COVID-19

COVID-19, MARATONA CONTRO 100 METRI, IL MICIDIALE STUDIO DELL’IMPERIAL COLLEGE.

di Augusto De SanctisOTHERNEWS

Soppressione vs rallentamento, strategie profondamente diverse anche se con alcune misure simili. Parlano i numeri: con il rallentamento si arriverebbe al contagio del 60-70% della popolazione e alla saturazione delle capacità del sistema sanitario.

Grafico dallo studio dell’Imperial College

L’Olanda ha annunciato ufficialmente con un discorso alla nazione del Premier che seguirà la strategia inglese: RALLENTAMENTO ma non stop alla diffusione del virus nella popolazione. Stanotte ho letto poi le misure del Belgio, sono di rallentamento. Idem Germania e, credo, Svezia.
Noi, invece, con la Spagna (e la Cina prima) siamo per la SOPPRESSIONE, cioè vogliamo evitare la diffusione nella popolazione del virus.

ATTENZIONE! Sono strategie profondamente diverse con alcune misure che sono simili, come chiusura scuole, teatri, ristoranti; più o meno modulate. Ad esempio la Germania chiude i ristoranti dalle 18 alle 06. L’Olanda ha chiuso le scuole e chiede il distanziamento sociale ma ti dice che puoi andare a casa di un amico a prendere il caffè. L’Inghilterra vuole isolare gli anziani.

Però il virus circola e potrà progressivamente interessare quote della popolazione fino addirittura al 60-70%.

La nostra strategia della SOPPRESSIONE è ufficiale ed è rappresentata dal grafico allegato al decreto dell’11 marzo. La curva cresce, arriva al picco, poi cala e alla fine i casi scompaiono avendo toccato una minima parte della popolazione. Non quasi tutta come nell’altra strategia (in ordinata sono unità, non milioni per intenderci).

Le conseguenze delle due strategie sono estremamente diverse. Nel RALLENTAMENTO mirano ad arrivare, attraverso una circolazione ampia, ad una sorta di immunizzazione naturale per esposizione al virus, così che lo stesso non possa più circolare.

Nella SOPPRESSIONE bisogna aspettare il vaccino per immunizzare e quindi non devi esporre la popolazione che altrimenti continua a contagiarsi.

Ieri è stato diffuso un micidiale studio degli epidemiologi dell’Imperial College inglese che compara le due strategie: RALLENTAMENTO vs SOPPRESSIONE
Vi allego le tre pagine della discussione. Lo studio completo è qui: Impact of non-pharmaceutical interventions (NPIs) to reduce COVID19 mortality and healthcare demand

Che dice lo studio? Le misure di SOPPRESSIONE fermano temporaneamente il virus evitando una parte consistente dei morti, ma, per le caratteristiche del virus, devono essere mantenute fino all’arrivo del vaccino tra 18 mesi. Perché, per le caratteristiche intrinseche del Coronavirus, ripartono immediatamente nuove ondate non appena ci si rilassa.

Pertanto la strategia di SOPPRESSIONE deve prevedere il mantenimento per almeno 18 mesi, fino all’arrivo di un vaccino, di misure stringenti come il lockdown, magari con periodi di allentamento in estate o in altri periodi appena dopo la prima o seconda soppressione e immediata ripresa delle stesse se alcuni indicatori fanno capire che si riparte. In ogni caso, ipotizzando che l’UK cambi strategia passando immediatamente alla SOPPRESSIONE, comunque ci sarebbero decine di migliaia di morti (da quanto ho capito, 100.000).

La strategia di RALLENTAMENTO, è una carneficina se non si fa nulla. Se invece si prendono misure come chiusura scuole, isolamento anziani, un po’ di distanziamento sociale, i morti previsti per l’UK sono 250.000 nella migliore delle ipotesi, quindi più del doppio dell’altra strategia. Il problema ulteriore è quello delle intensive, perché nel periodo di picco prevedono la necessità di 8 volte le intensive che ha ora l’UK (faccio notare che il parametro che i politici hanno visto è proprio questo; la Germania ha appena ordinato di raddoppiare le intensive).

