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LA LIBERTÀ DI LULA

Nov 28 2019

di di Fernando Ayala TRECCANI

Dopo 19 mesi di prigione, l’ex presidente brasiliano Luis Ignácio Lula da Silva è stato rilasciato nella città di Curitiba, dove stava scontando una pena di 8 anni e 10 mesi per corruzione passiva, senza che il processo giudiziario fosse concluso. La Corte suprema lo ha rilasciato sulla base del fatto che il processo non era terminato ed ha quindi decretato la sua liberazione. Lula ha però ancora altre nove cause pendenti per corruzione e riciclaggio di denaro. L’ex presidente ha negato tutte le accuse, non ha accettato di riconoscersi colpevole o di sottoporsi a riti abbreviati. Ha chiaramente affermato che quella nei suoi confronti è una persecuzione politica che cerca solo di screditare la sua persona, il suo partito, il Partito dei lavoratori, e la sinistra. Il giudice che lo ha accusato e fatto imprigionare è diventato ministro della Giustizia con il governo guidato dall’ex militare Jair Messias Bolsonaro. Lula aveva dichiarato alcuni mesi fa: «Basta analizzare il processo in modo imparziale per rendersi conto che Moro era determinato a condannarmi anche prima di ricevere la denuncia dell’accusa. Ordinò di entrare in casa mia e di costringermi a testimoniare (…). Ha ordinato di intercettare il mio telefono, quello di mia moglie, dei miei figli e persino i miei avvocati, qualcosa di molto grave in una democrazia».

Il Brasile è il quinto paese più grande del mondo, con 8,5 milioni di km2 e 210 milioni di abitanti. Sotto la presidenza di Lula ha raggiunto il grado di potenza globale grazie alla crescita della sua economia, favorita dall’alto prezzo delle materie prime, dall’apertura di nuovi mercati per le sue esportazioni e da un’espansione ben ponderata della sua politica estera unita a una forte presenza nelle organizzazioni multilaterali. Ha formato un’alleanza con India, Giappone e Germania, nel cosiddetto G4, che cerca di rompere il monopolio del potere esistente nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dalla fine della Seconda guerra mondiale impedendo l’ingresso di nuovi membri permanenti.

Significativa è la vicenda personale dell’ex presidente Lula. Nato in una famiglia povera, ha raccontato di aver assaggiato il pane per la prima volta all’età di sette anni. Faceva l’operaio metalmeccanico e in quanto capo dell’unione dei lavoratori era nell’opposizione alle dittature militari in Brasile. È riuscito per due volte a conquistare la presidenza della Repubblica (2003-06 e 2006-10) rompendo il monopolio del potere in un Paese multiculturale e multietnico dove i conservatori bianchi, legati alle banche, all’industria e alla proprietà della terra, hanno esercitato a lungo il loro dominio. Tra le più importanti conquiste della sua presidenza spicca l’uscita dalla povertà di quasi 30 milioni di brasiliani grazie al programma Fame Zero, che è considerato come il più grande trasferimento al mondo di risorse pubbliche. Il programma era diretto da José Graziano, che fu nominato ministro straordinario per la Sicurezza alimentare nel 2002. Anni dopo, nel 2012, Graziano è diventato direttore generale della FAO.

Lula è un leader nazionale e continentale in America Latina. La sua liberazione ha irritato il presidente Bolsonaro e il suo ministro della Giustizia, che ha dichiarato: «La maggioranza del congresso può cambiare la legge o la Costituzione» riferendosi al fatto che avrebbero potuto imprigionare nuovamente l’ex presidente. Dopo il suo rilascio, Lula ha annunciato di volersi unire alla lotta politica del suo Paese per sostituire l’attuale governo, che ha un marcato accento neoliberista in economia e conservatore in politica. Il suo rilascio ha suscitato entusiasmo oltre i confini del Brasile ed è stato accolto dal presidente eletto dell’Argentina, Alberto Fernández, che, come altri esponenti politici dell’America Latina, era un difensore attivo dell’ex presidente, tanto da incontrare a Roma papa Francesco per chiedergli di intercedere per la liberazione di Lula.

Il Brasile è la potenza più importante dell’America Latina in virtù delle dimensioni della sua economia. Se Lula riuscirà a liberarsi dalle accuse che gli vengono mosse avrà modo di candidarsi nuovamente per la presidenza nel 2022, a 77 anni. Oppure potrà provare a cercare un candidato che condivida il suo pensiero per impedire all’ultradestra di continuare a governare in Brasile. Questa è la grande paura dei settori conservatori, che vedono Lula come una minaccia per lo stile di vita di un settore minoritario che gode di privilegi dai quali è stata esclusa gran parte della società brasiliana. http://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/La_liberta_di_Lula.html

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