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Il mondo è una pentola a pressione

Nov 30 2019

di Roberto SavioOthernews TV

Perché tanta gente scende in piazza per protestare contemporaneamente in tanti paesi così diversi tra di loro?

Da qualche giorno si sta parlando della crisi in Pakistan dove ci sono dimostrazioni per le strade e la domanda è se il primo ministro Khan sopravviverà alla crisi o no.

La cosa curiosa è il fatto che nessuno si ponga la domanda di come mai ci siano tante crisi simultanee in tante parti del mondo. CI sono crisi in Africa, in Asia, in America Latina, in Europa, da tutte le parti. Faremo una lista delle crisi che sono attualmente in atto e vedremo che si tratta di paesi completamente diversi tra di loro: Algeria, Bolivia, ran Bretagna, Catalogna, Cile, Ecuador, Francia, Guinea, Haiti, Honduras, Hong Kong, Iraq e ora Kazakistan e Libano. (Da quando è stata realizzata la video-inervista si sono aggiunti Iran, Colombia e altri paesi).

Come è possibile che in luoghi tanto diversi ci siano crisi simultanee? La risposta facile è che ci sono tre fattori.

Uno è la crisi economica con l’austerità, il Fondo Monetario, tutto ciò che il sistema neoliberale ha imposto.

Il secondo è che c’è una grande rivolta contro la corruzione e questo in molti paesi.

Il terzo è che ora comunemente ci sono frodi elettorali e mancanza di partecipazione.

Credo che oltre a questi tre fattori, con cui più o meno concordano tutti, ci sia un quarto fattore molto semplice: qui veniamo da anni di paura dopo la crisi del 2008. L’immigrazione, l’intelligenza artificiale, la situazione monetaria, ci sono molto fattori in gioco. Questo porterà i cittadini ad un punto tale che non ce la faranno più.

Qualsiasi occasione è buona perchè la gente si renda conto che il sistema non funziona e scenda in strada. Con un dettaglio non di minor conto: siamo in un pianeta che si è trasformato in una pentola a pressione dalla quale escono sfiati di vapore. Ma non credo che questa fuoriuscita di vapore sia sufficiente, credo che alla fine corriamo il rischio che la pentola a pressione trabocchi.

E tutto questo con una domanda fondamentale: riusciremo a realizzare un sistema sostenibile prima del 2030? Perchè il 2030 è il termine ultimo che abbiamo per risolvere il problema del clima, che non stiamo risolvendo affatto.

Dopo l’arrivo di Trump, seguito ovviamente dagli altri, da Bolsonaro ecc., abbiamo fatto di Trump il campione di una cosa molto semplice: il cambio climatico è di sinistra, che è l’ultima cosa che potesse succedere.

Quindi ora siamo con la scadenza del 2030, che è il termine ultimo per risolvere il futuro del pianeta, e abbiamo davanti talmente poco tempo per farlo e talmente poco tempo per cambiare un sistema che non è sostenibile in qualcosa che sia sostenibile, che queste sono due incognite molto serie per l’umanità. E prima ci metteremo a ragionare in termini di viabilità del sistema e di sostenibilità del pianeta, prima cominceremo a pensare in questi termini, meglio sarà.

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