Per uscire dalla logica di sfruttamento del capitalismo, le comunità e le regioni dovranno attingere alla logica rigenerativa della natura, stabilendo modi di cooperare con i principi dei sistemi viventi. Ripristinando gli ecosistemi e i cicli dell’acqua e utilizzando l’energia abbondante del sole, le comunità locali e le reti regionali possono rendere liberamente disponibili acqua, energia e cibo a tutti i propri membri.

Costruendo strutture sociali di fiducia e sostegno reciproco, opponendosi alla pseudo-cultura globalizzata con la creatività dell’autentica espressione culturale, rilanciando antiche tradizioni tribali, le comunità possono ripristinare la loro funzione naturale di essere i mattoni fondamentali della vita sociale.

Finché non ci rivolgeremo alle strutture patriarcali e alle relazioni di potere abusivo tra i sessi, sia politicamente che nelle nostre relazioni interpersonali, le strutture fondamentali del dominio continueranno a perpetuarsi sul palcoscenico politico e la violenza continuerà a essere il modo di risolvere i conflitti. Molte culture indigene hanno onorato l’equilibrio dei poteri maschile e femminile come essenziale per mantenere l’equilibrio sano della comunità umana. Per lasciare indietro il sistema di dominio, non possiamo sottrarci alle strutture psicologiche, sociali e spirituali, che rendono il dominio, lo sfruttamento e la violenza così attraenti per le persone, indipendentemente dalla loro ideologia politica.

Il successo a lungo termine di qualsiasi movimento progressista si basa sulla trasformazione delle strutture fondamentali della società, da “potere su” a “potere con”, dalla centralizzazione all’autonomia, dal dominio alla cooperazione, dal patriarcato al partenariato. Se questo viene ignorato, si corre il rischio di subire lo stesso destino del “processo di cambiamento” in Bolivia. Tuttavia, se ciò venisse accolto e se tale cooperazione tra governi, movimenti sociali e progetti di base avesse effettivamente successo, le strategie di “divisione e conquista” dei poteri imperialisti non potrebbero più fermare la rivoluzione sociale.

Martin Winiecki è il coordinatore globale del Tamera Peace Research Center in Portogallo.

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