Loro concludono, da un punto di vista medico, che l’unica opzione è quella della SOPPRESSIONE, cioè la nostra.

Poi però ammettono che le conseguenze sociali ed economiche di 18 mesi di chiusura più o meno forte (comunque importante) possono essere enormi.

Leggendo mi è venuta spontanea l’immagine dell’età della pietra” (che porta con sé una mortalità indiretta perché paesi più poveri curano meno anche le malattie “normali”) VS più morti ora ma economia un minimo salvata. La gestione delle epidemie non può essere fatta solo dai medici, ma con i medici, per le enormi conseguenze economiche e sociali di medio lungo periodo. Leggendo penso che molti politici avranno pensato che alla fine la strategia migliore sarà il mero RALLENTAMENTO (e il discorso del premier olandese, paese che ha fior di scienziati e che quindi ha sicuramente accesso a tutte le informazioni, credo sia sufficientemente chiaro. Lo trovate qui: Coronavirus in Olanda, il discorso integrale del premier Mark Rutte

Tra l’altro, piccolo particolare non detto a sufficienza (anzi, coperto da una sorta di vera e propria propaganda in Italia), bastano un paio di paesi che decidono per il mero RALLENTAMENTO e chi fa la strategia della SOPPRESSIONE ha ancora più chance di ritorni di fiamma (a meno che non si decide di chiudersi al mondo).

Finora, appunto, paesi per circa 200 milioni di persone in Europa sono indirizzati verso il mero RALLENTAMENTO e non ci sono ripensamenti ma solo modulazione con maggiore intensità delle misure per mitigare l’impatto (e, se devo dirvela tutta, secondo me anche la Francia di fatto è sul rallentamento come ha dichiarato domenica scorsa un ministro, avendo mandato al voto 20 milioni di persone con 5.000 infetti accertati – e decine di migliaia asintomatici -e 120 morti; sarebbe stato come votare a Milano, Bologna, Napoli e in tutti i comuni ecc. il 6 marzo da noi! Poi ha dovuto chiudere perché non ha tante intensive come la Germania).

Che penso nel mio piccolo? Di STARE A CASA perché l’Italia non aveva alternative essendo arrivata estremamente impreparata a questo appuntamento e ha fatto bene, molto bene, almeno a prendere tempo con una – temporanea – strategia di soppressione (tenendo però le fabbriche aperte…). È fondamentale prendere del tempo per riorganizzarsi.

Sono modelli scientifici, importanti e decisivi, che si fondano però su assunti, più o meno attendibili e plausibili. Poi c’è la realtà.

Sono contento che ieri sera, dopo aver letto lo studio, io stesso, nel mio piccolo, ho pensato ad alcuni limiti di questo studio che poi ho ritrovato nelle parole ben più autorevoli dello scienziato che ha intervistato El Pais (consiglio di leggere anche i giornali esteri per avere un quadro più ampio; qui da noi vedo un po’ di disinformazione e/o di retorica eccessiva).

Qui l’articolo di El Pais: Un informe advierte de que las medidas de distanciamiento social podrían ser necesarias hasta 18 meses

Ci può essere la – improbabile ma sempre possibile – scoperta dell’efficacia di un farmaco già esistente (per i nuovi sempre più di un anno si parla).

Infine, penso che la diagnostica (test/tamponi) farà passi da gigante in breve tempo sia per velocità di esecuzione, che per costo, dandoci una mano importante. Non escludo che alla fine il modello sud coreano, la terza via (dove non hanno chiuso le città), prevalga.

Certo è che in tutti i casi bisognerà entrare nella mentalità di un maratoneta più che di uno sprinter.

STATE A CASA!

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