Politica Internazionale

Tempo di Riforme in Russia

Gen 18 2020

di Guglielmo RezzaOTHERNEWS

Il consuetudinario discorso di Putin sullo stato della Nazione si è rivelato, quest’anno, ben più interessante del solito. Oltre a porre l’accento sulla questione sociale -tematica che ha acquisito un’importanza preminente nel dibattito politico russo- Putin ha affermato la sua volontà di promuovere un importante processo di riforma costituzionale.

Dmitry Medvedev e Vladimir Putin

A seguito della dichiarazione e d’intesa con Putin, il Primo Ministro Medvedev e il suo intero governo hanno rassegnato le dimissioni, per facilitare il processo di riforma costituzionale e soprattutto per sancire una netta cesura col passato. Putin intende trasmettere ai Russi un messaggio di rinnovo istituzionale, ma soprattutto sociale, di rottura col passato: la Russia dovrebbe avviarsi verso un periodo di riforme volte a contrastare povertà e fasce sociali in situazioni di disagio e ciò deve passare anche attraverso la modifica della Costituzione e della distribuzione dei poteri. Non a caso, il nuovo Primo Ministro è Mikhail Mishustin, direttore del Servizio Tributario Federale ed elogiato dai media russi per esser riuscito, tramite l’impiego delle più recenti tecnologie e metodologie, ad aumentare notevolmente le entrate senza aumentare le tasse, contrastando notevolmente l’evasione fiscale.

Per comprendere i cambiamenti costituzionali che avranno presto luogo in Russia, è tuttavia necessario risalire alla stesura stessa della Costituzione della Federazione Russa, più di due decenni fa. La stesura della Costituzione è un momento fondamentale e assolutamente delicato per un Paese, in cui il potere costituente si cristallizza e dota di regole, diventando potere costituito. Tale momento è spesso preceduto da sconvolgimenti o radicali momenti di cesura, come nel caso della Federazione Russa, nata dal processo di disintegrazione dell’Unione Sovietica nel 1991. Eltsin, già Presidente della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa, trascurando il dettaglio delle elezioni che avrebbero dovuto seguire la nascita del nuovo stato, aveva proseguito a governare in qualità di Presidente tramite decreti-legge. Nel 1993, al rifiuto del Parlamento di prorogare ulteriormente i suoi poteri di Presidente, Eltsin rispose proponendo un nuovo progetto di Costituzione che definiva chiaramente il predominio dell’esecutivo sul legislativo e al prevedibile rifiuto del Parlamento di approvare tale Costituzione, Eltsin proclamò illegalmente lo scioglimento delle Camere. La situazione determinò uno stallo politico tra il Presidente e il Parlamento che, legittimamente, aveva rifiutato di sciogliersi: l’impasse venne infine risolto con l’ordine del Eltsin di far intervenire i carri armati, che uccisero 150 degli oppositori asserragliati in Parlamento e diedero una risposta abbastanza convincente alla delicata questione di diritto costituzionale.

L’assetto istituzionale nato da uno scontro tra Parlamento e Presidente e risoltosi, tramite l’impiego della forza, a favore di quest’ultimo, non poteva che essere sbilanciato a favore del potere esecutivo.

Effettivamente, quello russo è un sistema presidenziale che si distingue rispetto ai suoi corrispettivi occidentali per la particolare concentrazione di potere in mano al Capo di Stato e per la debolezza del Parlamento, al punto di far parlare, nelle parole del costituzionalista S. Avakian, di “Sistema del Presidente”.

Rispetto agli ’90 c’è stato, col passare degli anni, un moderato rafforzamento e consolidamento dei partiti dovuto a un rodaggio delle istituzioni, ma il sistema costituzionale non ha subito grandi modifiche. Il Presidente è eletto direttamente dal popolo, “determina le direttive fondamentali della politica interna ed estera del paese”, è titolare di poteri di iniziativa legislativa, veto sulle leggi (superabile solo con 2/3 dei voti delle Camere), ricorso a decreti e ordinanze, comando delle Forze Armate e, se non fosse sufficiente, ha anche il potere di revocare il mandato al governo.

La carica è stata sino ad ora occupata da tre uomini -volendo generosamente includere nel conteggio Medvedev come reale Presidente e non come sotterfugio per permettere a Putin di aggirare il limite dei due mandati consecutivi- in sostanziale continuità, secondo una prassi che ricorda più il passato zarista e sovietico del Paese che il funzionamento dei presidenzialismi occidentali. Tuttavia, dopo più di due decenni, il sistema sembra a un’importante svolta, poiché Putin sembra intenzionato a promuovere un assetto più equilibrato, trasferendo alcune facoltà presidenziali al Parlamento, tra cui ad esempio la nomina di alcuni cariche governative chiave su cui il Presidente non avrà potere di esprimere alcun veto: “più poteri e più responsabilità”. Sempre nelle parole del Presidente, “il ruolo del Primo Ministro diventerà più significativo e meno dipendente dal Capo dello Stato. Anche il ruolo del Parlamento andrà ad accrescersi, poiché sarà la sua maggioranza a decidere chi dovrà formare il gabinetto di Stato e chi dovrà farne parte.”

In un tale processo di rinnovamento non è facile ipotizzare con certezza il ruolo che Putin vorrà ritagliare per sé stesso e tutte le possibili teorie a riguardo fluttuano nello spazio delle ipotesi e delle speculazioni. Nella nebbia dell’incertezza, sebbene non sia da escludersi la riedizione della presidenza affidata a terzi pur mantenendo in prima persona le reali leve del potere, sembra però aver acquisito una certa popolarità la teoria che vorrebbe Putin come futuro capo del Consiglio di Stato. Tra le riforme costituzionali annunciate da Putin vi sarebbe infatti anche l’istituzionalizzazione e il conferimento di qualche potere all’organo in questione. Tuttavia, per quanto possa essere pittoresca l’immagine di Putin permanentemente a capo di un organo non elettivo e in grado di influenzare il Paese al di fuori delle logiche elettorali, rimane comunque difficile avanzare ipotesi più specifiche a riguardo, poiché non sono note né le competenze né i poteri che dovrebbero essere ufficialmente attribuiti al Consiglio di Stato.

A sostegno di tale teoria va però evidenziato come sia stata sempre presente, nella condotta pubblica di Putin, una certa volontà di distaccare la propria immagine da quella del partito Russia Unita: Putin ha spesso cercato, infatti, di presentarsi come critico nei confronti della corruzione della classe politica e non sono mancati suoi interventi diretti per risanare torti subiti da singoli cittadini, con un modo di fare che mira a ricordare più un buon Zar che dà ascolto ai suoi figli che un politico legato ai vincoli della burocrazia.

In un momento in cui le rivendicazioni sociali si fanno più impellenti e difficili da gestire e in cui cresce l’insoddisfazione di molti cittadini per le invariate condizioni di vita e le promesse mancate, potrebbe non essere una cattiva idea sottrarsi al fuoco diretto della competizione elettorale, ponendosi “in secondo piano” come figura stabile e super partes. Putin ha percepito il malcontento dei russi e il loro desiderio di riforme e da bravo politico, invece di opporvisi, ha deciso di farsene promotore secondo le modalità a lui più congeniali.

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