Nuove voci del giornalismo, Società Civile

No, non ci stiamo voltando dall’altra parte, ci stiamo ri-voltando

Nov 24 2019

di Marlene Simonini

Proprio noi, per i quali qualche anno fa era stato coniato con successo il termine “bamboccioni”.

Noi, che abbiamo quella giovinezza addosso che si appiccica come una maglia sudata.

Noi, a cui manca lo storico di un uomo maturo e ci possiamo servire solo di questa manciata di anni, e che sì, alle volte crediamo di essere migliori di voi, ma senza cattiveria, solo con rabbia.

Perchè laddove un uomo reagisce ripiegandosi, un giovane usa la rabbia.

è spiacevole creare un noi/voi, creare distinzioni tra gli esseri umani non ha mai portato ad esiti felici, come è noto, ma in questi pensieri messi assieme si vorrebbe proiettare luci su questa forza giovanile che sta scuotendo il mondo. Luci psichedeliche, ovviamente.

Si parte dalla più vicina Europa, con quella Catalogna in cui molotov e felpe nere la sconquassano di notte.

Oppure Hong Kong, dove giovani voci provano a spaventare, spaventati (giustamente), quel gigante cinese che è Pechino.

O anche Libano e Cile, con i propri ragazzi che erigono e sorreggono i propri valori.

Non si può non citare Greta ed il movimento geniale e pazzesco che ha creato, supportata da quella potenza mondiale che tutti i giorni si siede dietro i banchi di una scuola.

Si chiama “mondializzazione delle sommosse” (citando l’antropologo francese Alain Bertho).

Mondializzazione delle sommosse, senza alcuna accezione negativa o positiva.

Perchè, se di giovani e del loro rivoltarsi si sta parlando, allora è d’obbligo citarne altri, di atti, sicuramente meno positivi, ma che condividono lo stesso atto ribelle alle fondamenta.

Si tratta di Lione, dolce città in cui questo mese uno studente francese si è dato fuoco davanti ad un ristorante universitario. Il gesto, che lo ha ridotto in condizioni critiche, voleva essere una disperata protesta contro i governi di Macron e dei suoi predecessori, Hollande e Sarkozy, colpevoli di aver reso le fasce deboli ancora più deboli.

Fa male immaginarlo. Immaginarle tutte, in realtà, tutte le proteste che questo nostro mondo sta accusando, tutte quelle urlate da ragazzi dalla pelle fresca ed i denti bianchi, cresciuti senza alcuna bilancia, pendendo da ideali felici a quelli meno felici, purchè ideali, purché li sorreggano.

Sono ragazzi nati negli anni di Tangentopoli, Mani Pulite, Mafia Capitale, chi avrebbero potuto guardare con ammirazione?

Se il loro sguardo e la loro ammirazione non si sono potute rivolgere a chi è più grande di loro, allora lo hanno rivolto ai loro coetanei, vicini anagraficamente e sentimentalmente.

Tutto ciò ha creato associazionismo, quando non nasce dall’associazionismo.

Che sia di natura politica o religiosa, sportiva o volontariato, non importa.

È l’esigenza del branco e del trovare un posto caldo in questo mondo, qualcuno che non asciughi la tua maglietta sudata di gioventù, ma che l’abbia come te.

L’associazionismo esiste quasi esclusivamente tra i giovani, spesso e volentieri sono iniziative di adulti rivolte a giovani, poco di adulti per gli adulti stessi.

E dal branco nasce quella voglia, trepidante e dall’aspetto così giusto, che ti fa scendere in piazza ed urlare neanche fosse il tuo ultimo concerto.

Urlare perchè non c’è altro modo per essere considerato: se è vero che vi sono più over 60 che under 30, è anche vero che il voto dei nuovi elettori è considerato variabile ed imprevedibile. Ci vuole coraggio ad investire su una nuova generazione, che ha la forza e talvolta il discernimento di cambiare idea in qualsiasi momento. Così, touchè.

E poi arrivano loro, perchè se si parla di giovani, non si può non parlare di social.

I social ve li abbiamo prestati, sia ben chiaro. Vi abbiamo lasciato Facebook, spostandoci su Instagram. Stiamo pur sempre vagliando altre piattaforme social, pronti ad una nuova migrazione.

I social ve li abbiamo concessi, pur deridendo i “buongiornissimo caffè” ed i post che, da parte di un più stagionato, sembrano sempre un po’ ridicoli. Quei social che oggi si presentano come un’arma a doppio taglio (una rivoltella? Per rimanere sul tema…): sono luogo di aggregazione e condivisione, offrono l’idea di non essere solo, eppure allo stesso tempo vi proliferano le fake news, che infervorano ancor di più i giovani ed innocenti occhi dei propri lettori.

Potete dirci che non siamo il ‘68 e che le grandi rivoluzioni giovanili sono già passate, che siamo la loro versione scadente.

Forse è vero, forse no. Eppure al momento abbiamo un asso nella manica: il tempo per farti cambiare idea. Più di quanto ne abbia tu, a pensarci bene.

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