Diritti Umani, diritti civili, giustizia sociale, Roberto Savio

LA PER­CE­ZIO­NE DEI DI­RIT­TI MUTA CON IL CAM­BIO GE­NE­RA­ZIO­NA­LE

Apr 9 2020

di Roberto Savio – OTHERNEWS

Cre­do che il pas­sag­gio dal­le pa­ro­le scrit­te (l’e­po­ca Gu­ten­berg, du­ra­ta 500 anni), al­l’e­po­ca Zu­ken­berg (del­la qua­le solo da poco in­tra­ve­dia­mo lo svi­lup­po), non mar­ca solo un pas­sag­gio ge­ne­ra­zio­na­le, ma an­tro­po­lo­gi­co. Oggi le dif­fe­ren­ze cul­tu­ra­li e com­por­ta­men­ta­li, fra un gio­va­ne di 30 anni e un bam­bi­no di die­ci sono mol­to più pro­fon­de che quel­le con il pa­dre di 60 anni. Ne­gli ul­ti­mi ven­ti anni, la me­dia del­le pa­gi­ne dei li­bri nel mon­do è di­mi­nui­ta del 6 per cen­to. Il tem­po di at­ten­zio­ne di un bam­bi­no, si è ri­dot­to a 18 se­con­di. E men­tre lo scrol­ling nel mon­do vir­tua­le è pos­si­bi­le (anzi, la nor­ma) fare uno scrol­ling del­la real­tà ogni 15 se­con­di è im­pos­si­bi­le. Di con­se­guen­za la ge­ne­ra­zio­ne che vie­ne si ri­fu­gia sem­pre più in un mon­do vir­tua­le. È un mon­do co­strui­to su mi­su­ra: mi iscri­vo a una co­mu­ni­tà di af­fi­ni, con cui mi iden­ti­fi­co. Sta spa­ren­do il di­bat­ti­to in­ter­per­so­na­le. Sul­la rete, se si in­con­tra un di­ver­so, ci si in­sul­ta. Quan­do si esce da scuo­la, si par­la di sport, di spet­ta­co­lo, mai di nul­la di so­stan­zia­le. Per quel­lo, aspet­to di es­se­re a casa ed en­tra­re nel mio mon­do. Mi sen­to più ad agio con qual­cu­no che vive ma­ga­ri a mi­glia­ia di chi­lo­me­tri, che con il vi­ci­no di ban­co. Tan­to, se mi va bene, lo met­to nel mio grup­po nel web…

Ov­via­men­te que­sta man­can­za di in­te­ra­zio­ne non è solo ri­dut­ti­va per il re­spi­ro cul­tu­ra­le del­la ge­ne­ra­zio­ne che vie­ne.

Ha an­che un pro­fon­do im­pat­to nel­la de­mo­cra­zia e nei va­lo­ri so­cia­li. Ad esem­pio, la po­ver­tà, le in­giu­sti­zie so­cia­li, la cor­ru­zio­ne son con­si­de­ra­te dal­la gran­de mag­gio­ran­za dei bam­bi­ni dei fe­no­me­ni na­tu­ra­li. Dal­la fio­ri­tu­ra dei li­bri, resi pos­si­bi­li con la sco­per­ta di Gu­ten­berg, ogni ge­ne­ra­zio­ne vo­le­va cam­bia­re il mon­do che lo cir­con­da­va. Oggi, me­dia­men­te, soni rari i Pae­si nei qua­li la par­te­ci­pa­zio­ne al voto dei gio­va­ni su­pe­ra il 33%. Non è solo la man­can­za di co­scien­za po­li­ti­ca: ba­sta un ido­lo con cui iden­ti­fi­car­si (oggi non ce ne sono in giro), come Gre­ta Thun­berg, per ve­de­re una at­ti­va par­te­ci­pa­zio­ne (sul­la qua­le la rete si sca­te­na con in­sul­ti, teo­rie co­spi­ra­ti­ve e fake news). È che i gio­va­ni non cre­do­no più nel SI­STE­MA po­li­ti­co, che in que­sti gior­ni il co­ro­na­vi­rus di­mo­stra in­ca­pa­ce a reg­ge­re sfi­de glo­ba­li. Ma è dal­la ca­du­ta del Muro di Ber­li­no (1989) che tut­to il si­ste­ma po­li­ti­co ci ha edu­ca­to a cre­de­re che il mer­ca­to è l’u­ni­ca base su cui co­strui­re cam­mi­ni in­di­vi­dua­li e co­mu­ni (TINA, the­re is no al­ter­na­ti­ve del­la That­cher, la qua­le teo­riz­za­va che la So­cie­tà non esi­ste). La si­ni­stra sto­ri­ca ha per­so la sua iden­ti­tà, en­tran­do con en­tu­sia­smo nel­la Ter­za Via di Tony Blair: il neo­li­be­ra­li­smo è ine­vi­ta­bi­le, ca­val­chia­mo­lo dan­do­gli un vol­to uma­no. Se gli ope­rai vo­ta­no a de­stra, do­v’è la for­za ed il fa­sci­no del­le uto­pie, che da sem­pre sono sta­te i mo­to­ri dei gio­va­ni?

