Finanza, Politica Internazionale

Non c’è accordo sul Bilancio Ue. Il vertice tra i 27 membri si allunga

Feb 22 2020

di AGI

La proposta di 1.100 miliardi non trova consenso nel Consiglio europeo. Conte: “L’Italia non accetta compromessi al ribasso”. Asse dei ‘Paesi frugali’ (Austria, Danimarca, Svezia e Olanda) per non superare la soglia dell’1% del Pil dei 27 Paesi.

©  AFP –  Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, parla con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen durante una pausa dei lavori

Stallo al Consiglio europeo straordinario sul bilancio Ue, con i 27 che continuano a restare divisi e lontani dall’accordo, mentre sherpa, delegazioni e cronisti si preparano a un vertice fiume che potrebbe durare anche dei giorni. In serata la plenaria dei leader è stata sospesa per permettere al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, di incontrare uno per uno i 27 leader. 

“L’Italia ribadisce la propria indisponibilità ad affrontare un negoziato al ribasso, il Bilancio europeo deve fornire gli strumenti per realizzare gli obiettivi dell’Agenda strategica europea”, ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Il premier, riferisce palazzo Chigi, “ha tenuto una posizione molto chiara e ferma sulla politica agricola comune e sulla coesione”. La posizione dell’Italia, espressa al tavolo dei leader europei, sarà ribadita nel corso del bilaterale con Michel.

Le posizioni dei vari Stati membri in questa prima tornata di consultazioni si sono confermate distanti e comunque ancora lontane dall’intesa auspicata dal presidente del Consiglio europeo​, conferma palazzo Chigi. 

La bozza presentata da Michel (pari a circa 1.100 miliardi di euro, l’1,074% del Pil Ue) già quasi unanimemente bocciata alla vigilia dalla gran parte dei Paesi, non ha nessuna chance di passare. Da Conte a Emmanuel Macron, da Angela Merkel a Pedro Sanchez, dai ‘frugali’ a Visegrad, i capi di Stato e di governo che hanno sfilato all’Europa Building prima dell’inizio del Vertice hanno ripetuto che il documento dell’ex premier belga è “poco ambizioso”, “insoddisfacente” , “deludente”.

Bozza “inaccettabile”, ripete il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, che minaccia lo stop dell’Eurocamera se il testo non dovesse cambiare. “il Parlamento non accetterà un accordo qualsiasi. Esiste una larghissima maggioranza pronta a rigettare qualsiasi proposta che non tenga in debito conto delle sue posizioni”, aggiunge Sassoli. Una piccola apertura più di toni che di sostanza arriva dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, secondo cui la bozza Michel “è una buona base di partenza”. 

Ma la stessa Ursula von der Leyen, (la proposta di bilancio della Commissione arriva all’1,11% del Pil, pari a 1134,6 miliardi) annuncia un negoziato “lungo e duro” e chiede che vengano salvaguardate le risorse per un bilancio “moderno”, ovvero che possa finanziare i pilastri della politica Ue, dal green deal al digitale alla difesa. Le posizioni in campo restano immutate, ma gli interessi in campo sono tanti quanto i Paesi membri, dunque la partita si gioca a geometrie variabili.

I cosiddetti ‘Paesi frugali‘, (Austria, Danimarca, Svezia e Olanda) in un mini-vertice prima del Consiglio hanno ribadito la loro posizione, ovvero che il bilancio non vada oltre l’1% del Pil Ue. I quattro puntano a ridurre le risorse per le politiche tradizionali (agricoltura e coesione) a vantaggio di quelle che considerano le nuove priorità europee. E soprattutto chiedono che siano mantenuti i cosiddetti ‘rebates’.

La richiesta dei ‘frugali’, fanno trapelare fonti Ue, potrebbe essere in parte accolta da Michel: la Germania e i quattro infatti potrebbero ricevere sconti per 40 miliardi di euro in sette anni sui loro contributi.

Secondo diverse fonti nella proposta che Michel potrebbe fare per avvicinare le posizioni, “l’ammontare complessivo dei rebate dovrebbe oscillare tra 5 e 6 miliardi l’anno” e “sui sette anni ci sono 40 miliardi di rebate”.

Sul fronte opposto restano l’Italia e un gruppo di una quindicina di paesi tra cui Grecia, Portogallo, Cipro, Spagna e i baltici, che Insistono preservare il livello attuale di fondi per l’Agricoltura e la Coesione e si oppongono a preservare il “rebate” per i Paesi più ricchi. Anche la Francia difende i fondi all’agricoltura, mentre gli “Amici della Coesione” al loro interno sono divisi in sotto-gruppi, ciascuno con proprie priorità.

La Germania ufficialmente vuole un tetto al bilancio Ue pari al 1% del Pil, ma la cancelliera Angela Merkel è disponibile a andare oltre, a condizione di ridurre le spese per Agricoltura e Coesione e aumentare i finanziamenti per Green Deal, Ricerca e Difesa. Berlino, inoltre, insiste sulla condizionalità per il rispetto dello Stato di diritto.

Ai paesi che non rispettano i valori fondamentali – come democrazia e stato di diritto – dovrebbero essere tagliati i fondi. Ma su questo punto si oppongono i quattro di Visegrad: Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia che contestano la condizionalità sullo Stato di diritto.  

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