Guerre e Armamenti, Società Civile

Padre Baccin: “Spari a Khartoum, in Sudan la rivoluzione rischia”

Gen 17 2020

14/01/2020 di Vincenzo Giardina – DIRE

Il missionario alla Dire: “Dopo l’aeroporto, possono chiudere i ponti sul Nilo”

“I voli all’aeroporto sono stati sospesi almeno fino a questa sera e c’è l’ipotesi di una chiusura dei ponti sul Nilo, che potrebbe essere decisa per ridurre la circolazione”: così all’agenzia Dire padre Lorenzo Baccin, missionario a Khartoum, sulle nuove tensioni oggi nella capitale del Sudan. Fonti concordanti hanno riferito di colpi di arma da fuoco esplosi nei pressi di sedi dei servizi di sicurezza, il National Intelligence Security Service (Niss), sia a Khartoum che nelle aree di Soba e Kafouri. Stando ad alcune testimonianze, gli spari sarebbero un’azione dimostrativa da parte di agenti e ufficiali per protestare contro indennità giudicate insufficienti. Secondo altre ricostruzioni, unità dei servizi contesterebbero invece la ristrutturazione del corpo e la sua integrazione nelle Forze di intervento rapido, organismo paramilitare già in prima fila nel sostegno al presidente Omar Hassan Al-Bashir.Video Player00:0001:39

“Qui dalla nostra casa non sentiamo il rumore delle raffiche” dice il missionario, un comboniano originario di Padova. “Fonti concordanti però confermano le notizie rilanciate anche sui social: speriamo vada tutto bene, soprattutto per la popolazione, tenendo conto del fatto che c’è chi rema contro e non vuole che le cose cambino”. Il riferimento è alla rivoluzione culminata ad aprile nella caduta di Omar Hassan Al-Bashir, al potere per 30 anni. Il Niss, ora in fase di ristrutturazione, è stata una delle architravi del potere dell’ex presidente. Secondo padre Baccin, a contrapporsi ai mutamenti sostenuti dal nuovo esecutivo guidato dal primo ministro Abdalla Hamdok sarebbero anzitutto forze “islamiste”. Tra i provvedimenti del governo in carica c’è stata l’abolizione del partito di Al-Bashir e di leggi “sull’ordine e la morale pubblica” improntate alla sharia, all’origine dell’arresto di migliaia di donne “colpevoli” di aver partecipato a feste private o aver indossato pantaloni.Condividi su facebookCondividi su twitterCondividi su whatsappCondividi su emailCondividi su print

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