Al­cu­ni cre­do­no che il co­ro­na­vi­rus di­mo­stra che lo sta­to è in­so­sti­tui­bi­le, che il mer­ca­to non ba­sta, e che si sta ri­sco­pren­do la so­li­da­rie­tà, la coo­pe­ra­zio­ne in­ter­na­zio­na­le, ed il va­lo­re del­le isti­tu­zio­ni. Se que­sto fun­zio­nas­se, avrem­mo una in­ver­sio­ne di rot­ta di tut­ta la so­cie­tà, ed an­che del­la nuo­va ge­ne­ra­zio­ne. E poi­ché la teo­ria del mer­ca­to

come cam­mi­no sen­za al­ter­na­ti­ve, con uno sta­to al mi­ni­mo, che deve ta­glia­re tut­to ciò che non ha ri­scon­tri pro­dut­ti­vi a bre­ve ter­mi­ne (quin­di ri­cer­ca, edu­ca­zio­ne e sa­ni­tà), e che deve la­scia­re sem­pre la prio­ri­tà al set­to­re pri­va­to. È tri­ste ma il go­ver­no Ren­zi è quel­lo che ha più ta­glia­to la sa­ni­tà, men­tre si tro­va­va­no 20 mi­liar­di di euro per sal­va­re quat­tro ban­che. Al con­tem­po, tut­to il bi­lan­cio per i gio­va­ni, era di 1 mi­liar­do…

For­se, la cri­si aiu­te­rà a “non spe­gne­re il cer­vel­lo”. Ma il vero pro­ble­ma re­sta come la in­ter­pre­te­ran­no la nuo­va ge­ne­ra­zio­ne. Per la mia, il di­rit­to alla pri­va­cy era fon­da­men­ta­le, e tut­ti ab­bia­mo let­to il Gran­de Fra­tel­lo di Or­well. Ma gli ado­le­scen­ti (e so­prat­tut­to le ado­le­scen­ti), ga­reg­gia a ri­pren­der­si nudi, o in pose ero­ti­che. Del trit­ti­co di va­lo­ri con cui che la Ri­vo­lu­zio­ne fran­ce­se aprì il cam­mi­no allo sta­to mo­der­no, po­chi co­no­sco­no le pa­ro­le “fra­ter­ni­tè” ed “ega­li­tè.”  Mol­to ra­di­ca­ta è in­ve­ce la “li­ber­tè”, ma nel sen­so di spa­zio per­so­na­le, sle­ga­to da do­ve­ri. Ab­bia­mo ur­gen­te bi­so­gno dei con­tri­bu­ti dei gio­va­ni ad una so­cie­tà mi­glio­re. Se il co­ro­na­vi­rus ope­ras­se por­tas­se tut­ti a ri­flet­te­re, ed a cam­bia­re di di­re­zio­ne, avrem­mo la pro­va che i vec­chi pro­ver­bi (che oggi po­chis­si­mo co­no­sco­no), era­no la sag­gez­za del po­po­lo: Non c’è mal con cui ben non ven­ga….

admin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *