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The Sunday Breakfast – 39 – panoramica sui fatti globali della settimana

Lug 12 2020

a cura di Cecilia Capanna

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6-12 luglio 2020 – di Gianfranco Maselli

Raccoglierai ciò che semini, questo è poco ma sicuro. È una legge antica tanto quanto la propensione degli esseri umani e dei governi a dimenticarla per scegliere l’idiozia. Gli sviluppi di questa pandemia sembrano dimostrarcelo ogni giorno.

YOU’RE GOING TO REAP

Di fronte ad un raccolto disastroso, il contadino che osserva criticamente non si appella al karma ma piuttosto agli errori commessi. Sembra un acume sconosciuto ai più che hanno commentato la recente notizia del contagio da Covid-19 per Jair Bolsonaro.

Dopo aver seminato una perenne diffidenza verso le misure di allontanamento sociale, il contagio del presidente del Brasile sembra quasi una diretta conseguenza, il raccolto naturale di una gestione spericolata e noncurante, fatta di raduni di massa senza mascherina e rimedi farmaceutici improbabili.

Il casi in Brasile continuano a crescere. Sono più di 1,6 milioni quelli confermati e oltre 65.000 i decessi, più di qualsiasi altro luogo dopo gli Stati Uniti, un altro paese in cui, da anni, si semina male nella sanità raccogliendo esiti drammatici.

JUST WHAT YOU SOW

Un’ emergenza pandemica non è certamente il momento ideale per ristrutturare il sistema sanitario nazionale ma è il migliore per tornare sui propri passi e riconoscere i propri errori.

L’assistenza sanitaria americana, da anni radicata in un terreno fatto di criteri essenzialmente privatistici, si sta dimostrando totalmente inadeguata di fronte al Covid-19 e, parallelamente, anche l’industria farmaceutica sta soffocando i cittadini sovraccaricando i prezzi di quei farmaci la cui realizzazione è stata pagata dagli stessi contribuenti.

Mentre in stati densi di focolai, come l’Arizona, i fornitori di servizi sanitari hanno iniziato a razionalizzare l’assistenza sanitaria, il tempo sembra voglia dar ragione sia a quei progressisti che, un decennio fa, promuovevano la semina di quel sistema single-payer o Medicare for All.

UN RACCOLTO MAGRO

In Israele il Primo Ministro, Benjamin Netanyahu, ha ripetutamente rimproverato la cittadinanza per il mancato rispetto delle norme di distanziamento sociale anche se l’emergenza sembra essere stata gestita troppo lentamente, in modo così sciatto da aver portato al ritorno del paese ad un Lockdown parziale e alle dimissioni di Siegal Sadetzki, la direttrice generale del ministero della Sanità israeliano.

Alla sua lunga critica al modo con cui il governo ha gestito l’emergenza, vanificando i primi miglioramenti con la completa riapertura dell’economia, è seguita la nuova chiusura di bar, locali e centri sportivi.

Anche in Spagna e in Australia, come in Israele, si semina vento e si raccoglie tempesta. La prima ha imposto un nuovo confinamento a 70 mila persone in Galizia mentre la seconda ha chiuso nuovamente il confine tra i suoi due Stati più popolosi, Victoria e New South Wales. La tendenza alla sottovalutazione dell’emergenza ha portato ad un raccolto magro, a quella ricaduta che avevamo ipotizzato qualche settimana fa.

TERRA BRUCIATA

Ci piacerebbe poter parlare almeno di raccolti magri in Yemen, una terra che invece, purtroppo, da anni conosce soltanto campi arsi.

I bombardamenti delle ultime ore nelle regioni della capitale San’a, di Maarib, di Al Baidhaa, di Al Jawf e di Saada sono soltanto le ennesime terre bruciate che l’aggressione militare saudita contro il paese lascia dietro di sé, dal 2015.

Nel silenzio della comunità internazionale, i crimini sauditi continuano ad essere perpetrati senza sosta, anche grazie all’acquisto di armi dall’estero. La Gran Bretagna, dopo aver sospeso l’esportazione di armi verso l’Arabia nel 2019, questa settimana è tornata ad autorizzarla facendo prevalere la ragion di Stato e l’interesse economico sui diritti umani. Ce ne parla il nostro Guglielmo Rezza.

MIETITURA DISTOPICA

In Cina, invece, si sono seminate così tante leggi pittoresche che da qualche tempo si raccolgono soltanto frutti distopici. L’ultima ha abilitato l’ormai famigerato Comitato per la Sicurezza Nazionale di Hong Kong. Fra le sue prime conquiste quella di aver autorizzato la polizia ad effettuare raid anche senza disporre di un mandato giudiziario e quella di aver rimosso tutti i libri scolastici scritti da attivisti democratici dalle biblioteche e dalle scuole del paese, per esaminarli e valutare se violino la nuova legge sulla sicurezza nazionale.

La tecnologia non può esimersi dallo stesso maniacale controllo. La polizia ha ordinato alle aziende digitali di rimuovere contenuti o cedere dati personali degli utenti ma Facebook, WhatsApp, Twitter, Google, Telegram, LinkedIn e Zoom hanno fatto sapere che non condivideranno informazioni riguardanti i propri utenti con la polizia di Hong Kong, in nome del diritto delle persone ad esprimersi senza paura per la propria sicurezza o per altre ripercussioni.

Anche ByteDance, proprietaria di TikTok, ha deciso di unirsi a all’esodo da Hong Kong anche se la sua posizione appare più complessa. Il motivo che potrebbe averla spinta ad abbandonare Hong Kong  potrebbe essere controllare indisturbata le proteste e dissidenti per aiutare il governo filo-cinese di Carrie Lam. Questo avvalorerebbe i sospetti del segretario di Stato Usa Mike Pompeo che recentemente ha accusato il social network di essere una quinta colonna del regime cinese.

Ci fermiamo qui, grazie per l’attenzione, buona domenica, alla prossima settimana!

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