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Siamo molto difesi

Feb 9 2020

di Marlene SimoniniOTHERNEWS

Subito dopo aver consumato il suolo terrestre con due guerre mondiali, nel secolo scorso, il conflitto si spostò su un suolo diverso: lo spazio.

L’esplorazione spaziale, quindi, non è esattamente iniziata in un clima di calma cooperazione internazionale, anzi, e (la) Star Wars sarebbe potuta essere non soltanto una famosa saga cinematografica.

Visti i precedenti, l’idea buona e giusta fu perciò quella di regolamentare le diverse iniziative spaziali.

Dal 1967 è in vigore l’OST (Outer Space Treaty), il trattato sullo spazio extra-atmosferico basato sulle risoluzioni dell’Onu, che stabilisce tre diversi principi: l’uso pacifico dello spazio, la libertà di cui gode ogni paese nell’accedere ed utilizzare lo spazio (non esistono e non potranno esistere dichiarazioni di sovranità), il divieto di lanciare in orbita sistemi equipaggiati con armi nucleari o di distruzione di massa.

In sostanza, si sta parlando di pace, appropriazione (indebita) di territorio ed armi.

Si è spesso rilevato quanto la semplicità di questo trattato sia in realtà uno dei suoi più grandi punti deboli: non è ben chiaro cosa si intenda per “uso pacifico” dello spazio, non delineando pertanto i comportamenti scorretti, inoltre la definizione di “armi” potrebbe non includere quelle moderne, con una tecnologia antisatellite a microonde o laser, che nel lontano 1967 avrebbero potuto essere vere solo nei film. Per di più non è esplicitamente vietato l’uso di armi antisatellite con base a terra di tipo tradizionale, come i missili Asat, oppure quei satelliti in grado di riparare altri satelliti in avaria, facilmente convertibili in sistemi atti a distruggere asset spaziali di ipotetici nemici.

Ma allora quanto è armato il nostro spazio?

Nel 2018 la Russia ha denunciato il tentativo degli Stati Uniti di collocare armi nello spazio, con il fine di destabilizzare gli equilibri mondiali. Tale dichiarazione, oltre ad esser stata rifiutata dagli USA, ha ottenuto come risposta un’altra denuncia: la Russia a sua volta è stata accusata di aver creato laser militari spaziali.

Per quanto tali denunce possano sembrare “ripicche”, stiamo pur sempre parlando di due potenze mondiali e sarebbe bene esser cauti.

La diplomazia Trump quindi ha risposto dando il via ad una nuova Unità centrale del Pentagono, dedicata esclusivamente alla difesa nello spazio.

La difesa, finché è difesa, è sicuramente ben accettata. Difesa da chi, poi, sarà da stabilire.

L’Italia, dal canto suo, è stata il terzo paese nella storia a lanciare un satellite (orgoglio italiano mood on: il San Marco fu lanciato dalla base Malindi, Kenya, negli anni 60) e, attualmente, puoi gonfiarti il petto, caro lettore, sapendo che lo Stivale è la sesta potenza mondiale al mondo in questo settore.

Nella penisola italiana, ad occuparsi della costruzione di satelliti, tecnologie avanzate e robot spaziali, utilizzati nella sicurezza (di nuovo) ed esplorazione del Sistema Solare, sono varie compagnie. Tra queste, spicca Thales Alenia Space Italia, affiancata da Altec, Avio, Telespazio e molte altre.

Stiamo parlando di compagnie specializzate di altissimo livello, che oltre alla difesa spaziale, avrebbero la conoscenza per garantire un certo livello di difesa terrestre.

Lo abbiamo già detto, la difesa è difesa, no?

Da qui, se la difesa, terrestre o spaziale che sia, è così correlata, possiamo giustamente chiederci: è quella terrestre a dipendere da quella spaziale o viceversa?

Un attacco su un satellite essenziale scatenerebbe una guerra a terra, viceversa, un attacco a terra potrebbe facilmente esser guidato da un satellite spaziale.

Le guerre per l’appropriazione di territori e risorse, tanto care al nostro passato, hanno ora volto i loro occhi al cielo. Uno sguardo avido, certo, ma che allo stesso tempo porta avanti lo spirito competitivo e scientifico dei popoli che viviamo.

Ovvio almeno il tentativo di evitare conflitti spaziali, tentativi che si possono concretizzare solo nella continua collaborazione tra le varie agenzie spaziali: l’ESA (European Space Agency) partecipa alla stazione spaziale internazionale. A sua volta l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) coopera attivamente con l’ESA, con la NASA e contribuisce bilateralmente con una tale quantità di missioni spaziali diverse che ha stabilito uffici permanenti a Washingotn e a Mosca, uffici che di fatto sono vere e proprie ambasciate spaziali.

È facile perciò notare come l’essere umano stia colonizzando la materia spaziale creandone quasi una sorta di mondo parallelo: nuovi uffici, ambasciate, legislazione, suolo, persone e soprattutto armi.

Il dizionario Treccani, alla voce “arma”, recita: “qualsiasi oggetto che può essere usato come mezzo materiale di offesa o di difesa”. Anche qui, ancora di difesa come arma si parla, sembra che lo siamo molti, difesi intendiamo.

È un terreno nuovo e poco esplorato, quello in cui l’essere umano si sta muovendo con una tuta spaziale nuova di zecca, per fare del cielo, la terra.

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