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Noi non lo sapevamo

Feb 1 2020

di Marlene SimoniniOTHERNEWS

Abbiamo creato noi qualcosa che non esiste. Abbiamo creato delle differenze, per giustificare l’inferiorità di raggruppamenti di persone.

27 gennaio 1945 – Prigionieri nel campo di concentramento di Aushchwitz

I campi di concentramento sono esistiti, nessuna novità in questo.

I nostri bisnonni, sfortunatamente, appartenevano ad un’epoca in cui l’informazione era intermittente, forse potevano essere più facilmente indottrinati, niente internet e la modernità di cui possiamo godere noi oggi.

Però i campi di concentramento esistono ancora oggi e vi sono numerosi casi che lo documentano.

Non possiamo certo utilizzare la scusa che, poveri noi, l’informazione scarseggia.

Corea del Nord: qui i prigionieri, per lo più prigionieri politici, vengono smistati tra una ventina di campi diversi.

Cina, oltre a notizie più certificate, i campi sono stati denunciati anche da una diciassettenne su Tik Tok. La giovane americana di origini afghane ha finto un video make up tutorial e, piegaciglia alla mano, è riuscita a parlare delle minoranze musulmane rinchiuse nei campi cinesi, eludendo gli algoritmi della piattaforma social.

Musulmani perseguitati, i Rohingya, anche in Myanmar, Malesia e Bangladesh.

Possiamo dire, in alcuni casi, di star parlando di paesi in cui gli squilibri sociali sono evidenti, alcuni sarebbero definiti come “paesi in via di sviluppo”, secondo il più classico esempio del political correct.

Allora, passiamo alla più ricca Australia e all’attraente America, dove circa 2.500 persone in totale, compresi bambini, sono fagocitati dai campi.

Cosa penseranno le generazioni future? Che residui di stupidità riuscivano ancora a coinvolgerci, che l’informazione, cruda e vera, non era ancora di nostro dominio?

In Turchia ed in Libia i campi sono rivolti ad un gruppo particolare di persone: i rifugiati. Da rifugio a campo. Da accoglienza a detenzione.

Non si tratta solo di privare altri esseri umani di libertà e dignità, si tratta di eliminare qualsiasi data di scadenza per la permanenza della reclusione.

E poi ancora, giù come un elenco della spesa: Iraq, Siria, Eritrea, Repubblica Centrafricana…

Nessuno è pro violenza, sfido chiunque ad ammetterlo. Sarebbe come dire essere pro mafia. O pro diabete. È semplicemente una frase che non può esistere.

Eppure. Eppure il bisogno di considerare una serie di esseri umani come inferiori – o noi stessi come superiori – riesce ad anestetizzare la percezione del dolore.

Inferiore in che senso, poi? Se ci sono dei criteri, sarebbe bene prenderli in considerazione.

Il criterio più banale è sicuramente quello per cui delle minoranze etniche o quelle definite “razze” siano meno “dotate” di altre.

Ora, già Charles Darwin contestò l’idea ed il concetto di razza (“appartengo alla razza umana”, celebre frase che passò agli annali), già il fatto che ai suoi stessi tempi gli scientifici si barcamenavano per capire in quante razze (arrivando fino a 63) suddividere gli esseri umani, getta luce sull’infondatezza dei criteri da utilizzare.

In cosa sono diverso da te?

La divisione, per essere valida, deve avere una qualche fondatezza scientifica. Arriviamo così all’analisi del DNA umano: gli esseri umani condividono tra loro il 99% del loro DNA e seppur si possa esser convinti che quell’1% possa fare la differenza, la scienza lo dice chiaro e tondo: non è quello a creare una coerente classificazione razziale.

Le differenze che notiamo, negli esseri umani, sono visive: il colore della pelle, dei capelli, la forma degli zigomi o l’altezza, che sono a loro volta semplicemente il prodotto dell’adattamento all’ambiente o del tipo di educazione che i singoli individui hanno seguito.

Da un punto di vista genetico, ecco il succo, le razze non esistono.

Per quanto possa sembrare assurdo, il concetto di razza, geneticamente parlando, non esiste neanche per cani o gatti, ad esempio, per cui viene utilizzato solo per consuetudine.

Eppure il problema delle razze – la via discriminatoria per assoluto – è che, seppur non esistano dal punto di vista scientifico, esistono dal punto di vista sociale, eccome.

Abbiamo creato noi qualcosa che non esiste. Abbiamo creato delle differenze, per giustificare l’inferiorità di raggruppamenti di persone. Fortunatamente, abbiamo anche creato la nozione ed il concetto di denuncia di un abominio del genere: “discriminazione”.

Persone che soffrono, o che muoiono, per motivi inesistenti.

Questa settimana ricorrono i 75 dalla liberazione di Auschwitz. I campi di sterminio, tanto per essere chiari, sono una frangia estrema dei campi di concentramento, per quanto entrambe siano una deviazione riprovevole.

Ecco, ora noi, proprio ora, davanti alle future generazioni, come spiegheremo i campi ancora attivi?

Possiamo dire che “non lo sapevamo”?

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